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NAPOLI: SOUVENIRS E ANATEMI

Ho letto su alcuni giornali che un venditore di souvenirs ha posto fuori al suo negozio, situato di fronte al Teatro S. Carlo di Napoli, una scatola "per raccogliere le segnalazioni dei turisti sullo stato della città e poi girarle all’assessore competente". Un turista ha scritto: "La città è meravigliosa ma da ripulire!" Io, 73enne partenopeo (gioioso "esule" per amore a Catania), aggiungo: ripulirla in tutti i sensi! Sono secoli che i napoletani "buoni" che amano la città con i fatti e non con vuote parole, lo chiedono… inutilmente! Non intendo fare di "tutta l’erba un fascio"… però penso che il numero di coloro che veramente amano Napoli si vada sempre di più assottigliando. Questa è la prima verità. Andando un po’ indietro nel tempo mi tornano in mente ben quattro anatemi, o amare constatazioni, che hanno scandito, definendole in maniera lucida e incisiva, le varie epoche che hanno segnato la mia adorata terra, benedetta da Dio e maledetta dagli uomini! Napoli, nel corso della sua storia, ha visto il susseguirsi di numerose dominazioni. Ci avviciniamo al ‘700. Qualcuno dei pochissimi partenopei che decise di non fare più parte di quel popolo sempre pronto e disposto ad applaudire il conquistatore di turno, osservò: "Napule è tale e quale a ‘o franfellicco (bastoncino di zucchero filato), ognuno vene, allicca, arronza e se ne va!" Arriviamo al 1886. Salvatore Di Giacomo, il nostro più grande poeta, scriveva:" La mia fissazione è questa, che Napoli è una città disgraziata, in mano di gente senza ingegno e senza cuore e senza iniziativa. Tutto procede irregolarmente, abbandonato ai peggiori." Andiamo a tempi più recenti. Un altro napoletano, in occasione delle elezioni che si svolsero dopo Craxi, scrisse su qualche giornale: "Possiamo cambiare gli uomini al potere, ma non potremo mai cambiare la sete di potere degli uomini." Arriviamo ai giorni nostri. Lo stesso napoletano ha classificato politici e uomini di potere di Napoli niente altro che "lampadine fulminate". E infine, a squarciagola, ha gridato: "Mettiteve scuorno!" (vergognatevi). Ma nessuno ha recepito, e qua solo un esorcista, ma di quelli che veramente hanno la capacità di mettersi sotto i piedi il demonio, schiacciargli la testa e rimandarlo negli inferi, potrebbe tentare in qualche modo di trovare una via d’uscita. La realtà è sotto gli occhi di tutti, è perfettamente inutile nascondere la testa sotto la sabbia. Basta ricordarsi dell’ "oscar della vergogna" che ci fu assegnato dal mondo intero qualche anno fa per la "monnezza" che sovrastava l’intero territorio urbano ed extra urbano e poi, mesi orsono, ne abbiamo conquistato un altro per l’abilità indiscussa con cui siamo riusciti a distruggere Pompei. Il nostro impegno è stato così costante che siamo stati capaci di farlo addirittura meglio dei catastrofici eventi del Vesuvio nel 79 d.C. Qualsiasi Sindaco, per illuminato che sia, e lo sparuto gruppetto di politici onesti e volenterosi, non riescono a tirarci fuori dal fango che ci sovrasta sempre di più. I napoletani di "Napoli nobilissima" si sono quasi del tutto estinti, fagocitati da una massa enorme di maleducati, rozzi, scansafatiche. A questo aggiungiamoci la sovrappopolazione, il degrado delle periferie e della città stessa, l’inefficienza dei servizi, l’abusivismo e, soprattutto, le cancrene di una volgarità generalizzata e di una radicata corruzione, e la frittata è fatta. Una frittata di uova marce che ha umiliato e avvelenato un lembo di Paradiso in terra! Raffaele Pisani, poeta e napoletano a Catania

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