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Reclutamento docenti, una beffa

Gent.mo Direttore, Le scrivo come neo-abilitata all'insegnamento presso l'università di Pisa, per sottoporre una questione che è in primo luogo di cultura e di civiltà. Avendo constatato come la stampa nazionale dia scarso rilievo alla questione, mi sento di rivolgerLe un accorato appello per dare risalto a una situazione assurda e paradossale, ma tipicamente italiana, che riguarda la selezione del personale docente. In base al DM 249\2010, infatti, il reclutamento è attualmente affidato ai TFA (Tirocini Formativi Attivi), percorsi abilitanti a numero chiuso, ai quali si accede attraverso tre prove selettive. Ed è così che, dopo aver superato un quiz preliminare, un esame scritto e un esame orale, i vincitori del concorso, tra cui la sottoscritta, sono stati ammessi a frequentare i corsi. Peccato che, in corso d'opera, il Ministro Profumo abbia approvato un decreto che consente l'accesso ai medesimi corsi, a tutti coloro che hanno la fortuna di poter vantare tre anni di servizio (si parla di circa 70000), SENZA ALCUN ESAME PRESELETTIVO. RisparmaindoLe la cronostoria di quello che abbiamo dovuto passare in questi mesi e le varie scuse addotte dal governo per giustificare l'ennesima sanatoria (normative europee, ricorsi, errato calcolo del turn-over, precedenti percorsi speciali ecc.), Le chiedo semplicemente di sposare una causa importantissima per il futuro del nostro Paese, nella convinzione che investire sull'istruzione, non solo finanziariamente, ma soprattutto in termini di risorse umane, sia l'unica garanzia per infondere nelle nuove generazioni una cultura del merito, per insegnare che con impegno, voglia di fare e capacità, si può essere artefici del proprio destino. Ma è solo con gli esempi concreti che potremo farlo e io continuo a crederci, nonostante ogni giorno ci dimostrino che si può andare avanti a suon di espedienti, scorciatoie e ricorsi. Oggi 26 settembre a Roma si terrà la seconda manifestazione degli abilitati con TFA ordinario, per difendere quelli che riteniamo essere legittime richieste, tra cui: - l'inserimento nelle graduatorie a esaurimento (che consentono l'immissione in ruolo) al pari dei congelati SISS che hanno seguito i nostri stessi corsi e superato i medesimi esami; attualmente, infatti, agli abilitati con TFA ordinario è consentito solo l'inserimento nelle graduatorie di seconda fascia e non prima della riapertura delle stesse, ossia nel 2014; - la spendibilità immediata del titolo, in quanto è abbastanza paradossale far entrare in classe a settembre laureati privi di qualsivoglia titolo, quando la scuola ha a disposizione migliaia di docenti freschi di abilitazione; - una differenziazione sostanziale fra i due percorsi abilitanti (TFA ordinario e PAS), in virtù del concorso che abbiamo dovuto superare. Le scrivo a titolo personale, ma certa di interpretare il sentimento di molti che si sentono beffati dal provvedimento di Profumo e che dopo grandi sacrifici personali ed economici, rischiano di vedere vanificati i loro sforzi. Ma ancor più grave è il rischio di vedere il sistema istruzione piegato per l'ennesima volta alla logica dei poteri forti (sindacati in primis), del profitto (70000 persone alla media di 2000-2500 euro a candidato sono un'entrata di tutto rispetto) e dell'elettorato (dare un contentino a tutti lo tiene sufficientemente pacificato e anestetizzato). Prima di concludere, mi sento tuttavia di spendere due parole anche per i colleghi che si sono iscritti ai cosìddetti PAS, anch'essi illusi da un sistema perverso che ha consentito loro di accumulare anni di servizio, nei quali hanno coperto i buchi di una trama consunta, spesso solo con una manciata di ore a settimana. Nessuno vuole mettere in dubbio esperienza e capacita, tuttavia, in quanto iscritti in terza fascia, siamo stati tutti da sempre consapevoli che avremmo dovuto conquistarci l'abilitazione per sperare di diventare insegnanti a tutti gli effetti. Molti hanno avuto l'opportunità di tentare sia la strada delle SISS, che del TFA, che del concorsone, altri semplicemente non ci hanno neppure provato, sperando nell'attivazione di corsi speciali come avvenuto in passato. Purtroppo, la reiterazione di un errore, non può e non deve costituire un alibi. Mi scuso se posso aver urtato la suscettibilità di qualcuno, ma parlo con il cuore in mano nella speranza di trovarmi di fronte ad interlocutori che vogliano dare voce alle ragioni del merito su quelle del "rammendo". RingraziandoLa dell'attenzione, La saluto cordialmente, Silvia Pennacchi

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