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indulto ed amnistia

Illustrissimo Signor Presidente della Repubblica Italiana GIORGIO NAPOLITANO, Le scrivo come cittadino italiano e mi scusi se mi permetto di farlo, anziché comunicare ciò che Le sto’ dicendo attraverso le istituzioni più vicine al popolo, ma direttamente nei suoi confronti. Ho sentito le sue dichiarazioni trasmesse in Televisione su RAI 1 nel telegiornale delle ore 20 di martedì 8 ottobre 2013, relative alla intenzione da Lei espressa di concedere indulto e amnistia ai detenuti, per risolvere il problema delle carceri sovraffollate. Io sono un uomo di 54 anni che vive e lavora a Roma, quindi cittadino libero di esprimere una opinione come Lei. Non sono una persona schierata politicamente, perché nei 36 anni in cui mi è stato concesso il diritto di votare, ho qualche volta cambiato opinione e/o partito; proprio perché cerco di seguire idee e programmi di chi si presenta per chiedere i voti a noi aventi diritto ad esprimerlo. Non sono iscritto a nessun partito ne a nessuna associazione politica ne oggi ne in passato. Premetto inoltre prima di passare alla mia spiegazione, che concedo a Lei e agli autori del servizio andato in onda, la scusante di aver dovuto o voluto per ragioni varie, tagliare la dichiarazione da Lei fatta. Sono consapevole che ciò possa avvenire a scapito della chiarezza del telespettatore, ma non ho visto ne sentito successivamente nessun comunicato da parte dei suoi organi ufficiali di comunicazione che smentiva o precisava, pertanto ritengo confermate queste dichiarazioni. Mi perdoni Signor Presidente ma io mi sento offeso e indignato. Rispetto a chi in parlamento l’ha criticata dando una connotazione a questa sua volontà, a me di SILVIO BERLUSCONI non mi interessa nulla di ciò che gli succederà, perché c’è la Giustizia che considero sovrana ed organi di Stato che si stanno occupando di questa vicenda. Penso di parlare civilmente a nome mio e di tutti i cittadini che hanno subito e continuano a subire atti criminali. A me interessano coloro che verrebbero beneficiati da queste decisioni da Lei sollecitate, che attualmente dopo regolari processi e giudizi, scontano come la legge prevede la pena in carcere. Io ne ho subiti abbastanza di azioni criminali. Non Le sto’ ad elencare la moltitudine di atti subiti da me e dai componenti della mia famiglia. Più o meno quello che si legge sui giornali tutti i giorni. Altrettanto penso di tutti gli altri cittadini, perché subire un’azione criminale al giorno d’oggi è come la tosse o l’influenza, se non è quest’anno ti capita l’anno successivo. Se qualche volta poi ci siamo salvati e abbiamo schivato di peggio, siamo stati fortunati o previdenti al punto che i miei figli, di 21 e 25 anni un bel giorno hanno preferito non senza sacrifici, di andare a vivere in Olanda per sperare in una vita sociale e professionale migliore. Penso a qualche amico mio invece che ha subito nel suo negozio di Roma pieno di clienti in 30 anni di attività, ben 27 rapine molte delle quali a mano armata, senza che i delinquenti siano mai stati acciuffati. Penso a coloro che devono stare per lavoro in luoghi pubblici o che devono fare il loro servizio perché hanno prestato giuramento, e si preoccuperanno di cosa potrà succedere ancora, dopo che delinquenti e balordi torneranno in libertà reiterando lo stesso reato che li ha portati in carcere o peggio. Penso ai più indifesi (bambini, anziani e donne), che subiranno tutto questo, con conseguenti choc che forse li segneranno inevitabilmente per tutta la vita. Penso a casa mia ed a tutti gli altri appartamenti del condominio dove abito, ormai da anni con grate alle finestre fino al sesto piano e dotati di impianti di sorveglianza ed allarme, che cosa potranno ancora subire. Forse Lei Signor Presidente e le altre persone appartenenti alla Sua classe sociale, non Vi rendete conto di quello che succede fuori dai palazzi, grazie a tutta la protezione ed al filtro che Vi viene garantito. Se non Vi rendete conto Le chiedo di non coinvolgere il popolo italiano quando fa’ certe dichiarazioni come quella dell’altro giorno, Le faccia a nome Suo e basta. Se vorrà continuare a farlo, ci faccia dono di una Sua visita, oppure prenda un’auto comune e con una scorta discreta, anziché la solita che vediamo ogni volta che esce dal Quirinale, si faccia portare senza preavviso in giro per la città e le sue periferie scendendo a piedi; percorrendo i marciapiedi alle fermate dei mezzi pubblici di giorno e di sera tardi; ci mandi sempre se vorrà anche la Sua Signora i Suoi figli ed i Suoi nipoti, sempre senza scorta possibilmente. Mi perdoni Signor Presidente se traspare in questa lettera una punta di fervore, ma se il problema sono le carceri insufficienti; costruiamo più carceri al posto di spendere soldi per altre cose visto che ne buttiamo via tanti, ma le carceri per tenere rinchiusi coloro che hanno subito processi e giudizi dalla magistratura, nel rispetto delle leggi e dei cittadini che con tanta fatica le vogliono rispettare e rispettate; che rimangano dove sono fino a quando non hanno estinto la pena. E poi concludo anche per dire che mi sento deluso e frustrato quando vedo che per incapacità alla programmazione di interventi da parte di persone di governo preposte a fare questo, si arriva al collasso e si chiede sempre ai cittadini di accettare una soluzione che li mette ulteriormente a rischio pagando conti salatissimi. Io il mio lavoro non me lo sono scelto, se avessi potuto avrei fatto altro, ma questo ho e questo mi tengo con cura e dedizione. Quando sbaglio visto che lavoro in proprio, evito di chiedere il conto ai miei clienti o meglio, prima sistemo il problema e poi chiedo il conto. In questo modo scusandomi con loro applico la pratica alla teoria ed alle promesse, cercando di mantenere buoni rapporti in modo reciproco. Perché invece i ministri, i sottosegretari, i dirigenti e i funzionari pubblici che hanno fallito ripetutamente in ogni ambito amministrativo e/o legislativo; rimangono al loro posto ?? Se siamo in una situazione catastrofica che va dai conti economici, alla sanità, alla giustizia, alle infrastrutture, all’istruzione, ai beni culturali, allo smaltimento rifiuti e mi fermo qui, perché dobbiamo ancora pensare ed accettare che rimangano sempre i soliti personaggi a porre soluzioni e rimedi. Declassiamoli oppure facciamogli firmare le dimissioni senza laute liquidazioni e lasciamoli andare in aziende private, dove si rimetteranno in gioco; come succede a noi del popolo. Se sono bravi risorgeranno e avranno possibilità per dimostrarlo. Nelle aziende chi sbaglia viene sostituito o declassato; perché nel pubblico ciò non avviene ? Perdoni Signor Presidente se ho voluto scriverle queste cose, ma sono un Italiano fiero e orgoglioso di esserlo anche nel carattere e nelle azioni; altrettanto consapevole delle conseguenze che ciò potrebbe comportare. La ringrazio della Sua preziosa attenzione, non senza sperare in una sua semplice ed illuminante risposta. UN CARO SALUTO CLAUDIO FULGOSI ROMA 9 OTTOBRE 2013

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