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Concorso a trappole

Cambiano i ministri, i provveditori, cambiano gli interpreti, ma nella scuola non cambia mai la musica. Il nostro resta un Paese in cui lo Stato è, nella migliore delle ipotesi, indifferente, ottuso, immobile, d’intralcio come un macigno piantato in mezzo ad un sentiero. Estraneo alla ragione, sordo alla logica. Così almeno non può che apparire a chi, nel Lazio, ha affrontato il calvario del fantozzianamente famigerato concorso a cattedre, fin dall’inizio prodigo di pecche e problemi tali da far sembrare l’Italia raccontata da Villaggio uno specchio per nulla deformato della realtà. L’ultima magagna è la meno conosciuta, perché ‘novissima’ e limitata ad una sola regione, ma è probabilmente la più eclatante. Nel Lazio, infatti, rischiano e sono anzi quasi certi di essere estromessi dalle cattedre numerosi candidati i quali, tra prove e titoli, sarebbero altrimenti vincitori di concorso; e il tutto per un cavillo che definire da azzeccagarbugli sarebbe ingeneroso nei confronti del personaggio manzoniano. Per farla breve chi, come il sottoscritto, ha avuto una votazione tra le più alte in Italia, dovrebbe ‘desistere’ a vantaggio di candidati meno titolati, poiché i suoi titoli (tutti debitamente verificati) non sono stati letti dal software della Pubblica Amministrazione. Un candidato su cinque ha infatti riportato regolarmente i propri titoli in domanda – come da bando – ma non ha creduto di doverli copiare una seconda volta in una diversa sezione della stessa domanda, come il sistema informatico del concorso, per sue ragioni imperscrutabili, avrebbe voluto. Pare persino superfluo far notare che tale reiterazione del titolo, laddove si fosse rivelata così fondamentale, avrebbe potuto essere facilmente ottenuta rendendo obbligatorio il campo relativo, un po’ come fa, per dire, il software del supermercato quando si sottoscrive una tessera sconto. Chiunque abbia partecipato ad un concorso per prove e titoli sa benissimo che con ‘zero tituli’, per usare un mourinhismo, si parte sconfitti. Pur sapendolo, tuttavia, la USR Lazio non ha affatto creduto di dover avvertire gli interessati all’indomani della presentazione della domanda, ma lo ha fatto solo dopo che gli stessi avevano portato a termine l’intero iter, molti di loro risultando ai primi posti della graduatoria se l’onnipotente software fosse stato programmato per leggere anche i loro titoli. E’ da dire inoltre che nelle altre 19 regioni d’Italia molti candidati sono caduti nella stessa trappola, senza che però le rispettive USR riscontrassero alcunché di irregolare nelle loro domande. Solo il Lazio riceve, dunque, il premio ‘Originalità’ della Giuria. Solo il Lazio ritiene che la compilazione di un modulo ‘bizantino’ sia più importante rispetto alla preparazione del candidato e che il basilare principio di qualunque concorso pubblico, secondo cui i candidati debbono attenersi a quanto prescritto nel bando, possa essere pretermesso per le esigenze di un software mal congegnato. Prima di rivolgermi alla stampa ho naturalmente reclamato con ogni mezzo possibile (fax, mail, di persona)con la mia USR e con il Ministero, senza però avere in ritorno il minimo riscontro, fosse pure – chessò? – un ‘Mi piace’ stile Facebook. Avessi avuto anche un altro ente con cui interloquire, i tre insieme avrebbero potuto comporre con successo il simpatico soprammobile con le tre scimmiette. Il fatto è che mi sono stancato di sentire ministri che in prima serata calzano la telecamera cianciando di meritocrazia e intanto leggergli ‘burocrazia’ sulle labbra, come in una telenovela doppiata male. Il fatto è che il nostro, resta sempre lo stesso ridicolo Paese, soffocato da un’ipertrofia di trappole e cavilli; e ti fotte – per la miseria! – ti fotte sempre, con il sorriso addosso anche, che tanto questo è un concorso da poveracci; ti fotte rimanendo antiquato, come le sue scuole cadenti, e ti fotte modernizzandosi, armando i suoi software in luogo dei vecchi faldoni.

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