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Perché non cercare di vincere facendo giustizia invece di perdere cercando di farla alla giustizia.

Caro Direttore, non sono un lettore di Libero, non sono un elettore di Silvio Berlusconi e dei suoi partiti, non sono di certo un moderato né un cattolico. Non voto da vent'anni e se mai trovassi qualcosa di votabile (inteso nel senso di potabile) probabilmente si troverebbe nello schieramento opposto a quello di Silvio Berlusconi. Ciò anche se mi sento sempre più liberale. O meglio, diciamo che provo ogni giorno di più una dolorosa nostalgia per una libertà che sembra smarrirsi col tempo che passa. Quel che io sia interessa poco a me, immaginarsi se può interessare a lei o ai suoi lettori. Era solo per consentirle d'inquadrare meglio quanto dirò. Nel leggere le dichiarazioni del Presidente della Repubblica che parla di amnistia per tutti ventilandola come soluzione politica – credo poco appetibile per gli stomaci degli elettori di destra - m'è tornata a mente un'idea che avrebbe potuto essere la soluzione vincente per L'Onorevole Berlusconi che non capisco perché non sia stata da qualcuno cavalcata. In Italia la giustizia tributaria e amministrativa è un insulto allo stato di diritto. Tutto è viscido e opinabile così che i contribuenti sono spesso letteralmente oggetto di un'estorsione che segue un lavoro preparatorio di intimidazione da parte dello Stato. Il contribuente spesso viene denunciato sulla scorta di calunnie assemblate neppure con molta cura per il fatto che l'onere della prova poi spetta all'accusato: qualora questo non potesse dimostrare infondate le calunnie formulate a proprio danno si ritrova ad essere condannato. Tralascio ai commercialisti l'infinità di dettagli attraverso il quale lo Stato persegue il disegno di spogliare dei soldi il popolo di chi lavora, dalle mostruosità degli studi di settore ai sistemi per calcolare la deducibilità dei costi delle imprese. Cui si deve aggiungere che lo Stato pretende il pagamento di soldi veri su guadagni presunti e promessi calcolati su risultanze cartacee e non sull'effettiva circolazione del contante. Così da giungere all'orrore di condanne per evasione fiscale nei confronti di soggetti impossibilitati a pagare in quanto creditori di cifre spropositate da parte dello Stato. Ciò fa sì che il modo in cui lo Stato preleva soldi dalle tasche dei cittadini sia del tutto in contrasto con il dettato costituzionale oltre che ai più elementari principi di giustizia. In sostanza lo Stato si comporta da autentico fuorilegge sull'elemento fondante il patto sociale in essere con i propri cittadini: le tasse. Ora sul tema qualsiasi autentico liberale d'importazione inorridirebbe già che i liberali di qua forse non ci sono o forse sono assuefatti come la rana bollita nell'acqua fredda. Ecco che l'affermazione di alcuni principi come la relazione fra la capacità contributiva e le tasse chieste, come la non perseguibilità della buona fede, come l'individuazione di effettive responsabilità individuali per giungere a una condanna, come l'onere della prova da parte dell'accusa, come la non retroattività delle norme, come il diritto alla conoscenza preventiva della norma nei tempi compatibili con l'esercizio dell'attività economica (se devo fare un preventivo, devo sapere prima i costi che lo Stato m'impone e non dopo) sarebbero doverose al fine di realizzare quella democrazia liberale che dalla caduta del fascismo gli italiani non hanno ancora potuto conoscere. Oltre che propedeutiche per consentire di attrarre capitali stranieri dal mercato libero dei capitali e consentire agli italiani che ne abbiano voglia di intraprendere. E' chiaro che l'attuazione di una riforma di una tale portata che porterebbe all'ammissione da parte dello Stato di un grave torto perpetrato nei confronti dei propri migliori cittadini dovrebbe essere seguita da un'amnistia generale per i reati fiscali. Ecco che non riesco a capacitarmi del fatto che Silvio Berlusconi abbia rifiutato di partire dal suo problema per farne una grande battaglia di civiltà (e di sviluppo) cercando di rendere politico il suo particolare nell'interesse del Paese preferendo usare la politica devastando gli interessi del Paese per risolvere un problema privato. Forse si è ancora in tempo per fare del bene agli italiani che lavorano (ottenendone come ricaduta e solo come ricaduta, a questo punto ineccepibile, un dovuto beneficio personale). Un cordiale saluto.

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