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Libero scopre cha a "Befera piace l'evasore"

Gentile Mario Giordano, mi riferisco al Suo articolo di martedì 8 u.s. sul Dott. Befera Attilio già noto, presso gli Obbligati in Solido, come “Santo Protettore degli EVASORI D'IMPOSTA”, volutamente incapace, con tutti i mezzi che gli abbiamo messo a disposizione, ad assolvere il ruolo per cui l'AdE esiste: fare pagare, in un modo o nell'altro, l'evasore. Nel caso in argomento l'AdE preferisce perseguire, senza fare alcuno sforzo sul Soggetto Debitore d'Imposta, tutti quelli che gli sono vicini (sempre però con un occhio selettivo) ed invia notifiche a tutto spiano inserendo, da subito, l'Obbligato in solido senza esperire prima, come sarebbe logico attendersi, alcun tentativo di riscossione con il Soggetto Responsabile dell'evasione d'imposta. Bisogna però dire, a favore di questa acuta strategia, che in questo modo l'AdE genera un maggior lavoro per le Istituzioni e, in questi tempi, chi genera lavoro deve essere premiato ed avere il nostro plauso; infatti la prassi in uso è stata appositamente studiata per generare: 1. n notifiche al posto di una sola notifica 2. n cartelle al posto di una sola cartella 3. n ricorsi al posto di zero ricorsi 4. n cause civili che tengono impegnata la Magistratura, che altrimenti vedrebbe molti Giudici e PM in cassa integrazione, per decidere a favore o contro l'Obbligato in Solido che richiede, al Soggetto evasore dell'Imposta, il rimborso dell'imposta pagata ad Equitalia in sua vece 5. lavoro per n Avvocati e loro collaboratori 6. lavoro per la Sanità per gli stress che provoca nelle famiglie coinvolte e che poteva invece essere evitato. Si tutto questo lavoro è assolutamente inutile, genera sperpero del denaro pubblico, depaupera ed avvilisce Contribuenti Onesti, alimenta una mentalità truffaldina da parte dei Soggetti Evasori che si sentono protetti mentre l'Obbligato in solido deve ricorre ad una o più azioni legali, con 3-7 anni di attesa, per forse recuperare ciò che l'AdE poteva riscuotere facilmente a minor costo ed in tempi brevi con l'uso della legge abbinata però ad una merce rara: il “Buon senso”. Questa merce è richiesta dalla legge a noi tutti ma non alle nostre Istituzioni ed a chi li guida e gestisce. A proposito di buon senso ricordo un detto napoletano, insegnatomi da un sottufficiale di Marina a proposito di un suo superiore che pur avendo il comando non eccelleva per capacità professionale e si mormorava che: “tenesse 'a capa sule pe' spartere 'e recchie”. Non penso che necessiti una traduzione1 anche perché oggi questa malattia è piuttosto diffusa nelle nostre Istituzioni. Concludendo il Suo articolo scopre, in ritardo, le doti nascoste della nostra AdE che rinuncia a svolgere il Suo Ruolo delegandolo ad altri, diventa un “motore generatore” di lavoro inutile e sottrae risorse che altrimenti sarebbero state produttive e, non ultimo, ha un occhio di riguardo anche per gli evasori. Un amaro saluto

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