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COLPO DI DADI

Sono pochi gli italiani, anche fra i seguaci del Pdl, che credono ciecamente alla tesi di una crisi aperta per protestare contro il blocco del decreto sull'Iva. Tutti sanno bene che l'Iva in questo caso vale molto meno della pistola di Sarajevo da cui ebbe origine la prima guerra mondiale. La vera causa è la questione della decadenza dal Senato, l'impossibilità per Berlusconi di accettare le norme della legge Severino (peraltro votata da tutti i parlamentari del Pdl, gli stessi che oggi fingono di dimettersi per protesta contro quelle norme), la volontà di proseguire in ogni modo la guerra contro i magistrati, quali che siano i danni che ne derivano. C'è in questo modo schizofrenico di procedere, ormai privo di razionalità, una spinta auto-distruttiva. Un uomo che sente di essere giunto al termine della sua parabola pubblica, si ribella alla realtà e alla perdita del vecchio smalto. E tenta di cancellare tutto (gli ostacoli, le sconfitte patite, il tempo trascorso) con un gran colpo di dadi. In passato il gioco gli riuscì - si pensi alla Bicamerale buttata all'aria nel 1998 - ma adesso la mossa risulta incomprensibile, per un verso, e parecchio auto-lesionista, dall'altro. Un errore che potrebbe segnare l'epilogo ventennale di Forza Italia nelle sue varie incarnazioni.

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