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ma chi l'ha detto che la cultura è di sinistra?

Gentile direttore, le chiedo anticipatamente scusa per la lunghezza di questa inconsueta lettera ben sapendo che la sua rubrica non può disporre di tanto spazio.Penso però che sia ora di sottrarre all'egemonia della sinistra il monopolio della cultura e di rivendicare il legittimo spazio che compete ad un pensiero, quello liberale e di destra che da troppo tempo resta confinato in un recinto indegno della sua grandezza. "Disprezzo il credo comunista in quanto idea meschina dell'uguaglianza, pagina grigia nella storia festosa del genere umano, negazione della bellezza terrena e ultraterrena; una cosa che stupidamente viola il mio libero Io, un incoraggiamento all'ignoranza, all'ottusità e all'autocompiacimento". V. Nabokov. Dice la filosofa americana Ai Rand “anche per dire io ti amo bisogna saper dire io”. Nel pronome io si trovano le più profonde radici della civiltà occidentale e il meglio del pensiero di destra. Quando si parla di cultura, sembra quasi automatico che il riferimento sia alla moderna cultura di sinistra, e a ben pensarci, anche coloro che si dichiarano di destra si trovano spesso a dover difendere o giustificare una quasi totale assenza dal palcoscenico della cultura delle idee di destra. La sinistra ha costruito una piccola riserva nella quale ha confinato “la destra becera” e ha lasciato un piccolo spazio nei salotti televisivi a una destra rassicurante, una destra un po’ ridicola (il cantante Franco Califano per fare un nome), che soddisfa appieno il loro bisogno di sentirsi superiori. Ne prendiamo atto e passiamo oltre, la cultura è di sinistra. Di destra sono gli uomini, le donne e le grandi idee. Volete barattare Celine con Tabucchi?, Borges con Eco? Nina Berberova con Baricco? Io no. Ecco credo che la differenza tra destra e sinistra, intese come modelli, sia questa: a destra ognuno è di destra alla sua maniera, a sinistra sono di sinistra tutti nello stesso modo. Odiano a comando il nemico, amano gli stessi libri, le stesse canzoni, gli stessi film, sono tremendamente prevedibili e penso che all’industria culturale, piacciano proprio per questo. Non è possibile ridurre uno scrittore, un pensatore di destra a una scuola di pensiero, a una corrente. Al contrario questo è quasi sempre facilmente realizzabile se invece si pensa alla cultura di sinistra. La loro cultura è capace di generare una grande quantità di prodotti perfettamente allineati alle mode del tempo. Se va di moda il razzismo, via: libri, canzoni, sceneggiati tv, film che offrono l’idilliaca visione di un’integrazione razziale nel più genuino stile Mulino Bianco, oppure all’opposto un trito razzismo attribuito quasi sempre alla parte di società che si riconosce nel centrodestra politico meglio se nell’Italia del nord. Se invece quell’anno si portano i diritti delle donne ecco che sensibili maschi progressisti riportano l’amore nella vita di povere donne violentate da berlusconiani nutriti a Drive in e eccessive coccole materne. Se invece si tratta dell’omosessualità ad essere trendy, vedremo che l’omosessuale di sinistra metterà a frutto il suo personale percorso di crescita trovando l’amore della vita, se il culattone è di destra, allora sarà cattivo rabbioso e represso e la sua vita finirà in tragedia. Per fare un esempio, in una puntata de “Il medico in famiglia” un pedofilo legge” Il Giornale” ma nessuna serie televisiva fa analoghi riferimenti al PD, nonostante la cronaca ricordi tal Luca Bianchini stupratore seriale coordinatore di un circolo di quel partito a Roma. Così come fa scandalo la leghista che si augura lo stupro della ministra Kyenge, mentre passa quasi sotto silenzio il progressista Gianluigi Piras, che dal suo account facebook si auspica analoga violenza a danno dell’atleta russa Isinbayeva rea di avere opinioni diverse dalle sue sulla “normalità” delle persone omosessuali. A sinistra sono moltitudine, per loro è facile schierarsi, firmare appelli, sottoscrivere denunce, i loro sentimenti sono in uniforme, sono posseduti dallo stesso istinto alla conformità. “Gesù, infatti, rivolgendosi all’indemoniato, gli diceva: «Spirito immondo, esci da quest'uomo!» Gesù quindi gli domandò: «Qual è il tuo nome?» Egli rispose: «Il mio nome è Legione perché siamo molti» ”. Ed è proprio questo elemento luciferino che caratterizza la cultura sinistra, cultura che porta luce che abbaglia, acceca ma non illumina cultura che rende ciechi. Non è possibile pensare a Papini che firma un triste e sinistro appello come quello contro il commissario Calabresi, che non a caso trovò più di settecento ipocriti progressisti, o Simon Weil schierata con Umberto Eco, Vasco Rossi, Dario Fo "contro la chiesa gerarchica di Ruini e Ratzinger”, per un “8xmille democratico”. Il culto delle masse, il delirio della dittatura del proletariato, il motto leninista “costringeremo il genere umano ad essere felice” sono elementi senza i quali non è possibile pensare all’idea di cultura come viene intesa da qualche decennio a questa parte. Se si pensa a Dante, a Shakespeare, a Goethe, che pure avevano idee politiche, non li si pensa caratterizzati dalle stesse, ma dalla straordinaria qualità della loro opera, dalla profonda conoscenza dell’animo umano, dalla squisita abilità tecnica. Questo fa di loro dei grandi e questo è quello che li rende degni di costituire punti di riferimento della cultura occidentale. Ci è indifferente che Dante tifasse per l’imperatore, Shakespeare sia considerato un teorico del tirannicidio o Goethe fosse massone, ognuno fa liberamente le sue scelte, ed è l’opera che parla dell’artista. Oggi gli artisti parlano della loro opera e si ritagliano spazi prestigiosi schierandosi politicamente o semplicemente firmando un appello, ieri contro un commissario oggi contro il cavaliere. Per apprezzare un’artista io non ho bisogno della sua dichiarazione di fede, me ne frego di sapere se è milanista o interista, progressista o liberale, carnivoro o vegetariano. A me personalmente piacciono, scrittori, musicisti, artisti dichiaratamente di sinistra, penso che il loro talento si esaurisca nell’opera e resto spesso allibito dalla loro pochezza umana e spirituale, ma non giudico una canzone perché il cantante cretino si schiera con Obama o contro la Thatcher. Anche Maradona è a mio avviso un idiota colossale, ciò non di meno ritengo alcuni dei suoi goal momenti di tale bellezza da meritare l’Olimpo degli artisti. “Rivelare l’opera e celare l’artista è lo scopo dell’arte” dice O.Wilde nel Ritratto di Dorian Gray. E aggiunge ”Nessun artista prova simpatie di ordine etico. Una simpatia etica in un artista è un’imperdonabile affettazione stilistica. Quando una società o una gran parte di essa, o un governo di qualsiasi specie, cerca di dettare all’artista ciò che egli deve fare, l’arte scompare interamente o diventa stereotipata, o degenera in una bassa e ignobile forma di mestiere”. Accettiamo di essere artisti e lasciamo loro il mestiere. Questo non implica alcuna forma di aristocratico distacco, di rinuncia a giocare la propria parte sul palcoscenico della politica, significa semplicemente accettare che esiste una differenza e che è non ha senso inseguire la sinistra nel suo territorio. Non c’è alcun bisogno che la destra esprima una cultura, c’è al contrario bisogno che la destra si riconosca e si accetti per quello che è, c’è bisogno che chi non si sente rappresentato dal pensiero collettivo sappia da che parte stare, c’è bisogno di offrire spazi a chi non vuole morire democristiano. Non tradizionali partiti, non anacronistici movimenti, bensì una casa delle idee. Ma se ognuno vede il mondo alla sua maniera dove potremmo trovare la malta che ci permetta di edificare questa casa? Nell'idea di libertà va riconosciuta la nostra vera casa. Non l'essere di una stessa terra o di una stessa lingua, ma l'essere della stessa idea è quel che oggi conta per provare a costruire un’alternativa solida al monolite progressista. Benché poco conosciuti, esistono significativi pensatori di area liberale che possono essere presi in considerazione per sviluppare un’azione coerente, per tentare di creare una sorta di lega Attica capace di opporsi ai disegni egemoni dei nuovi persiani, tra questi è meritevole di interesse l’americano John Rawls che è considerato uno dei più influenti filosofi politici del Novecento. Robert Nozick uno dei suoi più accesi oppositori, afferma che coloro che si occupano di questi temi o devono lavorare con Rawls o devono spiegare perché non farlo, mentre il premio Nobel Amartya Sen giunge a considerare la teoria della giustizia di Rawls " di gran lunga la più influente - e [...] più importante - che sia stata presentata in questo secolo ". Rawls articola varie tipologie di libertà fondamentali: a) la libertà politica: diritto di voto; b) la libertà di parola e di riunione; c) la libertà di pensiero; d) la libertà personale e quella di possedere la proprietà privata; e) la libertà dall'arresto e dalla detenzione arbitrari. La sua teoria della giustizia è dunque una dottrina politica autonoma rispetto a qualsiasi dottrina religiosa, filosofica e morale benché possa trovare, in esse, un consenso supplementare. Può essere un punto di partenza coerente con le premesse di difesa delle prerogative dell’individuo, poichè l’individuo è la più piccola minoranza esistente e non sarà sarà possibile la difendere le minoranze senza farsi carico dei diritti individuali. Lasciamo loro le piazze, le masse, la retorica del sol dell’avvenire e l’incendio dei cassonetti, mettiamoci a studiare e lavorare senza chiedere a chi è incapace di accettare la libertà di opinione alcuna forma di riconoscimento, non ce n’è alcun bisogno che l’ottusa sinistra di questi tempi accetti o meno l’esistenza di un pensiero diverso, di un pensiero capace di nutrirsi del bello, del vero e del giusto, un pensiero che non crede nelle forza dei numeri: “ Non uscire da te stesso, rientra in te: nell'intimo dell'uomo risiede la verità.” S. Agostino. E ricordiamoci che: "Gli intellettuali sono razionali lucidi, imparziali, sempre concettuali sono esistenziali, molto sostanziali sovrastrutturali e decisionali” Gaber. Io no.

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