Cerca

Letera aperta al Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca

Lettera Aperta A S.E. Il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e dalla Ricerca Prof.ssa Anna Maria Carrozza Viale Trastevere – Roma E p. c. ai Direttori dei Quotidiani La Repubblica - Roma Il Tempo - Roma Il Messaggero - Roma L’Avvenire - Roma Il Corriere della sera - Milano Libero - Milano Il Giornale - Milano Il Sole 24 ore - Milano La Stampa - Torino La Nazione - Firenze Il Mattino - Napoli La Gazzetta del Mezzogiorno - Bari Il Quotidiano- Lecce Ai direttori delle reti RAI viale Mazzini - Roma Preg.mo signor Ministro, sento il dovere di rivolgermi a Lei come genitore e cittadino rimasto particolarmente colpito dalle Sue dichiarazioni alla stampa tese a giustificare la decisione di abrogare con effetto immediato il cd. "bonus maturità" . Una decisione che oltre ad essere opinabile nel merito, si appalesa del tutto intempestiva per essere stata adottata "a prove iniziate" e dopo la scadenza di tutti i termini procedurali prefissati nel Bando. Il carattere paradossale di tale decisione appare ancor più evidente se si considera che la stessa è stata adottata dopo che lo stesso governo con il decreto del 12.06.2013 era già intervenuto modificando proprio il "bonus di maturità", dopo che erano stati pubblicati "i percentili", nonché successivamente alla conclusione delle prove di accesso alle facoltà di "Professioni sanitarie" e "Medicina veterinaria". Decisione questa che incide in modo inequivocabile e pregiudizievole sull’esito delle stesse prove. E’ ovvio che gli aspiranti al "bonus maturità" abbiano optato per un comportamento prudente in sede di risposta ai Test, ovviando di rispondere alle risposte incerte per evitare la penalizzazione correlata ad una risposta errata e facendo affidamento nel maggior punteggio correlato al "bonus". A contrario, i non beneficiari hanno tentato il tutto per tutto al fine di recuperare il gap di punteggio correlato ad un più carente percorso scolastico. Il risultato sarà oggi che l’azzardo e la casualità prevarranno sulla costanza di studio e sulla prudenza indotta, a totale discapito degli "studenti più meritevoli" Le criticità del "bonus" oggi palesate sussistevano sia alla data del DM 24 aprile 2013 che a quella del successivo rettificativo DM 12.06.2013. L’abrogazione, quindi, avrebbe potuto essere effettuata più opportunamente in quella sede, in modo da consentire a tutti gli studenti "meritevoli" di ponderare meglio le proprie scelte in merito al corso di studio da intraprendere. L’attribuzione di un "bonus" motivato dal percorso scolastico costituiva, infatti, un legittimo vantaggio correlato al merito di un percorso scolastico costante negli anni e non ad una performance occasionale o del tutto casuale. Appare evidente, quindi, che la scelta dell’abrogazione immediata sia stata più il risultato di una resa incondizionata di fronte al pericolo dei minacciati ricorsi di massa che un’esigenza di equità. Del resto visto che gli "studenti meritevoli" sono una minoranza, l’eco del loro malcontento sarebbe stato sicuramente minore rispetto alla protesta della pletora dei movimenti studenteschi politicizzati. Si tratta di una scelta volta a limitare una perdita di consenso che, pur se non condivisibile, trova una sua giustificazione in una visione machiavellica della politica. Le Sue dichiarazioni, però, offendono la dignità e l’amor proprio di quanti riconoscono nel merito e nello studio costante e continuo un valore ineludibile ed imprescindibile. Offesa che non può essere certo lenita dalla dichiarazione che "una Commissione sta studiando come valorizzare il merito". Uno dei principi cardini su cui si regge la società è la certezza del diritto e, quindi, il principio tempus regit actum non può essere derogato con un’abrogazione tardiva sulle cui reali motivazioni sussistono molteplici perplessità. Nelle dichiarazioni rese alla stampa è stato, tra l’altro, sottolineato che "il calcolo del bonus sarebbe stato alquanto problematico e difficile" e che "si sarebbero create disparità di trattamento tra aree del nord e del sud a causa del giudizio soggettivo delle commissioni", a ciò è stato aggiunto che "non sarebbe corretto fare ricorso solo per non aver vinto un concorso" Per quest’ultimo motivo ho preferito rivolgermi a Lei prima che siano noti gli esiti, perché così almeno le mie doglianze non potranno essere ricondotte ad un mero interesse personale. Le ricordo, però, che la perdita di un concorso per la decurtazione di un punteggio già acquisito, in quanto previsto ab origine dal bando e già maturato al momento dell’effettuazione della prova, costituisce una lesione della sfera giuridica personale giuridicamente rilevante ed è, quindi, legittimamente suscettibile di tutela in sede in sede giurisdizionale. Differente è, invece, la perdita di un concorso per il mancato possesso del titolo legittimante l’attribuzione del "bonus" Un conto è, infatti, perdere un concorso perché non sì è raggiunto il punteggio previsto e cosa ben diversa è perdere il concorso perché sono state modificate arbitrariamente ed in itinere le regole di valutazione impedendo di fatto di conseguire il risultato previsto in base al bando vigente all’atto di effettuazione delle prove. Pur prescindendo dalle questioni di tutela giurisdizionale mi sembra opportuno entrare nelle valutazioni di merito. Il "bonus maturità" non era frutto di estemporanee elucubrazioni individuali, bensì il risultato del lavoro di gruppi di studio ministeriali, avallato e condiviso da due ministri (Fioroni e Profumo) e, quindi, da due governi. Risultato che è stato tradotto, poi, in provvedimento avente efficacia amministrativa e normativa erga omnes . Appare evidente che le paventate difficoltà siano state preventivamente ponderate e valutate, altrimenti sarebbe da ritenere folle l’adozione di un così rilevante "parametro" in assenza di una concreta possibilità di applicazione. La fattispecie che, però, desta maggiore perplessità per le profonde intrinseche implicazioni è la convinzione che tale modus operandi avrebbe generato delle disparità di trattamento tra le diverse aree del paese "a causa della soggettività della valutazione dei docenti in sede di esame". Una tale affermazione implica il riconoscimento di una scuola discriminante a due velocità: quella del nord "tecnocrate e meritocratica", e quella del sud: "superficiale e clientelare". Convincimento questo che, in un sistema di comunicazione di massa e di società globale, appare del tutto destituito di fondamento anche perché molti dei docenti del nord vengono proprio dalle scuole del sud. Basti dare uno sguardo agli organici delle scuole per rendersi conto di ciò. Le migliaia di giovani professori meridionali che hanno insegnato al Nord per fare punteggio e salire in graduatoria non sono ,poi, un ricordo così lontano Forse le diversità di punteggio hanno ben altre motivazioni e sono riconducibili a diverse scale di valori che vedono il Nord caratterizzato da una tendenza alla ricerca di un lavoro immediato, anche, grazie alla maggiore potenzialità occupazionale e il Sud connotato da una scelta del percorso scolastico come migliore prospettiva occupazionale futura stante la carenza occupazionale contingente. In generale la possibilità di trovare un’occupazione immediata fa passare in secondo ordine l’opzione di un impegno in un percorso scolastico a medio lungo termine. Il riscontrato differente trend dei voti non è detto che sia, quindi, un differente parametro di valutazione, essendo più ragionevolmente riconducibile ad un differente impegno motivazionale. Per quanto riguarda la soggettività del voto occorre rilevare che tale giudizio, oltre a denotare scarsa fiducia nel "sistema scuola" e nel corpo docente, trascura in modo incomprensibile i criteri oggettivi secondo cui si delinea il voto finale dell’esame di stato. Solo 30 punti, infatti, sono rimessi alla valutazione della prova orale e l’attribuzione del bonus di 5 punti scatta solo a condizione che il risultato delle prove scritte sommato a quello della prova orale sia > o = a 70 punti. I 45 punti delle prove scritte (15 per ogni prova) non sono attribuiti sulla base di una mera valutazione discrezionale, ma, sulla base di griglie di valutazione e di indirizzi operativi preventivamente e collegialmente determinati I 25 punti del credito scolastico riflettono, poi, in modo puntuale il personale percorso di studio, ragion per cui tale ammontare complessivo non potrà mai essere raggiunto da chi nel corso del triennio ha ottenuto una valutazione media finale anno inferiore a 9,1. Il disconoscere la valenza oggettiva di tale valutazione rappresenta non solo un discredito pubblico per gli operatori del settore ma, ammette, anche, l’inefficienza e la non adeguatezza della valutazione scolastica, rendendo del tutto inutile la valutazione finale del percorso scolastico e , quindi, dello stesso esame di stato. In concreto si ammette pubblicamente che i docenti dei nostri figli sono del tutto incapaci di valutare in modo oggettivo e che le loro valutazioni potrebbero essere inficiate da fattori esogeni. A fronte del disconoscimento della valenza di questa presunta "valutazione soggettiva" gli studenti meritevoli si trovano ad essere valutati sulla base di criteri che prescindono da qualsiasi valutazione critica del pensiero, nonché, delle capacità, delle competenze e delle conoscenze individuali essendo fondata su "una batteria di quesiti" dove spesso la casualità e la tensione emotiva accentuata dalla estemporaneità di taluni test, falsano in modo determinante la valutazione finale. Del resto sono pochi i paesi europei che limitano il diritto all’accesso alle università, e , quindi, allo studio sulla base di questo acritico metodo, il cui unico fine è alimentare un "parallelo business commerciale" e alimentare un regime di lobby e monopolio in un settore come quello sanitario caratterizzato da una carenza cronica di personale qualificato. Negli USA, dove hanno sede le prime 20 università al mondo, tale criterio selettivo non trova alcuna applicazione. Sicuramente questo mio sfogo non avrà alcuna risposta, e il silenzio della massa dei "beneficiati" soffocherà il malcontento di pochi. Del resto l’obiettivo era esclusivamente quello di evitare un malcontento di piazza, se poi il prezzo da pagare per raggiungere questo risultato era il sacrificio degli interessi e della dignità di chi ha sempre operato con impegno dando prova di merito e competenza poco importava. Si continui pure con questa politica che ha portato ad annullare la crescita ed ad innalzare il debito pubblico … i nostri ragazzi meritevoli prenderanno la via dell’"esilio verso l’estero" e se ciò produce in noi genitori amarezza e disappunto almeno loro potranno sperare in un futuro migliore … Per quanto poi riguarda i nuovi investimenti nella scuola si omette di dire che sono il frutto di un inasprimento fiscale (aumento imposta di registro, successione, donazione, compravendita) e che i tagli alle spese inutili e agli sprechi sono ancora un’utopia … si vede che mantenere il paese nell’ignoranza ha una sua logica … Nel chiedere scusa per il tono forse un po’ rude, ma animato esclusivamente da un sincero affetto paterno, La saluto cordialmente Squinzano, lì 13 settembre 2013 Claudio N. Taurino

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog