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Aliquote immorali

Egregio Direttore, sinceramente sono stufo di questi luoghi comuni, che di solito appaiono su altri giornali, ma qualche volta anche sul vostro. Leggo nell’articolo di Giampiero Mughini su Libero di oggi 8 agosto 2013 “Non penserete neppure per un attimo che un professionista metta in chiaro ogni euro del suo reddito, sul quale pagherebbe qualcosa di vicino al 50 per cento di tasse”. E invece sì! Io faccio il professionista e, per il semplice fatto che i miei clienti sono tutti società (le quali, a loro volta, hanno bisogno della fattura per dedurla), metto in chiaro ogni singolo, sudatissimo, dannatissimo euro del mio reddito. E, a conti fatti, tra irpef, irap, cassa, e altri balzelli vari, pago ben più del 50 percento. Siamo vicini al 70%. E con quello che avanza, faccio i salti mortali per mantenere i miei quattro figli e mandarli a scuola (spesa questa, ovviamente, non deducibile). Sono stupido? Forse. Sono onesto? Boh. Sono costretto? Sì. E’ un’indecenza che le aliquote rimangano così alte perché “tanto nessuno le paga”. E i poveri deficienti che invece le pagano? Devono crepare? E’ così che l’Italia ricompensa i cittadini migliori? Anche io, come dice Mughini, non piangerei se arrestassero quel tizio che si dichiara nullatenente e ha lo yacht. E invece il Fisco se la prende con noi che, dopo aver fatturato, dichiarato e pagato ogni singolo euro, poi magari una volta versiamo l’iva o la cassa con 3 giorni di ritardo e dobbiamo pagare centinaia di euro di sanzioni varie. Il punto non è giustificare o accusare chi evade (tanto o poco). Non è fare i moralisti o i giustificazionisti. Il punto è che, quando le aliquote sono talmente alte che uno deve pagare più allo Stato che alla sua famiglia, sono le aliquote e lo Stato ad essere ingiuste e immorali, e vanno cambiate e abbassate. Cordiali saluti. Un professionista (onesto e fesso) di Milano.

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