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Lettera aperta al Presidente della Repubblica del 19 agosto 2013

Ill.mo Signor Presidente della Repubblica, quale semplice cittadino che si è sempre sforzato di rispettare la vita altrui, quand’anche la stessa fosse stata di infimo livello delinquenziale, trovo aberrante la canea di presunti moralisti liberatasi dal guinzaglio dopo la sentenza della Cassazione nei confronti del Sen. Berlusconi. Devo, altresì, constatare con rammarico che nel corso degli ultimi anni si è lavorato parecchio di fioretto da parte di tutti, quando sarebbe stato necessario intervenire a colpi di scimitarra proprio per prevenire lo sbocco nefasto, cui si è pervenuti con la citata sentenza. A ciò si aggiunga che ormai da tempo anche la gran parte dei giornalisti, che dovrebbero garantire una informazione corretta, hanno quasi terrore di scrivere alcunché dei magistrati, limitandosi con veli ipocritamente pietosi a lisciare loro il pelo per il verso giusto o quanto meno a non inimicarseli, riproducendo in tal guisa il nefasto regime immortalato nel film “La vita degli altri” e quello da me vissuto a Bucarest negli anni 1970 e 1971, allorquando qualche amico rumeno, quasi fiutando la presenza di uomini della Securitate tra la folla, si stringeva al mio fianco, facendomi penetrare nella carne il suo terrore di finire da innocente nelle loro mani. Timore che si ritrova emblematicamente, ma con ben altra miserrima valenza, nel pavido Pippo Baudo, allorché fece dal video gli auguri di compleanno ad Enzo Tortora in carcere “nel pieno rispetto della magistratura”. Lei, Signor Presidente non ha mai percepito nel corso di questi lunghi anni tale forma di inquietante paura da parte della gente nei confronti della giustizia ? Si è mai posto il problema di quanto devastante sia tale paura nelle persone semplici che, pur avendo rettamente operato nella vita, si possono trovare facilmente invischiati per interessi altrui in guai giudiziari, per i quali lottare è un inutile dispendio di energie, essendo l’attuale istituzione giustizia un autentico muro di gomma unidirezionale ? Proprio in tale settore della giustizia, dove vanno a confluire le speranze di tanta povera gente per ottenere quello che un sistema di vita quotidiana privo di valori molto spesso nega loro, è possibile osservare con disgusto un manipolo di magistrati che riesce a tenere in scacco ed a prevaricare la gran parte dei colleghi, i quali hanno, tuttavia, non meno colpe per il loro annoso atteggiamento di distacco che favorisce ed alimenta l’abietto operare del suddetto manipolo. Ed infatti, il tenersi ai margini delle problematiche interne da parte della maggioranza silenziosa dei magistrati è la linfa da cui trae nutrimento quel ristretto gruppo, al quale è concesso, quindi, di infiltrarsi come un cancro in tutti i posti chiave e di concedere di tanto in tanto a taluno della collegata e pur distante manovalanza intellettuale della suddetta maggioranza qualche strapuntino: beninteso, solo se non abbia intralciato nel tempo i loro perversi disegni. Purtroppo, a gran parte della suddetta maggioranza è mancato finora il coraggio di imporre con virulenza la propria libertà, difficile da ottenere e più ancora da preservare, preferendo ancorarsi al falso approdo offerto da qualche gruppuscolo corporativo, pur di mantenere o incrementare gli attuali privilegi: ben misera e triste cosa al cospetto di vite infrante irrimediabilmente con l’atteggiamento tipico delle tre scimmiette: ”Non vedo, non sento, non parlo”. Per concludere, Signor Presidente non crede che eliminare con ogni mezzo qualunque parvenza di paura tra la gente nei confronti della magistratura sia costituzionalmente prioritario rispetto a qualsivoglia altra esigenza, che necessariamente deve seguire e non precedere il rispetto altrui e, quindi, la democrazia ? Con deferenza. Antonino Gattuso

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