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Bonus maturità

Ciao a tutti, sono una ragazza di 19 anni, diplomata al liceo classico G.L. Storoni di Pesaro con 100 e lode: questa mia affermazione non vuole essere un semplice manifesto di bravura o vanità bensì un appello. Non so a chi rivolgermi per cui scrivo ai giornali nella speranza che tutti quei ragazzi che si trovano nella mia situazione facciano sentire la propria voce. Non dovrebbe essere ignoto il motivo per cui scrivo questa lettera, dato che tutti ormai sono a conoscenza della vicenda “bonus maturità” per l’ammissione alla facoltà di medicina. Le mie e, credo, quelle di molti altri studenti, sono essenzialmente due. Innanzitutto, “cambiare le carte in corsa” pare una mossa assai sleale, per non dire una pugnalata alle spalle di coloro che contano su punti bonus frutto dei cinque anni di scuole superiori e che, all’improvviso, si vedono privati di questo riconoscimento. In secondo luogo, da quando meritocrazia è sinonimo di iniquità? Se ciò fosse vero, potremmo da subito dare il benvenuto al tanto pacificante “sei politico”. Considerata anche la possibilità di eventuali voti “regalati” e di commissioni “di manica larga”, io credo fermamente che sia molto più oggettiva la valutazione di cinque e, in particolare, tre anni di scuola superiore (dato che per l’esame di maturità contano anche i crediti accumulati nel triennio) rispetto a 100 minuti di domande a risposta multipla. È certamente vero che uno studente mediocre al liceo possa fiorire all’università, ma ciò non è condizione sufficiente per livellare qualsiasi risultato precendente. Quello che vorrei far capire è che il 100 e la lode si sudano non si comprano. Per non far diventare il voto di maturità un decoro di carta da buttare nella spazzatura bisogna tutelarlo. Chi si stupisce della cosiddetta “fuga di cervelli”? In un paese dove i migliori (perché di migliori si tratta) vengono presi a pesci in faccia, non c’è posto per lo sviluppo ma solo per un graduale e continuo appiattimento della società. Mi unisco quindi all’appello di Francesca Augeri, studentessa di cui ho letto la lettera inviata al Miur: NOI RAGAZZI VOGLIAMO STUDIARE, NON TAGLIATECI LE GAMBE!!!!! Veronica Sandroni, 11 settembre 2013

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