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L’Italia ha bisogno di stabilità, non certo di immobilismo.

Ritengo che sia doveroso, a questo punto, interrogarsi sull’utilità del governo Letta alla luce dei risultati fin’ora prodotti. A mio modo di vedere, l’attuale esecutivo, al pari di quello Monti, è uno dei peggiori e più inutili che l’Italia abbia mai conosciuto, non tanto per la qualità dei suoi componenti, quanto per il suo immobilismo determinato dalla chiara incompatibilità con una maggioranza parlamentare ideologicamente troppo diversa, di conseguenza divisa su aspetti fondamentali ed urgenti, ben consapevole dell’eccezionalità e precarietà dell’esperienza, dunque, costantemente impegnata in tatticismi in vista della prossima campagna elettorale. Per tali ragioni, nonostante la crisi, il governo di larghe intese non è mai decollato o, per meglio dire, non ha mai funzionato prova ne siano i costanti dietrofront, i ritardi, le incertezze, per non parale poi degli errori, che minano alla già fragile economia del sistema Italia. L’incertezza, per come è noto, è la principale nemica dei mercati finanziari, quindi della ripresa, nessun investitore, infatti, sarebbe così folle da impegnarsi in un Paese ove non è dato sapere cosa bisogna aspettarsi all’indomani, dove, per di più, la pochezza ha purtroppo contaminato le stanze del potere. Le quotidiane e frivole querelle, tra tutte mi va di ricordare quelle innescate dal Presidente della Camera, la terza carica dello Stato, ben rappresentano la drammatica situazione in cui versa l’Italia. E mentre si è impegnati in grotteschi dibattiti sull’articolo da usare nel rivolgersi al Presidente della Camera, sul ruolo della donna negli spot pubblicitari collegati alla casa e alla cucina, ancora sulla opportunità di rivedere l’IMU prima casa, sul mantenimento dell’IVA al 21% magari ricorrendo (CHE TROVATA GENIALE!) ad un ulteriore aumento delle accise sui carburanti, la Spagna ci surclassa di slancio in competitività, perdiamo gioielli strategici come Telecom e Alitalia, l’industria italiana dell’acciaio viene dismessa per mano giudiziaria, migliaia di imprenditori si rifugiano all’estero. Per non parlare poi, il tema mi sta particolarmente a cuore, dello smantellamento della giustizia a fronte di un risparmio stimato in 80 milioni di euro quando paghiamo ben 800 milioni in affitti per uffici a disposizione del Parlamento, 1,5 milioni in liberalità che il Senato della Repubblica concede a soggetti di cui non è dato conoscere, per incomprensibili motivi di privacy, le generalità, centinai di migliaia di euro per ristampare la carta intesta della Camera dei Deputati al solo fine di sostituire l’articolo “il” con un più dolce “la”, milioni di euro per il nuovo sito istituzionale della Camera dei Deputati, centinaia di migliaia di euro in divise per il personale della Camera e chissà cos’altro ancora. Ebbene, e mi avvio alla conclusione, è giunto il momento che chi ci governa si assuma la piena responsabilità delle azioni e dei risultati che produce senza che possa nascondersi dietro ad alibi e pretesti di sorta. Per arrivare a questo occorre una riforma della legge elettorale che garantisca, oltre alla reale rappresentatività dell’eletto, quella governabilità necessaria per poter dar corso a quelle riforme strutturali che solo una maggioranza coesa, legittimata dal voto popolare, quindi autorevole e credibile, può compiere. E’ necessario aggredire la spesa pubblica ed abbassare a qualsiasi costo il debito pubblico, curare la piaga della burocrazia cominciando da una profonda riforma dell’intero pianeta Giustizia cui non si possono più delegare o, per meglio dire, che non si può arrogare, funzioni che non le competono. Il Governo Letta ha fallito e chi si richiama all’ormai abusata “responsabilità” per tenerlo in vita è il vero nemico dell’Italia.

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