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A proposito di sprechi e privilegi (all'estero)

Caro Direttore. Il nostro Paese sta attraversando una delle fasi più drammatiche dalla sua fondazione, in cui non solo non esiste una visione comune del bene pubblico, ma si assiste ad un arroccamento su privilegi da ancien regime che di fatto bloccano ogni tentativo di riforma. Chiamiamole lobby, corporazioni, gruppi d’interesse, ma il risultato è lo stesso: salvaguardare i cosiddetti “diritti acquisiti” a scapito dell’attuale (e future) generazione; è disarmante constatare come un Paese in cui sono confluite le più nobili ispirazioni politiche, filosofiche e culturali di matrice cattolica, socialista, liberale e comunista si sia arreso al cancro dell’egoismo. Lavoro da precario (e con stipendio misero) in una rappresentanza consolare estera e mi sembra doveroso rendere nota all’opinione pubblica italiana una pratica frequente di cui si avvalgono molte persone con passaporto italiano, solitamente ereditato grazie alla generosa quanto stupida legge sulla cittadinanza in vigore del nostro Paese (quasi un unicum a livello europeo). La pratica prende il nome di “riscatto totale” dei contributi previdenziali presso l’INPS, secondo cui anche un cittadino che non è MAI stato in Italia, né per lavoro né per turismo, quand’anche non vi fosse nemmeno nato, può richiedere ai patronati esteri dei Paesi non convenzionati con L’INPS (quasi tutti) il riscatto degli anni di lavoro MAI svolto! Mai svolto in Italia, per la precisione. E con la complicità di (alcuni) sindacati, che di prestano a dissanguare le finanze pubbliche e le tasche degli onesti contribuenti italiani per regalare soldi a degli spregiudicati. La tecnica è semplice: mi rivolgo ad un patronato (meglio se CGIL), presento le ricevute di pagamento all’ente previdenziale dello Stato straniero e presento la richiesta di riscatto integrale del lavoro estero all’INPS; quest’ultimo calcolerà l’onere sulla base del reddito presunto percepito specularmente da un omologo lavoratore italiano. Dal momento che, in generale, vi accedono categorie con stipendi locali modesti, l’onere si aggira sui 20-30 mila euro per il riscatto dei 20 (VENTI) anni necessari per riscuotere il trattamento d’ anzianità; e se il soggetto è già in pensione? Che importa, ne percepirà ovviamente due, ma a costo zero, visto che incasserà anche gli arretrati che copriranno in buona parte il dispendio per il riscatto! Spero che il mio sfogo dia motivo di riflessione ai legislatori e dia un elemento in più all’opinione italiana sulle sacche occulte di privilegio che si annidano nella società italiana. Cordialmente.

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