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Ricusazione

Egregio Direttore, mi piaceva l'idea di suggerire alla Vs. redazione una piccante riflessione sulle conseguenze giuridiche del contenuto delle dichiarazioni rese nel corso dell'intervista dal Presidente Antonio Esposito, in merito alla sentenza resa nei confronti di Silvio Berlusconi. Sicuramente non sono il solo, tra gli "addetti ai lavori", ad aver pensato che se un giudice, prim'ancora del deposito delle motivazioni di una sentenza, esterni avuto riguardo il contenuto di dette motivazioni (certamente anche a Lei sarà venuto in mente il testo dell'art. 37 cpp comma 1 lettera b): "il giudice può essere ricusato dalle parti ... se nell'esercizio delle funzioni e prima che sia pronunciata sentenza, egli ha manifestato indebitamente il proprio convincimento sui fatti oggetto dell'imputazione"). E mi interrogavo che se ciò fosse avvenuto a margine del primo o del secondo grado di giudizio, sicuramente, fermo restando la possibilità di ricusare il giudice già in quelle fasi, nel successivo grado di giudizio e certamente davanti alla Corte di Cassazione la questione la si sarebbe potuta trattare e l'imputato avrebbe avuto la garanzia che un giudice (terzo) avrebbe operato un accurato scrutinio sulla questione. Ebbene, lo avrà già intuito, in questo caso ciò che è avvenuto, sotto un profilo giuridico, è di assoluta e di estrema gravità: da un punto di vista umano, sa io ho riflettuto, e credo sia il classico caso dell'eminenza grigia che al termine della sua carriera si aggrappa all'ultimo stralo di notorietà, consapevole che non avrà più altra occasione per raggiungere la fama mediatica (emulando, diciamolo, di fatto il Cavaliere...). Ma il richiamo ad un atto umano comprensibile, ma non giustificabile ovviamente, voleva porre nel giusto risalto l'altra circostanza di estrema ed inaudita gravità. Successivamente all'intervista-smentita-replica tra il Presidente Esposito e la redazione de Il Mattino, la Cassazione (personificatasi dall'oggi al domani, a guisa di "colui che tutto move") afferma che quanto accaduto non inficia la validità della sentenza. Caro Direttore, mi scusi, ma sono io che sono eccessivamente tignoso oppure anche Lei concorda con me sul fatto che è inaudito che l'Organo che emana una sentenza definitiva possa autolodarsi ovvero autoaccreditarsi la validità e la legittimità di una decisione, con la consapevolezza che varcata la porta del Palazzaccio la giustizia umana termina e rimane solo quella di "colui che tutto move". Diciamoci le cose come stanno questo è un pasticcio vero e proprio che coinvolge intimamente tutte le istituzioni repubblicane più autorevoli (Corte di Cassazione, CSM, Presidenza della Repubblica, Senato della Repubblica...) che ne escono assolutamente logorate. Caro Direttore, quindi, ricusiamo questo birbantello di un giudice, casomai con un bel testo in dialetto napoletano, sicché non sorgano equivoci o risibili smentite. Buon lavoro

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