Cerca

Fine agosto tra bombe d’acqua naturali e gavettoni del governo

La discussione nazionale si snoda intorno modeste contingenze, promesse elettorali, all’agibilità politica del Cav. Berlusconi. Il rifinanziamento breve di ammortizzatori sociali, alcuni tra gli esodati, la revisione delle tasse comunali a partire dall’abbattimento – sospensione dell’IMU, patrimoniale oggettivamente folle, ma destinata forse anche nelle formulazioni future a rimanere non proporzionata al reddito netto dei cittadini, e così non da tutti sostenibile su anni consecutivi. Menzione speciale: in “autocontrotendenza”, il 30 agosto 2013, tal Bersani si è espresso addirittura in pubblica intervista (raitg24) contro l’idea di cautelare la proprietà diffusa della casa e degli immobili, sostenendo che “d’altra parte, è scritto che la Repubblica si fonda sul lavoro e non sugli immobili”. Original pensiero: immobili di pregio, o in zone “di pregio” dovrebbero continuare ad appartenere solo a chi abbia un alto reddito potendovi così pagare pur esose tasse patrimoniali. Ne serpeggia quanto meno una strana idea di società, classista all’inverosimile. Nel complesso la discussione nazionale si snoda tra rigurgiti scomposti di veterocomunismo, o palliativi e maquillage al mostro che ci addenta. Tornando alle prospettive, rileviamo appena che un governo d’emergenza costituisce l’occasione irripetibile per la intrapresa di cambiamenti sostanziali entro una società gravemente quanto insostenibilmente statica, quale quella italiana d’oggi. Lo strumento di una tale praticabilità è un patto di muta e non protagonistica condivisione delle decisioni sin dalla loro programmazione. Il carico o lo scarico di responsabilità di questi giorni dichiara per l’attuale esecutivo la natura di governo di dialettica “normale”, di compartecipazione in ordinaria competizione politica. Ma stante il livello del dibattito e delle prospettive in atto, è ineluttabile un arretramento, una rinunzia al nostro modello di civiltà e di progresso sociale: welfare, riduzione degli orari di lavoro, consumi in servizi, svaghi, consumi non primari, investimenti in crescita culturale generalizzata, nell’incremento di un più alto livello di “civiltà”, sono possibili se a ciò si dedicano risorse, se si può caricare il sistema di quei costi senza abbassare la propria competitività al di sotto della sufficienza. Se confrontiamo realtà e necessità dobbiamo prima di tutto riconoscere il mostro, nella abnorme espansione per la macchina pubblica del ruolo di pura redistribuzione della ricchezza, e in una sua distribuzione prevalentemente parassitaria. Spesa pubblica è “da mò” acquisito sinonimo di stipendifici, di ruberie nelle forniture, superstipendi e super pensioni nelle p.a. e nel parapubblico, di caste autoreferenziali improduttive. Dovendo allora ammettere che un efficentamento della spesa e dell’occupazione, mai più di puro sussidio, è condizione prima ed unica per l’incremento del valore aggiunto nazionale, vale a dire per una competitività generalizzata per le produzioni nazionali, dobbiamo riconoscere che il governo, pur nominalmente d’emergenza, unica speranza contro un declino progressivo incipiente, si muove scompostamente e specificamente in direzione opposta. È opposta la direzione, quando ad esempio ipotizza nuovi ausiliari del traffico per la compilazione dei CID, o si muove in direzione impropria rispetto all’obiettivo quando focalizza su una rimodulazione, pur assolutamente necessaria, del gettito fiscale (IMU, etc). Per sintesi esemplificativa estrema: si ad asili nido, che consentono alle nuove famiglie di dedicarsi serenamente anche al lavoro. No ad ausiliari del traffico dediti alla compilazione dei CID o al rispetto delle strisce blu da cui parassitano banalmente lo stipendio. Si a burocrati ed enti locali di supporto e pur filtro all’iniziativa privata. No a burocrati di puro attrito al fare, o di pura nullafacienza o peggio. Arrendiamoci: continuare a credere in un futuro per la civiltà Italica è possibile se si riduce o annulla l’area del parassitismo, e se si mobilita l’occupazione e tutta la spesa, su attività o infrastrutture capaci di generare direttamente o indirettamente valore aggiunto entro il sistema e così alle produzioni nazionali. Non si esce certo dalla crisi predisponendosi all’esproprio di massa degli immobili di cittadini morosi sull’IMU, neppure per le seconde case. Sembra in tutto ciò che si speri di poter guadare la crisi, in parte oggettivamente artificiosa ed esogena, senza mettere mano ai problemi essenziali del paese, (inefficienza della spesa pubblica in primis) profittando solo dell’andamento ondivago, forse del temporaneo riflusso, cui sono soggette pure le condizioni, esogene, che ne hanno determinato l’instaurazione. Governo di emergenza, assunzione di decisioni bipartisan in linea con indirizzi imprescindibili, l’opportunità di finalmente agire. Potremmo esserci finalmente. Invece la situazione e la discussione in atto sono manifestazioni non inquietanti ma propriamente drammatiche di una strana distrazione, o di una carenza di dignità e responsabilità istituzionale di tutto il personale politico. L’Italia si muove, ma senza una robusta ed immediata inversione di tendenza, si muove verso il baratro. Possiamo cambiare questo paese, o non ci resta che cambiare paese.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog