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All' Italia serve un nuovo centrodestra

Gent.mo Direttore, la maggioranza degli elettori di centrodestra sono francamente esterrefatti dal comportamento dei propri parlamentari preoccupati più di garantirsi un posto al sole per il dopo Berlusconi che dei reali problemi del Paese, incuranti del disagio economico, sociale e culturale che attraversa ogni fascia sociale del ns. Paese ed in particolare il ceto medio. Il dibattito politico è tutto incentrato sulla successione ad un Leader, il quale a parte demeriti attinenti alla propria sfera privata, ha avuto l’ indubbio merito di realizzare nel ns. Paese quel bipolarismo che, con la politica dell’ alternanza, solo può garantire un reale cambiamento spostando la centralità della politica dagli accordi e dalle mediazioni a concrete proposte e soluzioni, e sulla nascita di un nuova aggregazione politica che all’ insegna della conservazione garantisca la governabilità apparente e la sudditanza agli altri Paesi Europei maggiormente sviluppati. Essi non hanno compreso che l’ Europa e la ns. società oggi richiedono, pur nella diversità delle ispirazioni ideologiche, un cambiamento reale dello Stato sociale immaginato dai padri costituenti e frutto del compromesso storico, introducendo anche nel ns. Paese la tutela e la centralità dell’ uomo e dei diritti della persona ed una reale attuazione dei principi di libera concorrenza, uguaglianza, non discriminazione e trasparenza e ciò attraverso un disegno organico riformatore della spesa pubblica, del fisco, del lavoro, della sanità e della giustizia secondo regole liberali che garantiscano la libera iniziativa, la proporzionalità della contribuzione fiscale per i bisogni comuni, l’ applicazione del principio di solidarietà reale per le fasce più deboli e la certezza del diritto. A prescindere infatti dalla difficile congiuntura economica frutto della crisi della globalizzazione e dello spostamento della ricchezza dall’ occidente all’ oriente servono al Paese concrete riforme costituzionali ed ordinarie che consentano la libera iniziativa e l’ incremento della produzione con una visione strategica premiale dei sistemi di qualità nella produzione dei beni e servizi, un ricambio generazionale nel mondo del lavoro, un corretto utilizzo delle risorse comunitarie unico strumento finanziario realmente attuabile, la fine di un regionalismo che in un territorio come il ns. non trova una razionale ragione di esistenza se non quella dello smisurato aumento della spesa pubblica ed una pressione fiscale che tenga conto non dei ricavi ma dei redditi effettivamente conseguiti. Come può il dibattito politico nel centro destra non essere imperniato su una visione diversa della società che non conduca il ns. Paese a politiche che lo relegherebbero a divenire “ a basso costo” con un appiattimento della scala economica, sociale e culturale verso il basso e con la svendita, come oggi sta accadendo, del brand delle ns. imprese? Come si fa a non capire che: a) siamo forse l’ unico Paese Europeo, in cui esiste ancora un diverso ordinamento tra lavoro pubblico e privato, e l’ accesso al lavoro pubblico avviene attraverso improbabili e condizionati concorsi pubblici e non attraverso la valutazione di curricula e colloqui con il datore di lavoro e valutazioni consequenziali al tirocinio formativo che lo Stato deve garantire offrendo così agli studenti una reale prospettiva di lavoro. b) nel ns. Paese si è invertito ogni principio di libertà dell’ iniziativa privata assoggettandola al regime autorizzatorio dello Stato con la conseguenza che le farraginose legislazioni, sempre finalizzate al controllo assoluto, dilatano a dismisura i tempi per il rilascio dei provvedimenti amministrativi rendendoli abormi rispetto a quelli degli altri Paesi; c) l’ erogazione dei servizi è accentrata nello Stato e nelle autonomie locali e regionali in regime monopolistico o convenzionato e non rimesso al libero mercato o l’ accesso ai servizi pubblici, in violazione del precetto costituzionale vigente non viene garantito alle fasce economiche più deboli, a prescindere dalla natura pubblica o privata del soggetto erogatore, ma a tutti con tariffe non remunerative degli effettivi costi e che determinano l’ incremento a dismisura della spesa pubblica; d)l’ enorme patrimonio del demanio marittimo, del patrimonio indisponibile e disponibile dello Stato e delle autonomie è in condizione di mettere in atto sinergicamente un processo di start up di impresa se solo affidato in gestione ai privati; e) le tutele assistenziali della cassa integrazione ordinaria e straordinaria debbano essere sostituite da un indennità di disoccupazione per il termine massimo di un anno con obbligo per i fruitori di prestare il proprio lavoro nelle imprese diverse da quelle in crisi aziendale o nelle pubbliche amministrazioni. f) non è attraverso l’ abbattimento del cuneo fiscale che si rendono competitive le imprese perché il costo del lavoro non sarà mai pari a quello dei paesi orientali ma con politiche infrastrutturali e con la diminuzione della pressione fiscale e con una corretta riforma della fiscalità. Ecco questi sono solo alcuni dei temi che avrebbero dovuto in questi anni animare il dibattito politico interno al centro destra per individuare concrete risposte da tradurre in atti legislativi facendo partecipare i territori nell’ individuazione delle soluzioni creando così una classe dirigente formata capace di governare. Non serve una nuova Democrazia Cristiana o peggio ancora un pentapartito ma un evoluzione del centrodestra liberale che comprenda che se non si affronta una radicale trasformazione dello Stato il domani sarà solo di contestazione e dei contestatori e l’ Italia diverrà un Paese al servizio di un oligopolio finanziario. Cordiali saluti Gianfranco Scoglio

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