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POLITI-CANTI

Benigni tu Roberto mai ‘l Guiscardo son secoli che mentre fai l’attore ti butti simil gatto sopra ‘l lardo per dire e dare tocchi di colore. Son tocchi misturati ‘n gran furbizia, giacchè son pennellati da una mente su ‘n pubblico seduto in gran letizia facendolo apparire intelligente. Son tocchi però pure malandrini, chè di malignità ingravidati, appaiono appena birichini quando sono invece indiavolati di rosso pitturati sotto sotto, proprio quando ‘l candor della Commedia ti rende celebrato come dotto dallo spettatore in su la sedia: ti metti a cinguettar di becco buono di tutto un ardimento arrosolato che quell’infiammo ti guadagna ‘l trono d’allori e di baiocchi ben premiato. Sì, certo è tutto d’oro ‘l tuo talento di guitto, capocomico ed artista ma l’Opera di Dante col suo accento non puoi mescolarla a la rivista; e ‘nvece tu lo fai vile d’un Berto, mentre prendi le lodi per l’impresa e cingi lo tuo capo con il serto, ruinando la Commedia… con l’offesa. Ahi, come mal s’accorda irriverente l’immagine che porti in fra la gente, che rossa ti osanna il gran Benigni e neutra t’appella il gran Maligni !

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