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Perdita di lavoro ed ingiustizie.

Livorno, 24/09/2013 Gentilissimo Direttore, Mi chiamo Alessandro D'Oriano ed ho il piacere di portare alla sua attenzione il caso che mi è accaduto sul luogo di lavoro e che ha dell'allucinante e del persecutorio nei miei confronti. Conoscendo la sua sensibilità, sono sicuro che leggerà il mio scritto e le sarei grato, se lo riterrà opportuno, che pubblicasse la mia storia sul suo giornale. Sono un uomo di 42 anni affetto dall'età di circa due anni da una forma di epilessia in seguito ad un'encefalite acuta contratta all'età di nove mesi. Da quel momento sono in cura con diversi medicinali che assumo tre volte al giorno; quindi una cura piuttosto sostenuta che però non mi mette al riparo dalle crisi epilettiche, che continuano ad essere sempre presenti nella mia vita. Questi medicinali servono soltanto a tenermi un po' più a riposo da esse. Sono iscritto dal 1990 agli Invalidi Civili e quindi nelle categorie protette per quanto riguarda l'assunzione al lavoro. Non ho mai richiesto pensioni di invalidità, perchè ho sempre ritenuto di poter lavorare e contribuire a far crescere questo paese. Molto probabilmente mi sbagliavo; meglio essere imbroglioni e rubare i soldi allo Stato, in questa nostra Italia. Ho aspettato un lavoro fino al 2004 (non ho conoscenze e spinte con le quali molti vanno avanti), e finalmente vengo, in data Settembre 2004 assunto dopo sei mesi di prova, a tempo indeterminato come categoria protetta nell'allora Multisala Medusa, ora The Space Cinema. Ero felicissimo e con me tutta la famiglia. Ma dopo un paio di anni cominciarono i primi problemi, con scherzi piuttosto pesanti a riguardo anche della mia malattia. All'inizio mi sono ribellato e forse ho sbagliato e non era il caso. Però sono un essere umano e posso anche avere sbagliato. Ma la cosa non finì lì: successe un fatto ancora più spiacevole riguardo ad un articolo apparso sul "Tirreno di Livorno" in data 15 Febbraio 2008 e modificato, come potete vedere, dalla pagina che vi invio. Io avevo una mail, con nickname "il piccione" e con questo pretesto, mentre io ero assente dal lavoro per malattia, i miei colleghi hanno modificato la notizia ed i vari articoli scritti all'interno della stessa, anch'essi modificati ed evidenziati in modo da risultare così offensivi nei miei riguardi ed in quelli dei miei genitori, perchè si fa riferimento anche ai "contraccettivi". Tale articolo modificato è stato affisso in bacheca all'interno del Cinema, allo sberleffo di tutti per diversi giorni. Io sono stato avvertito di ciò da una collega che mi ha portato la fotocopia dell'articolo modificato. Dopo tutto questo, la presa i giro è continuata verbalmente da parte di un collega della Multisala per diverso tempo: mi veniva fatto il verso del piccione, mentre lavoravo, davanti ai clienti e veniva presa in giro anche mia moglia chiamandola "la picciona" e domandandomi se la tenevo in "gabbia". La cosa non si è chiusa nemmeno quando mia madre si è recata dal Direttore perchè tutto ciò cessasse. La situazione invece è notevolmente andata a peggiorare fino a quando, visto che non erano riusciti a farmi lasciare il lavoro con i vari "stalking" verso la mia persona, mi hanno accusato di "APPROPRIAZIONE di DENARO" dalla cassa del Bar del Cinema dove lavoravo. Quel giorno a cui il Direttore, il vice, ed un responsabile del Cinema, fanno riferimento io ho avuto una o più delle mie crisi epilettiche durante le quali, come spiegano i vari medici a cui mi sono rivolto e come affermano i miei familiari che mi seguono, si può dire da una vita, ho delle contrazioni, specialmente della mano sinistra, prendendo dalla tasca dei pantaloni il fazzoletto e, se qualcuno mi chiama, non rispondo. Quel giorno, insieme al fazzoletto, mi è caduto anche un sacchettino portamonete con alcuni spiccioli e soldi miei. Cadendo il sacchettino si è aperto e sono uscite alcune mie monete. Al lavoro, al Bar, insieme a me c'erano due colleghi: uno mi ha soccorso ed ha cercato di aiutarmi, l'altro ha raccolto il sacchettino da terra, insieme alle monete, ed ha portato il tutto al Direttore, dicendo che io avevo rubato i soldi dalla cassa. Voglio dire che alla chiusura della cassa stessa, non risultava nessun ammanco. La cosa sembrava finita lì. Invece dopo 17 gironi sono stato chiamato in Direzione ed al cospaetto del Direttore, del Vice e di un impiegato sono stato accusato di furto, mi è stato detto che avrebbero chiamato i Carabinieri, mi avrebbero arrestato, avrei avuto la "fedina sporca" e non avrei più trovato lavoro. Per questo era meglio che firmassi le dimissioni che loro mi stavano per dettare. In queste condizioni di stress psicologico, di paura che si era creata all'interno dell'ufficio, mi sono sentito male ed ho firmato le mie dimissioni senza rendermi conto di ciò che effettivamente stavo facendo. Anche perchè in esse si fa riferimento alla legge Fornero che io non conoscevo e non sapevo a quale articolo e numero di legge facesse riferimento. Voglio qui ribadire che io ero solo nell'ufficio, mentre i Dirigenti si erano tutelati ed erano in tre per coprirsi l'uno con l'altro. Io sono poi venuto a sapere che tutto ciò non è legale, ma il Giudice che ha poi valutato la mia denuncia ed il relativo ricorso, non neha tenuto conto per niente. Il giorno dopo, viene ripetuta ai miei danni, la stessa situazione; stesse parole, stessi discorsi, stesso stalking nei miei confronti per farmi confermare le mie dimissioni. Io avverto lo stesso panico, vado in crisi epilettica (non sono abituato a queste situazioni) e firmo ancora. I miei superiori negano che io mi sia sentito male ed abbia subito uno stress psicologico da parte loro; purtroppo loro erano in tre, la prima volta, ed in due la seconda; mentre io non sono mai stato tutelato nel senso che io ero solo e non avevo nessuno che potesse avvallare la mia versione. E' facile così, le dimissioni non dovevano essere richieste in tal modo, ma occorreva un tutore del Centro dell'Impiego, o un Sindacalista o, addirittura con l'accusa che mi veniva rivolte, un Avvocato, vicino a me. Tutto ciò non è avvenuto e loro negano quello che è successo nell'ufficio del Direttore. Ma la cosa più grave è che il Giudice che ha esaminato la mia denuncia, supportata dal mio Avvocato, in due mesi soltanto ha archiviato la causa e dopo il mio ricorso mi trovo "indagato" per falsa testimonianza. Ripeto che io ero solo e loro erano almeno in due; come si può fare una cosa simile? Da notare che le testimonianze di alcuni colleghi, presenti ai fatti, concordano con ciò che io ho affermato con le mie disposizioni. Da notare che le stesse minacce rivolte a me, sono state rivolte anche ai miei genitori che, la sera delle mie dimissioni, si sono recati dal Direttore a chiedere spiegazioni: è stato detto loro "che tutto ciò era fatto per il mio bene, perchè altrimenti avrebbero chiamato i Carabinieri e sarei stato arrestato; avendo così sporcata la fedina penale con tutto il contorno a seguire, contorno che vi ho già evidenziato precedentemente. Questi fatti sono avvenuti a Settembre e Ottobre del 2012. Ho aspettato per poi far sapere la mia storia perchè credevo fermamente nella giustizia e credevo che, indagini approfondite, facessero veramente luce sulla storia e fosse fatta giustizia. Si sono appropriati oltretutto di una persona malata, continuando ad affermare che la mia malattia è "fisica" e non "neurologica" come è; forse dovrebbero documentarsi meglio o forse sarebbe bene provare sulla propria pelle i problemi seri per capire che cosa sono e cosa comportano nella vita di una persona. Premetto che esiete anche uno "stalking" fisico verso la mia persona da parte del Responsabile del Personale del Cinema, con tanto di testimoni e richiamo della Direzione principale. Ma neppure questo è servito per fare indagini più approfondite e serie in tutta la storia. Certamente io sono un ANONIMO CITTADINO ITALIANO, mentre i proprietari del Cinema sono i SIGNORI BENETTON. Tanto di cappello a questa Italia che uccide i suoi figli migliori e glorifica i peggiori. Non voglio farmi scudo della mia malattia ma, purtroppo me la porto dietro da quarant'anni. Voglio agginugere che ho un mutuo, che non posso pagare perchè tutti questi Signori compreso i Giudici, i Sindacati ecc... mi hanno negato il DIRITTO al LAVORO senza un rimorso di giustizia per quello che mi è stato fatto. Voglio aggiungere che sono dovuto andare da una psicologa perchè il mio stato psichico e la mia patologia sono sensibilmente peggiorati, con notti insonni, crisi continue, nervosismo e pianto che non mi permettono di vivere questa vita come una persona normale. Voglio aggiungere "COSA IMPORTANTISSIMA" che la Direzione del Cinema detiene ancora il mio sacchettino – portamonete (come risulta dalle dichiarazioni fatte dai Responsabili ai Carabinieri e messe agli atti) insieme ad altri miei effetti personali e che non mi sono ancora stati restituiti, ma anzi, da parte del Signor CIFALDI Responsabile a Roma del Cinema, viene negato che le mie cose personali siano presenti all'interno del Cinema stesso. Penso che questo rientri in un reato di appropriazione indebita e che ci sia molta contraddizione e falsità in questa denuncia. Ma, come accade in Italia per i poveri cristi, non si vogliono fare indagini approfondite. Esiste anche una causa in corso per quanto riguarda la parte lavorativa che avrà udienza il 31 Ottobre prossimo. Vi ringrazio ancora della vostra attenzione.

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