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Malindi, ultima meta

Egregio Direttore Belpietro. Quando si vuole andare alla guerra occorre prima accertarsi di avere il fucile carico e in grado di sparare sui nemici, e non accorgersi alla fine che invece si ha un fucile finto con il tappo di sughero come quello dei bambini piccoli (almeno, quelli di un tempo). Quando si decide di fare il gioco duro, si va fino in fondo, costi quel che costi. Non ci si fa sorprendere in mezzo al guado, inermi. Quanto è avvenuto in questi ultimi giorni ha tutte le caratteristiche di una "sceneggiata". Berlusconi ha tentato l'atto di forza: non gli è riuscito. Di fronte alla prospettiva di una smentita clamorosa da parte dei parlamentari del suo stesso partito, ha ingoiato l'amaro boccone e ha finito per cedere. Inutile girare attorno alla sostanza di quanto è avvenuto: Berlusconi ha tentato il colpo grosso, ma gli è andata male. Peggio per lui. Dapprima la pagliacciata delle dimissioni in massa dei parlamentari eletti nel suo partito, e il PD ha irozzinizzato "can che che abbaia non morde", e infatti. Poi le dimissioni imposte ai suoi ministri, subito mal digerite. Infine la minaccia della sfiducia a Enrico Letta (detto "la iena"), anzi, non solo la minaccia, ma la conferma di tale decisione a notte fonda di martedì 1° ottobre. Dopo tutto quello che è stato detto contro Enrico Letta ("la iena"), il voto di fiducia: semplicemente penoso. Il futuro del Paese, le riforme, la priorità di lavorare tutti insieme per far riprendere l'Italia: tutte ipocrisie; la decisione di votare la fiducia è stata solo dovuta alla constatazione che i numeri gli erano contro, che il partito sarebbe andato in pezzi, e soprattutto che la sua pretesa leadership ne avrebbe avuto un colpo mortale. Comunque la si voglia mettere, è una personale sconfitta. Tramonto inglorioso. Oggettivamente, la decisione all'ultimo momento di votare la fiducia a questo anomalo Governo è probabilmente la migliore possibile per il Paese, ma solo se il Governo saprà dar prova di saper governare: concordo con i Suoi editoriali, Direttore Belpietro. A livello personale, da semplice osservatore (in altre occasioni ho chiarito che non faccio parte di quelli che cantano "meno male che Silvio c'è"), il Cav. Berlusconi mi sembra arrivato al capolinea. La destra sarà molto fortunata, ma molto, se i suoi potenziali elettori faranno finta di aver creduto in un atto di generosità e di responsabilità verso l'Italia, anziché un puro calcolo di quanti pro e quanti contro (ci sono anche alcune fotografie rivelatrici della conta). Enrico Letta ("la iena") gongola, e più ancora Giorgio Napolitano, il re. Negli atteggiamenti di falchi e colombe, la destra dimostra di essere una pallida immagine di quel movimento liberale e moderno che ha la presunzione di costituire il migliore riferimento di un intero Paese. Quanto al personale destino di Berlusconi, rammento un impietoso commento di Vittorio Feltri: Silvio, dovevi andartene quando avevi ancora il passaporto, ora è troppo tardi. Ma non è detto: dopo il carcere (perché sarà così), rimane sempre Malindi, ultima meta.

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