Cerca

Malagiustizia

Gentile Direttore, le descrivo il mio grido disperato di malagiustizia subita. Spero vivamente che riuscirò ad avere un minuto di attenzione da parte sua e un piccolo spazio per la mia vicenda sulla sua testata. Grazie A. Giuseppe Bulzomì Comune di Ricadi, concorso per agente di polizia municipale: ingiustizia è fatta! Si è finalmente conclusa – ma, come si dirà, in modo a dir poco discutibile – l’annosa vicenda del concorso pubblico, per titoli ed esami, per la copertura di un posto a tempo indeterminato di agente di polizia municipale, indetto oltre un decennio addietro dal Comune di Ricadi. Dopo che erano state presentate le domande di partecipazione e si erano svolte, negli anni 2004 e 2005, la prova scritta e quella teorico-pratica, del concorso si erano, inspiegabilmente, perse le tracce, tant’è che, ben cinque anni dopo (sic!), uno dei concorrenti aveva chiesto informazioni al riguardo al Sindaco, sentendosi comunicare che, sul finire dell’anno 2009, il presidente della commissione esaminatrice, a conclusione dei lavori, gli aveva trasmesso, per gli adempimenti di competenza, il verbale dal quale si evinceva che nessun concorrente aveva conseguito il punteggio minimo in entrambe le prove. Soltanto dopo aver potuto accedere a tutti gli atti del procedimento concorsuale, sul finire dell’anno 2010, il predetto concorrente appurava, però, che alla trasmissione dei verbali di concorso da parte della commissione esaminatrice non aveva mai fatto seguito l’approvazione delle operazioni concorsuali da parte del responsabile del servizio, espressamente prevista dal bando. Da qui un ricorso al T.a.r. di Catanzaro, che, però, veniva respinto (Sez. II, 7 giugno 2011, n. 810). Convinto delle proprie ragioni, il concorrente proponeva appello al Consiglio di Stato, che ha recentemente confermato la sentenza di primo grado. Leggendo la decisione dei giudici di Palazzo Spada (Sez. V, 19 novembre 2012, n. 5831), ci si accorge, però, che si è in presenza di un caso di vera e propria denegata giustizia: il Consiglio di Stato ha, infatti, pedissequamente avallato l’operato dei primi giudici, talvolta sostanzialmente omettendo del tutto l’esame dei motivi d’appello. Tanto per esemplificare. Con il primo motivo di ricorso, si era dedotto che, ad un certo punto, il presidente della commissione esaminatrice era stato, sic et simpliciter, sostituito senza che il presidente subentrante, all’atto dell’insediamento, avesse esaminato e, quindi, approvato, condividendole, tutte le operazioni concorsuali eseguite prima della sua nomina, come ritenuto doveroso dalla giurisprudenza, anche dello stesso T.a.r. catanzarese (T.a.r. Calabria-Catanzaro, Sez. II, 30 luglio 2008, n. 1145, 2 maggio 2002, n. 906 e 2 novembre 1996, n. 817; T.a.r. Lazio-Roma, Sez. II, 18 luglio 2008, n. 6901). Tale censura, il cui accoglimento avrebbe comportato l’annullamento di tutte le operazioni concorsuali svolte a far data dal dicembre 2008, ivi compresa la correzione della prova teorico-pratica, è stata ritenuta (anche) dal Consiglio di Stato priva di supporti probatori (sic!) nonostante fosse documentalmente provata. Ma v’è di più. Con il secondo motivo di ricorso, si era dedotto che la commissione esaminatrice non ha mai stabilito i criteri e le modalità di valutazione delle prove concorsuali. Anche tale doglianza, parimenti confortata da copiosissima giurisprudenza, pure dello stesso T.a.r. (Cons. St., Sez. V, 30 aprile 2003, n. 2245; T.a.r. Calabria-Catanzaro, Sez. II, 3 ottobre 2006, n. 1095), era stata disattesa dai primi giudici, i quali avevano ritenuto che la Commissione avesse fatto puntuale applicazione dei criteri di valutazione indicati nel bando, il quale sul punto rimandava all’art. 66 del Regolamento sull’ordinamento generale degli uffici e dei servizi. Nell’appello, si era, però, fatto notare che il succitato art. 66 – che probabilmente i primi giudici non hanno nemmeno letto! – si limita, infatti, a stabilire cha “[c]iascun commissario dispone di 10 punti per la valutazione di ciascuna prova d’esame”: anche un profano è in grado di valutare se questo sia un criterio talmente preciso da rendere sufficiente il voto numerico! Ebbene, il Consiglio di Stato ha respinto la doglianza semplicemente riportando, alla lettera, l’affermazione dei primi giudici, senza nemmeno esaminare il rilievo contenuto nell’appello! E il discorso potrebbe proseguire con la disamina degli ulteriori motivi di gravame. Resta la delusione del concorrente, che, convinto della bontà delle proprie ragioni, ha percorso ben due gradi di giudizio e, purtroppo, non ha a disposizione ulteriori mezzi d’impugnazione e deve, quindi, rassegnarsi a subire un verdetto che, prim’ancora che errato, è sostanzialmente immotivato.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog