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Da Cittadini a sudditi

Da cittadini a sudditi Vedo l’abbattimento del segreto bancario come l’ultimo esempio entro una tendenza assai grave. Si smontano, uno dopo l’altro, principi fondamentali della civile convivenza sull’onda emotiva di grandi emergenze o urgenze. Ch’io ricordi il “patriot Act” USA fu il primo brutto evento della serie. Carcere a Guantanamo compreso, segnò un inversione di tendenza per la civiltà occidentale, un cambio d’era. Ricordo che con quell’atto si sancì per la prima volta formalmente il diritto del governo di abbacchiare in concreto livelli di privacy e libertà fondamentali di pensiero ed opinione, in nome di un emergenza, innegabile, come la lotta al terrorismo. Ciò accadde nella democrazia simbolo del nostro mondo, con effetti emulatori catastrofici. Quell’evento ruppe l’incantesimo di un blocco di popoli tendenti sino ad allora sempre e comunque all’affermazione ed al consolidamento di diritti e principi di libertà irrinunciabili, dignità e diritti dell’individuo, democrazia, liberalismo, una faticosa etica laica, etc. Dopo secoli di lenta “costruzione” del nostro modello di dignità individuale, dopo l’affermazione del concetto di stato emanazione della pluralità dei “Cittadini”, l’affermazione della centralità dell’individuo rispetto alla dominanza di caste o gruppi, per censo, nascita e così via, con la “scoperta” e la condivisione di intiere categorie di diritti, dopo le convenzioni internazionali sui diritti dell’uomo, Costituzioni che sanciscono il diritto alla felicità, dopo il tentativo di costruire “burocrazie” garantiste ed egualitarie, dopo il tentativo biascicato di esportazione della democrazia siamo oggi in pieno riflusso. Grandi economie emergenti “orientali” mettono in discussione il modello d’efficacia decisionale della democrazia occidentale, ma ponendosi un problema di riefficentizzazione delle democrazie, garantiti i diritti fondamentali, operiamo invece nella direzione opposta. Incriniamo il patrimonio di diritti fondamentali senza neppure incidere sull’efficacia decisionale delle nostre democrazie nella competizione economica “globale”. Gli stati occidentali esorbitano o travisano o tradiscono in vario modo il ruolo che per loro si era faticosamente definito. Alcuni stati e tra questi purtroppo il nostro, generano oggi, senza incontrare opposizioni, norme che riportano inesorabilmente l’individuo da cittadino a suddito. Viene meno un filo conduttore virtuoso e vigile. Vedo invece personalmente un filo comune e sporco tra Patriot Act, il generare un problema come quello degli esodati mancando il rispetto di accordi presi, il non pareggiare a scomputo tasse e crediti verso la pubblica amministrazione, il far pagare una crisi bancaria ai correntisti piuttosto che ai soci o ai rispettivi gestori di banche a Cipro, il ritassare con patrimoniali beni e case acquistate con reddito netto da tasse già esose, la realtà di una carcerazione “preventiva” ma già concretamente punitiva, il tassare le imprese indipendentemente da una loro redditività, l’intercettare conversazioni quasi a caso, sperando di ottenerne notizie, di reato o semplicemente di immorale condotta; l’accettare che si sovra tassino categorie professionali nella presunzione di una generale tendenza all’evasione “di categoria”; l’autoproteggersi di una macchina statale e di una casta annessa, sovradimensionate, inefficienti, figlie d’un epoca passata e chiusa in cui era economicamente tollerabile farne elementi pur parassitari di redistribuzione della ricchezza, lo spingerci a porre scatole nere nelle nostre auto ed essere così monitorati, magari in futuro retroattivamente come inusitatamente oggi si usa pure, sottoponendoci a controllo fiscale per aver frequentato luoghi di fiscal perdizione, Cortina o Taormina per i padani, o a verifica fiscale per abitudini a spostamenti in auto “giudicabili” inappropriate, infine il porre alla berlina mediatica cittadini benestanti sol perché impegnati in politica, non solo in Francia, pubblicandone i patrimoni, o consentire a burocrati di interrogarci sulle modalità di impiego delle nostre carte di credito, addirittura spiare se apriamo o chiudiamo cassette di sicurezza. Ciascuno di tali atti trova una forte e comprensibile giustificazione ufficiale nell’esigenza di salvare le banche o di contrastare il malaffare o il terrorismo o la corruzione, di combattere una evasione fiscale criminale e così via. Ma pilastro della faticosa costruzione della nostra civiltà giuridica è che emergenze, urgenze e ragioni pur gravi non debbono condurre ad accettare lo svellimento di diritti e principi fondamentali. Oggi invece sovrapposizione e velocità degli eventi impediscono sistemicamente ogni largo dibattito in merito a decisioni oggettivamente pericolose, persino quando del tutto e con evidenza improprie. Nella contingenza attuale non v’è tempo d’organizzare larga discussione, tantomeno risposte d’opinione efficaci. Di scorciatoia in scorciatoia vedremo cadere principi fondamentali, e finiremo con il rilegittimare persino la pena di morte. Cerco di immaginare, cerchiamo di immaginare, percorsi di attivismo generale che possano ricondurci ad un sentiero di civiltà. Pierluigi Biffo

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