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La Magistratura ha smacchiato il giaguaro.

Il primo Agosto del 2013 sarà una data che finirà certamente nei libri di storia. E viene da domandarsi se la figura del Cavaliere (si potrà ancora chiamarlo così visto la condanna ?), sarà quella del martire della patria e/o quella del furbacchione beccato mentre rubava la marmellata. E visto che la storia contemporanea come si sa la scrive il vincitore, tutto dipenderà dalla reazione a questa sentenza che avrà il ceto politico. Dopo il primo Agosto del 2013 non è più consentito a nessuno politico, far finta di non sapere che va ripristinato il prima possibile il corretto equilibrio tra potere giudicante e potere esecutivo. Ora c'è da auspicare che questa ferita aperta, ancora oggi, al di là delle dispute nominali su immunità lodi e riforme del sistema giudiziario, sia sanata. Non vi è dubbio che, come diceva uno storico e uomo politico francese dell' Ottocento François Guizot, «in politica l' abuso dell' immunità è meno lesivo del governo dei giudici». E in Italia, è un dato di fatto dimostrabile, è dal 1993 che il governo dei giudici si intromette e indirettamente paralizza con le sue azioni l'esecutivo del paese. E' arrivata l'ora della responsabilità: è arrivata l'ora di ammettere che abolire l'immunità parlamentare senza aver creato nessun altro contrappeso, è stato un errore madornale. E' arrivata l'ora di dire chiaramente che, l'abolizione della fase istruttoria del processo, ha portato all'allontanamento dal paradigma della contesa tra accusa e difesa per avvicinarsi a quello dell'inchiesta unilaterale da parte dei pubblici ministeri. E' arrivata l'ora di sancire inequivocabilmente che: "affirmanti incumbit probatio", la prova spetta a chi afferma e cioè alla Pubblica Accusa. Così non si può più andare avanti. Bisogna ristabilire il diritto che se l'accusatore, dichiara di non poter provare ciò che afferma, non può obbligare il colpevole a mostrare il contrario, perché, per la natura delle cose, non c'è nessun obbligo di prova per colui che nega il fatto. Fare politica significa decidere, scendere a compromessi, mediare, incontrare e ascoltare tutti e poi legiferare nell'interesse della Nazione. E un politico non può vivere e far politica con la spada di damocle della Magistratura che ogni giorno pende sulla sua testa. Scrivo ciò nella speranza che gli italiani capiscano e non ostacolino un re-equilibrio dei poteri che è il solo sale su cui si basa la nostra democrazia. Andrea Cevasco

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