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Seicento autisti di autobua all' azienda amat del comune di palermo con parenti disabili

Rischia di diventare un caso nazionale: 600 dipendenti dell’Azienda municipale per il trasporto pubblico, l’Amat di Palermo, possono restare a casa quando e come vogliono, senza dovere dare conto ad alcuno e senza preavviso: usufruiscono del diritto di assentarsi, previsto dalla legge 104, e non c’è santo che possa costringerli a tornare in servizio. Sicchè capita abbastanza frequentemente che una parte del parco automezzi dell’Amat rimanga inutilizzato ed i cittadini di Palermo non possano servirsi dei bus pubblici. Il dirittto degli autisti con congiunti disabili “vuole” il diritto dei cittadini al servizio pubblico di trasporto? Gli autisti dell’Amat usufruiscono generosamente di un altro diritto, riconosciuto dalla legge a tutti gli elettori: rappresentare una lista elettorale nei seggi durante le giornate designate per il voto e per lo spoglio. Siccome i partiti si fidano degli autisti dell’Amat, un numero considerevole di autisti viene nominato rappresentante di lista. Anche in questa circostanza il sacrosanto diritto, sancito dalla legge, alla vigilanza del voto, priva gli utenti del servizio pubblici del capoluogo siciliana, dei loro autobus urbani. Sono così tanti i dipendenti dell’Amat impegnati nelle procedure di voto che gli automezzi, in numero significativo, restano nel deposito. Il servizio pubblico viene messo in crisi tante di quelle volte che l’Amat di Palermo si è guadagnata sul campo l’immagine dell’azienda meno affidabile di Sicilia, forse non solo. Le leggi che permettono le assenze dal servizio sono “episodi” di civilta’ legislativa, l’uso che ne viene fatto pone qualche domanda, è l’altra faccia della medaglia. Seicento autisti con congiunti disabili sono un esercito. Sono troppi. Un numero così alto meriterebbe un’attenta analisi, un controllo oculato ed un monitoraggio costante della “fruizione” dei permessi. La nomina di rappresentanti di lista, in numero cosi’ alto, richiederebbe un energico richiamo all’etica della responsabilità, che non può lasciare fuori nè la politica, nè le istituzioni, nè le rasspresentanze sindacali. Alla base di un rapporto di lavoro, un qualsiasi rapporto di lavoro fra datore e dipendente, deve esserci la lealtà. Nel caso di un servizio pubblico, accanto alla lealta’, c’è un diritto da rispettare, quello dei cittadini di usufruire di un servizio che magari hanno pagato in abbonamento. Il direttore dell’Amat, Pasquale Spadola, al quale Repubblica ha chiesto conto dei bus rimasti in deposito durante le vacanze ferragostane, ha spiegato che l’Amat subisce queste emergenze a causa della 104, la legge sui permessi agli autisti che hanno congiunti disabili. “Piu di una volta è capitato che in concomitanza con un ponte si registrasse un boom di assenze”, ha detto come se stesse dando conto della normalità. “Abbiamo tentato di calendarizzare le richieste, chiedendo ai dipendenti di avvisarci un mese prima, ma non ha funzionato, perchè la legge consente al beneficiario di usufruire di tre giorni di assenza retribuiti quando vuole e senza preavviso”. Perciò non c’è niente da fare? Il direttore allarga le braccia e l’amministrazione comunale si volta dall’altra parte davanti alle vacanze ferragostane degli autisti legittimate dai permessi utili per accudire i parenti disabili? L’Amat ha i conti in profondo rosso: dieci milioni di debiti d’esercizio con gli istituti di credito, 40 in totale. Sarebbe sorprendente se le cose stessero diversamente, in un contesto così fatto. Se Leoluca Orlando il sindaco lo sa fare, è bene che lo dimostri, almeno in questa circostanza. Ogni tanto fare la voce grossa non fa male. Anzi.

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