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Vajont/Napolitano

Dopo cinquant’anni di denunce e polemiche sulla prevedibilità del disastro del Vajont e sulle connesse responsabilità, il sindaco di Longarone infine ha espresso la sua riconoscente gratitudine a quanti, ma non a tutti, con impegno e spirito di sacrificio si prodigarono per assicurare la necessaria assistenza alla popolazione della valle. In particolare l’8 ottobre nel centro culturale Ferruccio Parri sarà conferita alla polizia di Stato la cittadinanza onoraria per la loro “umanità, capacità e operatività”. Anche se in ritardo di 50 anni il riconoscimento è dovuto a quegli uomini che profusero ogni energia nella soluzione e superamento dei mille gravi problemi derivanti dalle dimensioni e dalla complessità dell’evento. Gli oltre 2000 morti, il trasporto dei feriti, l’organizzazione degli aiuti sono solo alcune delle immani difficoltà che richiedevano immediate e risolutive risposte da parte delle autorità presenti a Longarone. Le soluzioni furono comunque trovate e il merito va attribuito ai responsabili dei vari settori operativi dell’epoca. Tuttavia , che io ricordi, ad eccezione del generale comandante dei militari, a nessuno di loro fu assegnato un riconoscimento o rivolto un semplice segno riconoscenza. Al contrario, alcuni furono maltrattati, non solo dai media, ed umiliati. Sono il figlio del prefetto Caruso, in servizio a Belluno nel '63, e non potrò mai dimenticare la spregevole azione svolta dal partito comunista, di cui Napolitano era uno dei massimi esponenti, nelle prime settimane del mese di ottobre di quell'anno nei confronti dei titolari delle prefetture di Udine e Belluno. Furono additati all'opinione pubblica come gli unici responsabili dell'immane disastro del Vajont.Grazie alla forte pressione esercitata sul ministro Taviani, chiesero ed ottennero la sospensione dal grado e dalle funzioni dei due funzionari, sostenendo artatamente che sussistevano negli uffici delle due prefetture segnalazioni e studi che costituivano precisi e chiari elementi prodromici dell'imminente disastro. Non cancellerò mai dalla mia mente l'immagine della partecipazione di Napolitano, presente in quei giorni a Belluno,all'azione politica che distrusse la carriera e la vita dei due prefetti, strumentalizzando la disgrazia a tal punto da arrivare a far distribuire tra le macerie di Longarone il libro bianco edito dal giornale di partito. Questo triste episodio segnò l'inizio della fine fisica e cerebrale di mio padre, mentre Napolitano fu in prosieguo nominato, a capo dei prefetti, ministro degli Interni. Le sarei oltremodo grato se volesse aiutarmi nel mio intento di cercare di tutelare l'onorabilità del mio amato genitore, ad esempio individuando negli archivi dei giornali dell'epoca ( Il Gazzettino, il Resto del Carlino etc) gli articoli che davano notizia della presenza in quei giorni di Napolitano a Belluno e del suo attivismo nello svolgimento di quella ignobile azione svolta dai dirigenti comunisti per danneggiare un'istituzione, quella dei prefetti, ritenuta avversa al partito e per sostenere, senza se e senza ma,la tesi “merliniana” che coloro che comandavano non potevano non sapere. Qualora i suoi impegni non Le consentano di aderire alla mia richiesta,Le sono comunque grato per l’attenzione e La saluto cordialmente. Salvatore Caruso

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