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“La legge è uguale per (quasi) tutti”

Avere vent'anni e combattere contro le ingiustizie che ogni giorno si presentano non è mai facile. Siciliana doc, amante della propria Terra e un po' meno dei siciliani, oggi ho assistito ad una realtà che farebbe scappare chiunque dalla Sicilia. Oggi 4 Settembre a Messina si sono tenuti i test di ammissione per “Professioni Sanitarie” , la distribuzione dei candidati è stata stabilita nei vari plessi universitari (ex Facoltà di Veterinaria, ex Facoltà di Ingegneria, ex Facoltà di Scienze). Il mio nome compariva nella graduatoria presso “Ex facoltà di scienze” nell'aula “polifunzionale - piano terra”. Dopo l'entrata vi è la consegna delle borse, oggetti personali e la fila per attendere la registrazione tramite documento di riconoscimento. Mi appresto a firmare il registro delle presenze e noto sulla scrivania in bella vista un foglio con sei nomi. Nulla di strano potremmo dire, fino a quando poco prima dell'inizio della prova i sorveglianti, nonché docenti stessi dell'Università di Messina, cominciano a chiamare esattamente sei persone e prendono visione di dove sono seduti. E' tutto una coincidenza? In Sicilia si dice “Iò non sentu, non parlu e non vidu” (Trad. “Io non sento, non parlo e non vedo), oggi però ho sentito , ho visto e voglio anche parlare. Parlare per quelli che credono ancora che lo studio sia un diritto di tutti e soprattutto dei meritevoli. Ecco cosa manca in Sicilia, la “meritocrazia” , e se quando accadono queste cose “facciamo finta” di non vedere, non sentire allora rassegnamoci all'idea che tutto resterà sempre com'è. Ho vent'anni e sogno di diventare un giorno una fisioterapista. Però oggi mi è stata negata questa opportunità. Io mi sono stancata di fare finta di nulla.. e voi? «Ognuno ha diritto ad un'istruzione. » (ONU, Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, art. 26[1])

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