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e adesso?

Alla sparuta schiera dei senatori dissidenti vorrei dire: sono entusiasta che finalmente qualcuno abbia deciso di rompere il cerchio magico nel quale Berlusconi si è imprigionato da troppo tempo. L’impossibilità di fare riforme è evidente da tempo e il continuare a promettere di fare le riforme è un trucco che non avvince più. Troppi comportamenti goliardici, faciloni e superficiali hanno distrutto la credibilità della persona, che ormai recita un programma in cui non crede nemmeno, ma solo incolpa gli altri di non poterlo fare … Spero che il piccolo gruppo abbia la serietà di restare separato dalla massa di leccac…, pitonesse e C. che assolverebbe B. anche se pedofilo e assassino. Badi che ho votato per Berlusconi (qualche volta Lega) dal 1994, ma sempre con minore entusiasmo. Se si tiene conto della nascita del M5S e delle astensioni si capisce che il PDL è stato graziato solo dalla povertà ideale e strategica del PD. A questo punto Le chiedo, (è una modesta supplica): restate separati, mettete al centro della vostra attenzione ciò che non è stato da anni nella cura dei nostri politici di destra e di sinistra: se il bilancio fa acqua è perché sono state fatte troppe leggi ingiuste (pensioni sproporzionate ai versamenti, posti di potere strapagati, barbieri del parlamento con 130 mila euro l’anno, spese di 600.000 euro per frizzantino alla camera e via, le conosce bene ma nessuno dei politici ne parla: questi sono troppo importanti per queste piccolezze, debbono creare posti di lavoro, indirizzare l’economia e fare metafisica politica. Restano invariate le auto di servizio, le scorte a vita, i costi del Quirinale e tutte le altre porcate, tutte legali e intoccabili, tutti diritti acquisiti. Si sta discutendo per una legge che abolisca il finanziamento dei partiti: ma se è stato cancellato dopo il referendum che cosa aboliscono, ricambia nome e resta? Abbiate il coraggio di porre in atto strumenti che cancellino le vecchie decisioni sbagliate, facendo capire che la festa è finita, deve comunque finire. Il rischio non è la caduta del governo, ma il fallimento dell’Italia. Non è possibile che sia lasciato al solo movimento 5S il compito di segnare i confini invalicabili della tolleranza, non è possibile che in un paese pronto al fallimento la Presidente della Camera possa esigere senza obiezioni un’auto di lusso mentre il 40% del giovani si trova senza prospettive di lavoro, mentre chi sta lavorando non sa per quale pensione stia accantonando i contributi. Distinguetevi in questi temi, avrete il voto di milioni di italiani. Purtroppo la cultura e la storia del secolo scorso sono state infestate dalle teorie idealistiche che hanno divinizzato lo stato, reso onnipotente, un gigante a cui tutto si può chiedere e tutto può e deve fare: fascismo, nazismo, comunismo hanno posto radici profonde dei paesi occidentali, togliendo alla politica il lume del realismo. I partiti hanno promesso di realizzare l’impossibile e siamo arrivati alla carnevalata attuale. Lo stato (italiano in particolare) è solo un povero vecchio che ha possibilità di manovra molto limitate. Quindi basta promesse vane, tagliamo le spese e smettiamola con il paese tagliato in due, da una parte la politica onnipotente che ci sta spremendo all’osso per mantenere intatti i privilegi di troppi, dall’altro un popolo che lotta con le difficoltà sempre crescenti. Vi seguirò con attenta cura e spero che abbiate capito quello che io mi aspetto da voi. Con stima, distinti saluti. Gian Paolo Salandin - Verona

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