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LETTERA AL MINISTRO KYENGE

Caro Ministro Cècile Kyenge, come cittadino italiano, da quando John Kennedy era ancora Presidente degli USA, mi sento in diritto di poter riferire le mie opinioni ad un Ministro della Repubblica, la mia Repubblica. Mio padre, operaio nei pozzi di petrolio, lavorò per oltre 40 anni e poi morì, senza poter godere la sua misera pensione conquistata con umilianti turni di lavoro al sole, alla pioggia e sotto la neve. I turni erano tre, dalle 4 alle 12; dalle 12 alle 20, e dalle 20 alle 4 della mattina successiva, così per quarant'anni. Prima di questi 40 anni, per servire la sua patria, fu prigioniero per due anni in un campo di concentramento nazista in Germania, aveva solo 18 anni e non era mai uscito dal suo piccolo paese d'origine. Migliaia di ragazzi della sua generazione non tornarono più a casa. Ma tutto questo forse a lei non interessa. Oggi, il mondo è cambiato, e i sacrifici enormi compiuti dai nostri padri per costruire una nazione fanno parte della storia; una storia che le persone come lei intendono spazzare via come cenere, come la cenere dei milioni di morti in guerra. Oggi stiamo lasciando la nostra bella Italia a popolazioni che, quando io ero bambino, vedevo solo in tv. Non mi fraintenda, non ho proprio nulla con le persone di colore, per l'amor di Dio. Dico solo che io il primo uomo nero lo vidi di persona negli anni 70 e oggi abbiamo il presidente degli Stati Uniti di colore e anche un Ministro della Repubblica Italiana. Nulla da dire, chi ha i meriti deve andare avanti. Ho invece altro da dire e domande da porle. Non so se lei ha bene presente la millenaria storia delle nostre terre; l'importanza fondamentale della nostra religione; la musicalità dei nostri antichi dialetti; la unicità straordinaria della nostra letteratura. Lei conosce Dante Alighieri, Gabriele d'Annunzio, Carducci, Manzoni e Ugo Foscolo? Lei ha sentito parlare di Michelangelo, Raffaello, Leonardo, Galileo? Lei sa che milioni di piccole e medie imprese del paese in cui lei vive hanno portato l'Italia ai primissimi posti del mondo tra le potenze economiche? Lei sa quanti milioni di brevetti le nostre aziende hanno depositato? Lei sa che siamo o, ahimè eravamo, leader al mondo in tantissimi settori dell'industria, della moda, dell'alimentare, dell'ingegneria, della meccanica, della medicina? Oggi, tutto questo sta per essere spazzato via da partiti politici della sua "area", inconsapevoli e irresponsabili. Qualcuno si chiederà: perché spazzato via? Perché, rispondo io, pensate che quando la maggioranza della popolazione sarà composta da africani, questi si preoccuperanno della cultura e dei valori italiani? Certo, mi riferisco all'immigrazione incontrollata che lei incoraggia. Lei è paladina di questa causa, sbaglio? Lei è convinta che la clandestinità non sia reato e che tutti possano entrare nel nostro paese senza restrizioni. Anche questo suo beneplacito ha causato centinaia di lutti nel mare di Lampedusa. I disperati si illudono di poter trovare voi ministri come salvatori delle loro vite. E invece cosa trovano? Trovano una passerella inutile di politici che sfilano mesti davanti alle loro bare tutte in fila, ecco cosa trovano. Se non fosse così, perché sono allora aumentati gli sbarchi a dismisura? La clandestinità è reato? Perché non chiede il parere dei suoi attuali connazionali su questo tema? Perché, voi che siete democratici di sinistra, non vi comportate democraticamente e chiedete agli italiani che ne pensano della clandestinità? La foto che la ritrae con quel lenzuolo ormai celebre sul quale è scritto: "clandestinità non è reato" dimostra che lei se ne infischia delle leggi italiane, ma le ricordo che lei è un Ministro della Repubblica. Vede, gentile Cècile Kyenge, io credo che lei non sia completamente inconsapevole delle conseguenze della sua politica dissennata e delirante, lei sa bene che percorrendo questa strada avremo fra pochissimi anni o forse pochi mesi milioni e milioni di individui disperati sul nostro territorio, le lo sa bene, ma se ne sbatte le palle; questa è la verità. L'Italia non avrebbe il record storico di disoccupati se si fosse frenata l'immigrazione; l'Italia non avrebbe la maggior parte dei suoi detenuti nelle carceri se si fosse frenata l'immigrazione; l'Italia non avrebbe il numero di reati al massimo storico se si fosse frenata l'immigrazione. La società multietnica è inevitabile? Si lo sappiamo, ma ci sono modi differenti per mettere in pratica la solidarietà. Se lei avesse 2-3 figli (non 38 come suo padre, ma solo 2 o 3) disoccupati, ne adotterebbe un'altra dozzina a casa sua? Su, si sforzi di comprendere un ragionamento di tale banalità come quello che le pongo. Risponda pubblicamente: voi della vostra coalizione politica adottereste una dozzina di immigrati disperati in casa vostra anche senza avere le possibilità economica per farlo? Risponda. L'Italia non può permettersi di ospitare milioni di individui. Costoro non hanno possibilità di trovare un lavoro semplicemente perché nemmeno noi abbiamo lavoro, lo capisce questo? Mi dica dove collocherà i milioni di "migranti" ? Dove vivranno? Di che vivranno? Che futuro potranno avere? Non certo come il suo; lei proviene da una famiglia benestante e ha potuto studiare a Roma, loro no, loro sono affamati e disgraziati e senza un cent. Loro dovranno mangiare tre volte al giorno e senza lavoro saranno costretti ad andare a rubare per sopravvivere. Anch'io andrei a rubare se non avessi un tozzo di pane per nutrire i miei figli, credo che tutti arriverebbero a tanto. Questa vostra politica mi fa ribrezzo, mi fa paura, mi fa vergognare di essere italiano, mi fa rabbia e orrore, provo disgusto e ripugnanza verso una simile irresponsabilità al potere. Lei è al potere e sta mascherando di fraternità e solidarietà un enorme e irrimediabile errore storico, spaventosamente irreversibile. Concludo informandola che io sono il fortunato padre di una ragazza e mia moglie è la madre. Ha capito bene, non sono il genitore uno, ma il padre, e mia moglie non è il genitore due, ma la mamma, la sua amata mamma. Quest'ultima sua follia non passerà nel mio paese; lo proponga nel suo Congo, non è una Repubblica Democratica anche quella? Cordiali saluti e che Dio ci protegga. Marco Chierici

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