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A proposito del canone RAI

Con l’approssimarsi della fine dell’anno prenderà sicuramente avvio una serie indefinibile di spot televisivi non solo per pubblicizzare le variegate campagne promozionali, ma anche per ricordare, in taluni casi, il rispetto di certe scadenze e le relative modalità di pagamento. Tra queste, di non trascurabile conto, sarà ancora l’impegno che la RAI riserverà al rinnovo del canone annuale: un pro-memoria che inizia con grande anticipo rispetto al 31 dicembre per poi terminare, di solito, con il mese di febbraio dell’anno successivo. Insomma, per circa quattro interi mesi c’è da aspettarsi che nelle diverse reti televisive e/o canali radiofonici pubblici trascorreranno immagini, si sentiranno, si leggeranno e/o passeranno comunicati per ricordare tale scadenza in modo ossessivo e per una quantità giornaliera davvero indefinita. Pur consapevole della utilità e della importanza della prestazione svolta, mi sembra però che un esagerato stillicidio quotidiano così come congeniato dalla RAI, non riscontrato peraltro per tante altre gravose scadenze di varia natura che ciascun cittadino è obbligato ad assolvere nell’arco di un intero esercizio, sembra faccia - a mio sommesso parere - un grande ed irriverente torto alla intelligenza ed al rispetto del popolo italiano che, nonostante tutto, non ha bisogno di essere considerato, seppur con tutto il doveroso ed assoluto riguardo, al pari di un distratto “demente e/o minorato”, quanto meno da Enti che svolgono un servizio pubblico come è appunto la RAI che, da anni, ha messo a regime una pressione così oltremodo asfissiante ed inaccettabile. Si dice che la pubblicità sia l’anima del commercio, ma il caso in specie credo costituisca - soprattutto in questo preoccupante momento congiunturale - l’espressione negativa elevata all’ennesima potenza.

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