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Una ricetta di top management

Racconto per l'estate. Una ricetta di top management, o altrimenti “tutto come sempre” La fedelissima cassiera della multinazionale americana YPP fu incredibilmente sorpresa a rubare la cassa. In realtà, Elsa Lado, questo il nome di una signora di mezza età, single, era una impiegata da oltre 15 anni nella filiale italiana del gruppo YPP, già molto prima dell’acquisizione e delle 3 fusioni subite. Elsa, nonostante i numerosi passaggi di proprietà dell’azienda, non aveva mai cambiato abitudini: usciva al mattino dalla propria modesta abitazione del paesino di Quintavalle a 3 chilometri dalla fabbrica, saliva sulla fiat punto color marrone e “badg-ava” alle porte del cancello tra le 8:00 e le 8:13 a seconda delle condizioni metereologiche, della pioggia o del sole. La signora Elsa era mora, dai lineamenti sottili e dal fisico longilineo, apparteneva ad una famiglia illustre del paesino dove la grande multinazionale aveva realizzato uno dei più grossi impianti produttivi di caramelle del mondo. Elsa Lado indossava un paio di occhiali, di marca, che nascondevano gli occhi neri, sottili, timidi e spesso imbarazzati, schivi allo sguardo anche dei suoi più affezionati colleghi, vestiva in maniera sobria e, anche se dir rado, sapeva regalere un bel sorriso che mai avrebbe potuto rivelare una condotta criminosa perpretata negli anni. Verso la fine dei giorni freddi di un febbraio del 2005 era in corso un audit interno all’azienda ed il Dottor Geronimo, attento uomo di finanza, notava alcune differenze di colore di penna in alcune ricevute. Incuriositosi scoperchiò così un “Vaso di Pandora” innescando reazioni a catena che mai avrebbe potuto immaginare, nonostante la sua anzianità aziendale. Il Dottor Geronimo riportava direttamente al capo dell’internal audit, Mr Bill Smith, seduto su una poltrona di pelle al 35° piano della V Avenue di New York dove la multinazionale aveva il proprio quartier generale. Dai documenti contabili emerse, ad una prima analisi, una falsificazione di ricevute per circa 50.000 euro ma non era tutto. Le ricevute erano completate solo ed esclusivamente dalla Signora Lado che quindi le archivivava con ordine e successivamente accedeva alla cassaforte per prelevarne il corrispondente contante. Il Dottor Geronimo fece subito un rapporto che cadde sotto l’attenta analisi dei vertici aziendali, il responsabile legale, Avvocato Maccalia, il responsabile del personale, il responsabile amministrazione e finanza, Dottor Pecora, e soprattutto l’amministratore delegato e presidente Ing. Saggi; questi, in men che non si dica, relazionò il board d’oltreoceno ed immediatamente le schiere di persone coinvolte sul caso si raddoppiarono: anche a livello di corporate entrarono in gioco i rispettivi direttore legale, il capo dell’etica e compliance, Mr De Lorenzi, capo delle investigazioni o altrimenti internal audit. Il panico pervase gli uffici al 35° piano, la scienza ed esperienza di top managers di alto livello era tenuta a scacco dalla signora Elsa, del tutto ignara, che tra l’altro, per diversi motivi, da alcuni mesi era stata trasferita ad altro dipartimento. Come una navicella in mezzo alla tempesta l’ing Saggi ed il Dotto Pecora erano in dubbio se prestare attenzione alle indicazioni del direttore legale di procedere ad una denuncia alle autorità, che apparivano però troppo semplici e riduttiva per l’approccio di top level managers alla loro stregua, allarmarsi per il rischio di un contenzioso col lavoratore paventata dello stesso Maccalia e dal direttore del personale, o piuttosto concertare strategie di approccio valutando, come insegna la logica manageriale, profittabilità ed efficienza. Come per magia le schiere di interessi coinvolti sul caso si triplicarono: su suggerimento del top management dell’azienda, essendo il caso oramai fuori dalla possibilità di controllo, si decise di far intervenire avvocati ed esperti di diritto del lavoro i quali, essendo il caso fuori dalla possibilità di controllo, suggerirono di far intervenire esperti di diritto penale di procedura penale, i quali, essendo il caso fuori dalla possibilità di controllo, suggerirono di fare intervenire esperti consulenti fiscali e di finanza internazionale. La ricetta era completa, una manciata di top managers locali, una spolverata di membri del board d’oltreocenao, un pizzico di giuslavoristi, una noce di penalisti e professori processualisti doc, il tutto su un letto di finanza e fisco. Infornare per qualche mese. Eravamo rimasti alla “povera” Elsa, “povera” si fa per dire visto che in tre anni con l’artificio delle false ricevute aveva triplicato il proprio salario annuo, per lo meno, stanti le risultanze del Dottor Geronimo. Elsa si vide recapitare una lettera da parte del direttore del personale tramite la quale veniva invitata a presentarsi per rendere chiarimenti su alcuni movimenti contabili di quegli anni. Con la sola voce fuori dal coro del direttore legale, tutti si trovarono d’accordo nel procedere all’interrogatorio in azienda di Elsa, la quale, chiamata nell’ufficio dell’amministrazione, dove un tempo prestava servizio, reagì muta e impassibile, pallida e imbarazzata, a fronte di generiche richieste di chiarimenti da parte di alcuni personaggi contabili e di finanza. Dopo una dozzina di conference call, mails, pareri e pareri legali, la società scoccò la freccia che colpì Elsa al cuore, le si chiedeva ragione dell’ammanco di 50.000 euro occorso durante il periodo di gestione di cassa, sotto il suo diretto controllo. Non passarono che pochi giorni ed il postino del paese recapitò una raccomandata che finì nelle mani del direttore del personale, Dottor Stridolini, e che con una certa preoccupazione si accinse ad aprire la busta. Stridolini era uomo preciso, non aveva mai sbagliato, era sempre al top, ineccepibile sia nel vestire che nell’incedere, figuriamoci nell’operare e nell’aprire quella busta aveva già in mente la successiva evoluzione ed ogni imprevisto era sotto controllo e preventivamente calcolato. L’unico imprevisto, comunque prevedibile, era che la signora Lado avanzasse pretese di risarcimento danni per uno stato di salute pregiudizievole come conseguenza dell’episodio dell’interrogatorio occorso in un giorno di primavera nelle stanze degli uffici amministrativi. Avrebbe infatti potuto strumentalizzare l’episodio per sostenere di essere stata costretta a prendere delle decisioni non volute sotto pressione e minaccia, rassegnare le dimissioni, confessare responsabilità a lei non imputabili, per lo meno in via esclusiva. Il contenuto della lettera sfidava e spiazzava però anche la ultradecennale esperienza de dottor Stridolini, conteneva le dimissioni di Elsa – e questo gli fece tirare un sospiro di sollievo - ma non solo, conteneva anche un assegno di 50.000 euro intestato alla YPP ed era scritta da un avvocato che si rammaricava per conto della cliente di un comportamento superficiale e scarsamente avveduto in cui la cliente si era, suo malgrado, inspiegabilmente ritrovata, durante gli anni della contestazione. Lasciava intravedere che le azioni od omissioni a lei imputate potevano essere conseguenza di un condizionamento subito da altri colleghi d’azienda presenti e non più presenti al momento della contestazione, da vertici dell’azienda così come da colleghi di pari livello. Nel frattempo, i consulenti dei consulenti dei consulenti ed i top executives del gruppo avevano deciso di rinnovare in maniera più approfondita le indagini del Dottor Geronimo, penetrando nelle mails di tutti i dipendenti, dirigenti e impiegati, con motori di ricerca sofisticatissimi, gli americani di Wikileaks non scherzano affatto in materia, questa operazione sarebbe costata all’azienda otre 100.000 euro ma l’idea di recuperare tutta la refurtiva “senza alzare polverone in paese”, come sostenevano ponderatamente dall’Ing. Saggi e il Dottor Pecora, appariva conveniente e a loro avviso giustificava della spesa incorsa. Fecero immediatamente eco i top managers americani. La società di consulenza Y&K però finì col complicare le cose. Da una attenta analisi delle mails, delle risultanze contabili e delle ricevute, appurarono che l’importo sottratto nel corso dei tre anni non si limitava alla somma contestata ma si raddoppiava, inoltre apparivano falsi acquisti di merce di cancelleria di oltre 100.000. La somma rubata con l’aggravante dell’approfittamento della funzione di amministratrice di cassa, nel corso degli anni 2005-2008 era di complessivi 200.000 euro e ciò che apparve probabile al team di partners, associates e consulenti della Y&K era che probabilmente la signora Elsa non era stata sola ad operare. Eugenio Maccalia, il direttore legale era fermo sulla propria posizione di procedere ad una denuncia all’autorità e nonostante l’età, l’esperienza e la formazione ad alto livello ricevuta, non riusciva a suggerire altro che sempre la solita denuncia all’autorità di pubblica sicurezza. Ovviamente ciò appariva riduttivo a tutte le risorse coinvolte e soprattutto non assicurava il recupero della intera somma dedotti ovviamente i 50.000 euro incassati. La restituzione di quella somma versata a non si sa ben quale titolo, e soprattutto l’accettazione di quella somma da parte dell’azienda, aveva generato a sua volta tutta una serie di problemi fiscali a catena: infatti non esistendo alcuna denuncia all’autorità ma essendo l’esito delle indagini ancora riservate e confidenziali a solo uso interno, tutti i contabili e finanziari del gruppo, nonostante l’esperienza e la supervisione del dottor Pecora, non riuscivano ad inquadrare e giustificare una posta del genere. Mancando inoltre la denuncia ma essendo oramai nota internamente la falsità delle poste contabili relative ai movimenti di quegli anni sorgevano anche dubbi sulla regolarità dei bilanci. Serpeggiavano intanto alla macchina del caffè tra i dipendenti le prime dicerie e fantasie sulla scomparsa improvvisa della Signora Elsa. Continuavano le call, i pareri e le riunioni ma il caso sembrava complicarsi anzichè risolversi ed i costi, tra la consulenza della Y&K e di professori e avvocati, oltre che i costi interni, avevano raggiunto multipli della somma rubata. Inoltre la facilità con cui erano stati restituiti i 50.000 aveva fatto sorgere il sospetto che la somma fosse stata inviata ad Elsa per tacitarla e evitare che un interrogatorio facesse emergere nomi di altri complici e correi del disegno criminoso iniziato forse nel 2005, cessato forse nel 2008, limitato forse a furti di cancelleria e danaro. Passarono i mesi ma tra giugno e luglio non vi furono altri colpi di scena. A luglio il congresso di professori ed avvocati, dotti medici e sapienti, top managers e dirigenti ideò un incontro con Elsa e l’avvocato di lei. L’incontro fu disastroso, Elsa fu colta da attacco cardiaco e l’ambulanza a sirene spiegate la caricò sul portone della fabbrica del piccolo paese di Quintavalle e la portò in codice rosso al pronto soccorso più vicino alla più grande fabbrica di caramelle conosciuta al mondo. EPILOGO Dopo alcuni giorni Elsa fu colta da una sindrome depressiva e una sorta di follia irreversibile la regredì allo stato di una fanciulla piena di allegria: strappandosi le vesti danzava e correva nel parco della casa di cura dove era stata ricoverata gridando ad alta voce ed in maniera sconfusionata i nomi di persone, mescolando vecchi dipendenti con Maccalia, Pecora, Geronimo, Stridolini, Saggi e cantando motivetti irriverenti. Dipingeva storie di ville e auto di lusso, aeroplani e jet privati, cene luculliane, raccontava di una flotta di Ferrari giunte alle porte della fabbrica con cascate di petali di rosa, fontane e giardini botanici realizzati per accogliere i manager provenienti da ogni paese. Erano state ammazzate tutte le mucche grasse del villaggio ed il frutto che la terra intorno al villaggio produceva generosamente, era diventato introvabile. Raccontava che ad ogni furto di materie prime, essenze e zuccheri dalla fabbrica venivano convocati dei meeting del board e frotte di managers giungevano dall’america. Andava cantando per tutta la durata di queste riunioni fintanto che questi personaggi erano ospitati presso l’azienda, sulla catena di produzione, anzichè caramelle, scorrevano fiumi di pesce e carne prelibata, nei circuiti al posto dell’acqua vino, birra e champagne da tutto il paese arrivavano a nutrirsi gratuitamente, famiglie di disoccupati, senza casa, uomini e donne di ogni età; per ogni bambino pacchetti di caramelle a volontà. Il capo dei capi degli executive riuniti nel palazzo di cristallo del 35° piano del grattacielo di New York decideva di procedere a denunciare alla polizia Elsa Lado per truffa aggravata chiedendone l’interrogatorio per scoprire i veri complici del disegno criminoso che aveva messo in ginocchio la multinazionale con un ammanco di 200.000 oltre 500.000 euro di spese di consulenza e un procedimenento del Ministero delle Entrate per evasione fiscale. La borsa non riuscì ad assorbire il colpo e l’azione della YPP precipità a livelli drastici. Si riprese solo l’anno successivo quando la genialità del direttore della ricerca e sviluppo decise di lanciare sul mercato un nuovo prodotto che conquistò il mercato e tutt’oggi ineguagliabile in termini di profittabilità e successo. La caramella “Lado” è oggi ancora la più consumata nel paese e nel mondo. Rudy Laccai Ogni riferimento a fatti e persone realmente accaduti è puramente casuale.

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