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Prostituzione ? No ,quella statale !

Con il film sui bordelli italiani pre Legge Merlin trasmesso su RAI 1 , si torna a ridiscutere sulla prostituzione femminile che affligge i " cittadini perbene" disturbati dalla visione di "donnine" che si vendono per strade e luoghi pubblici. Molti sindaci,confortati dalle polemiche sul "traffico" del meretricio che si spande per il loro territorio comunale,chiedono con un referendum la riapertura dei bordelli pubblici . In tanti in Italia sono convinti che la Legge Merlin abbia lo scopo di impedire la prostituzione,ma non è questo lo spirito della Legge. La Legge Merlin "vieta" lo sfruttamento della prostituzione,non la "libertà" di una donna a prostituirsi senza,tuttavia, costituire fatto di pubblica immoralità. La senatrice Merlin,in tempi di stretta osservanza moralistica della società civile italiana propose, e fu legiferata, la chiusura delle case cosiddette "chiuse" ritenendo vergognoso che lo Stato potesse sfruttare il meretricio con l'ipocrita asserzione che il bordello,oltre a tassare il reddito della casa chiusa,servisse a "sanitizzare" i rapporti sessuali. Uno Stato democratico e civile non può ssere testimone consenziente e profittatore della debolezza sociale o volontaria della donna che si sottopone o è sottoposta alla pratica della vendita del suo corpo. I sindaci che vogliono far cessare l'orribile spettacolo delle "donnine passeggiatrici" per il loro territorio, riconoscendo che la pratica della prostituzione femminile è secolare sarà sempre praticata,trovino la maniera per impedire questo sconcio sociale senza tuttavia accettare il principio ipocrita,illiberale, antidemocratico e socialmente inaccettabile che lo Stato possa legalizzare una pratica che offende non la donna in sé,ma l'esere umano !

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