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Gherardo Colombo e Berlusconi

Gent.mo Direttore, la vicenda riportata dal giornalista Stefano Lorenzetto mi ha riportato alla mente un analogo episodio del quale sono stato testimone in tempi ormai lontanissimi. Si tratta delle elezioni politiche del 1994, l'esordio di Berlusconi in politica. Allora universitario, la sera di lunedì 28 marzo mi trovai ad assistere all’esito elettorale in compagnia a casa di un amico in zona Città Studi (per delicatezza non indico l’indirizzo preciso). Eravamo tra le quindici e le venti persone. Poco prima dei risultati ci raggiunse Gherardo Colombo, amico di vecchia data del padrone di casa, con l’allora sua compagna Alessandra Dal Moro (con la quale si sposerà poi in seconde nozze) e la loro figlioletta appena nata. La scorta rimase ad attendere in strada. Il contesto conviviale e rilassato, molti studenti universitari, era complessivamente orientato a sinistra; diciamo un ambiente ideale per esternare liberamente. Appena annunciata la vittoria di Forza Italia, con mio sommo stupore, Colombo non si limitò però ad esprimere una legittima - trattandosi di un ambito strettamente privato - valutazione negativa riguardo l’esito elettorale, ma si abbandonò ad un incredibile turpiloquio all’indirizzo di Berlusconi; in particolare mi ricordo l’espressione più volte reiterata di “Piduista di m…a”. Per non parlare delle eleganti parole rivolte agli italiani che l’avevano votato. Il peggio poi accadde quando venne annunciata l’elezione di Tiziana Parenti: a quel punto, complice anche un’evidente alterazione determinata dalla consumazione di diversi bicchieri di vino rosso, si scatenò una vera e propria litania irriferibile di improperi ed oscenità all’indirizzo della sua ex collega. Quell’episodio mi confermò (se mai ce ne fosse stato bisogno) quale fosse il reale sentimento ed il ruolo che aspirava a ricoprire una parte ben precisa della magistratura. Del resto, sempre presso l’abitazione di quell’amico comune, nel corso dei successivi tre anni ebbi ancora l’occasione di incontrare Colombo. In tutte le occasioni si espresse sempre in modo aggressivo (oserei dire maniacale) nei confronti di Berlusconi. Del resto nel libro “Il vizio della memoria” viene esposto con innocente limpidezza quale sia il teorema attraverso il quale Colombo interpreta la storia d’Italia e la funzione della magistratura. L’unica volta in cui Colombo che non affrontò l’argomento Berlusconi fu in occasione di un ritrovo presso un locale in prossimità dell’abbazia di Chiaravalle: in quell’occasione Colombo preferì più sanamente dedicarsi al gioco del calcio balilla e del ping pong. Tommaso F.A. Vannini

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