Cerca

#FATTINONPUGNETTE

Ed ecco che si scatena l'inferno per delle dichiarazioni, ritenute lesive nei confronti della "casta omosessuale", di Guido Barilla (Presidente dell'omonimo gruppo aziendale). Ascoltare polemiche sterili ed assolutamente isteriche da parte dei cosiddetti intellettuali, offesi dalle affermazioni del Sign. Barilla, mi infastidisce a tal punto da dover per forza di cose esternare il mio pensiero a riguardo. Avendo conosciuto il Sign. Barilla qualche anno fa su uno stabilimento balneare, ed avendo constatato ed osservato con i miei occhi che si trattasse di una persona legata ai valori della famiglia tradizionale, fatto evintosi anche dal rapporto che manifestava nei confronti di compagna e prole, posso soltanto contestarne la grezzezza nell'esternazione delle parole. Condivido appieno però il messaggio, il criterio, il valore morale, il principio del Barilla-pensiero. Da tanto ormai assistiamo a screzi dovuti a contestabili mancanze di tatto nel trattamento del mondo gay, continuamente suscettibile a qualsiasi forma di esclusione pretestuosa della propria natura da qualunque cosa di comune interesse. Nel caso specifico credo che un leader aziendale, proprietario di un marchio, persona libera e di radicati valori tradizionali, non omofoba (in quanto queste caratteristiche non originano l'omofobia e non soggiacciono ad essa), sia libera di proporre il proprio prodotto nel modo in cui ritenga più adeguato, ma soprattuto con la forma più consona a quello che è il proprio credo morale, il proprio pensiero etico. Ed essendo un prodotto legato in qualche modo al concetto di famiglia, mi conforta e tranquillizza l'immagine che la pubblicità da' di esso, vedendolo infatti servito da una madre in tavola ai propri figli con l'amore e la serenità che la natura concede esclusivamente ad una famiglia tradizionale, visibilmente normale. Non concepisco la protesta della "casta omosessuale" (la ritengo casta in quanto nel mondo in cui viviamo oggi ha acquisito poteri forti, di maggiore rilevanza comune rispetto a quelli di persone etero), non ne concepisco altrettanto la pretesa di vedersi considerati ed in qualche modo raffigurati in quella che è la concezione del mondo familiare in un semplice spot televisivo. Come se la pasta, proposta in un determinato modo anziché un altro fosse commestibile soltanto da persone etero. Tutto ciò è ridicolo! E' una polemica di una sterilità inaudita ed oltremodo assurda, davvero spero di non vedere ne ora, ne mai, uno spot in cui a servire il piatto di pasta a tavola al suo compagno gay sia un uomo. Non si tratta di OMOFOBIA, non si tratta di INTOLLERANZA che sia chiaro. Pensare che il mio pensiero dipenda da queste discriminanti razziali sarebbe fin troppo comodo per i mal pensanti; se quello che mi auspico non accada, accadesse e quindi vedessimo una innaturale pubblicità in tv, sarebbe una mancanza di rispetto nei confronti di chi, come me, in quella pubblicità ci ritrova la naturalezza, ma soprattutto la serenità che solo la tradizionalità della famiglia composta da madre e padre sessualmente definiti può concedere (e non genitore 1 e genitore 2 visto che, nonostante palesemente non sia questo il motivo di tale modifica della Kyenge, ma sinceramente trasmette soltanto l'innaturale asessualità dei genitori). Accomiatarmi quando tratto questo argomento è sempre arduo, ma credo che per accettare e vivere in completa normalità e serenità il mondo gay, quest'ultimo debba evidentemente rispettare il mondo etero: "La tua libertà finisce dove inizia la mia!" (Martin Luther King). #FATTINONPUGNETTE

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog