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Era questa l'italia che sognavamo ........

Era questo il Paese che sognavano molti ragazzi morti perché noi italiani stessimo insieme? E’ que­sta l’ "Italia redenta, pura, di ogni macchia di servitù e di ogni sozzura d’egoi­smo e corruzione» che im­maginava Giuseppe Mazzini nella let­tera alla madre Adelaide ("Voi che li avete veduti sparire a uno a uno…") do­ve si diceva certo che la me­moria di quei fratelli sareb­be rimasta in eterno "sim­bolo a tutti del dolore che redime e santifica"? Mah… Centocinquanta an­ni dopo, il nostro e uno strano Paese che non cono­sciamo bene. Un Paese che, lasciandosi alle spalle secoli di povertà, violenza e degrado che ancora a me­ta dell’Ottocento spinsero Charles Dickens a scrivere pagine cupe in Visioni d’Italia, ha vissuto tra mil­le contraddizioni decenni di recupero e sviluppo filo al formidabile boom che ci portò ai primissimi posti nel mondo. Un Paese dai paesaggi bellissimi e insie­me sfregiato da orrori ur­banistici. Traboccante di intelligenze, ma il più del­le volte sprecate. Ricco co­me nessun altro di opere e città d’arte ma incapace di sfruttare questo immenso patrimonio. Un Paese nel quale la burocrazia soffoca le imprese, dove le tasse so­no fra le più alte del piane­ta, dove la classe dirigente, anziana e aggrappata al po­tere, ostacola il ricambio. Un Pae­se pieno di energia ma an­che impaurito, capace di straordinari slanci di soli­darietà come dopo il terre­moto a l’Aquila ma anche esposto alle tentazioni di barricarsi, dal Nord al Sud, in egoismi sovente gretti e suicidi che rischiano di portare alla disgregazione. Un Paese spaesato. Che fa sempre più fatica a riconoscere le ragioni dello sta­re insieme…" "…Doveva un Paese che non ama la propria storia? Un Paese timoroso del suo futuro e infastidito quasi dal suo passato, come di­mostrano le incertezze e le insofferenze nella pro­grammazione del Cento­cinquantenario ? Oggi stiamo scoprendo che i campi di battaglia sono diventati aree industriali forse oggi un po’ ammaccate ma flori­de, che dove attaccarono i Mille ci sono ombrelloni e villette abusive, che a due passi da dove Garibaldi dis­se «Obbedisco» comanda la camorra o si batte corag­gioso un prete di frontiera. E magari scopriremo an­che che non solo l’Italia e un Paese vivo pronto a rico­minciare ma che nel cuore e nella pancia delle persone e rappresen­tano la ricchezza delle co­munità locali questa forza non esce fuori sembra che c'e' tanta paura ma non si capisce di cosa , paura di perdere cosa, ma se non ci ribelliamo e lottiamo per i nostri diritti la paura sara' raddoppiata' perche' tutte le paure saranno vere e reali quindi bisogna lottare per difendere la nostra patria per preservarla e traman­darla alle nuove generazione che verranno". Domenico Marigliano

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