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L'assurdità di casa al centro per l'impiego

MORCIANO DI ROMAGNA (RN) – La mia giornata inizia presto oggi, alle 5.30. Mi devo recare al centro per l'impiego per rendere nota la mia disponibilità al lavoro e poter richiedere l'indennità mini-ASPI. Ieri, nonostante un'attesa di sei ore, non sono riuscita a registrarmi – ero il numero ventotto, l'impiegata ha dato ventisette numeri e si è sgarbatamente rifiutata di farmi entrare nonostante il ventisette fosse assente. Alle 6.15 arrivo davanti al centro per l'impiego e a salutarmi ci sono tutte facce conosciute, quelle delle persone che ieri come me non ce l'hanno fatta. Sono già in quattordici ; segno il mio nome nella lista fatta da chi è in fila perché l'ordine venga mantenuto e, insonnolita come tutti gli altri, ascolto i commenti scontenti che si levano dalla piccola folla. Le lamentele riguardano le assurdità di questo sistema e l'assenza di personale nel CPI di Morciano di Romagna: una sola impiegata deve smaltire le richieste dei comuni di Mondaino, Montefiore Conca, Morciano di Romagna, San Clemente, Gemmano, Montescudo e Montegridolfo. Come è possibile che non ci sia il modo di rinforzare l'organico dei CPI almeno nelle prime settimane di settembre? La Romagna è una regione che vive dichiaratamente di turismo, e dunque di lavoro stagionale. E' risaputo che tra la fine di agosto e la prima metà di settembre tutti gli stagionali cessano di lavorare. Non è il primo anno in cui la domanda di disoccupazione è accompagnata da caos, ma a seguito degli ultimi cambiamenti esso è aumentato vertiginosamente. Ad oggi è infatti obbligatorio passare prima dal CPI locale di competenza e poi fare la domanda di ASPI o mini ASPI in un qualsiasi patronato, mentre in precedenza si faceva tutto nei patronati, che essendo presenti in grandissimo numero sul territorio riuscivano a smaltire l'afflusso di disoccupati in breve tempo. Gli orari di apertura dei centri sono inoltre ridicoli; quattro ore al giorno, un totale di venticinque persone registrate ogni mattina. E il pomeriggio? Nulla, perché l'ufficio è chiuso. Vista la tendenza ad informatizzare e semplificare tutto, è inconcepibile che tale pratica non possa essere svolta tramite un'autocertificazione, che potrebbe essere verificata in una fase successiva, attraverso i database dell'INPS nei quali sono già registrate le date di inizio e fine contratto di ogni contribuente. Meglio ancora, il processo potrebbe essere totalmente informatizzato – non parzialmente come lo è ora. E' infatti possibile registrarsi online purché si abbia un indirizzo di posta elettronica certificata. Chi non ne possiede uno può avviare la pratica online e poi richiedere il codice al centro per l'impiego di competenza. Si torna dunque da capo, con file, discussioni, malfunzionamenti, tensioni. Inoltre, il limite di tempo di otto giorni per presentare la domanda è proibitivo con attese di questo genere, è esasperante; la ciliegina sulla torta è la possibilità di prolungare il periodo di presentazione della domanda fino a sessanta giorni, perdendo però una parte di indennità per ogni giorno di non presentazione della domanda. Una presa in giro pura e semplice. Con questo sistema, farebbero bene a dire ai cittadini che quest'anno l'indennità non la vogliono dare. Perché lì in fila, in attesa da ore, questo è quel che viene da pensare. Alle 11.30 termino la registrazione. Uscendo guardo le facce disperate di chi è lì, in attesa pur sapendo che non ce la farà. Tutto sommato, devo considerarmi fortunata – dopo undici ore di attesa tra ieri e oggi ce l'ho fatta. Vado a salutare un'amica che parte per l'estero e penso che ti ci costringono ad andartene, anche se non vorresti. Vivere in un Paese in cui si muore di attesa, che sia in fila al centro per l'impiego o in ospedale, non è umanamente accettabile.

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