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Contro l'ipocrisia dell'accoglienza senza se e senza ma

Vercelli, 14 ottobre 2013 Gentile direttore, nelle ultime settimane si è nuovamente presentato ai nostri occhi, in tutta la sua drammaticità, il fenomeno di massicce ondate migratorie verso l’Europa e, specificatamente, verso l’Italia. Non c’è dubbio alcuno in merito al dolore e alla compassione che provoca la conoscenza di certe immani tragedie, a causa delle quali muoiono anche numerosi bambini, che sono causate dagli spostamenti clandestini di persone da una terra all’altra: è cosa utile ed intellettualmente onesta, però, non giustificare l’illegalità tramite i drammi che proprio dall’illegalità derivano. L’accadere di alcune tragedie, infatti, è spesso conseguenza diretta del mancato rispetto della legge: in tutti gli ambiti civili, infatti, quando le leggi vengono messe tra parentesi si rischia la tragedia. È così – nell’assoluto spregio di ogni principio di sovranità nazionale e di ogni norma sui flussi migratori – che a molti extracomunitari disperati viene venduto (da alcuni loro stessi connazionali), a prezzi esorbitanti, il viaggio clandestino: che spesso, purtroppo, è causa di morte in mare. Ora – al di là delle tragedie che spesso vengono utilizzate in modo indecoroso come grimaldello politico per dar spazio alle più irresponsabili posizioni buoniste –, come italiani e come europei, dovremmo porci una domanda: possiamo ragionevolmente pensare di poter aprire le porte della nostra nazione e quindi dell’Europa a chiunque si presenti clandestinamente sulle nostre coste? La risposta mi pare di una evidenza addirittura lapalissiana: no, non possiamo permettercelo. L’Italia non può permettere l’ingresso incontrollato e indiscriminato sul suo territorio nazionale a chiunque desideri entrarvi: e tantomeno a chi desidera entrarvi, come spesso accade, invece che dalla porta dalla finestra. La regolamentazione dei flussi migratori non è figlia di politiche razziste, bensì ha una sua ragione logica e giuridica volta a poter garantire un’accoglienza dignitosa a coloro i quali la nostra nazione può effettivamente aprire le porte. Infatti, non credo che sia accoglienza cristiana, bensì tremenda e pericolosa ipocrisia, quella di fare entrare nel nostro Paese chiunque (pure i clandestini non identificati, che magari, dopo qualche giorno, scappano in massa dai centri di accoglienza), senza curarsi minimamente del fatto che – qui e oggi – non essendoci, spesso, più da vivere nemmeno per gli italiani, risulta impossibile un’esistenza umana decorosa per migliaia di stranieri immigrati. Su questi presupposti, figli della pura e semplice osservazione della realtà, dovrebbe essere sviluppata una riflessione, seria e informata, in merito alla necessità di non esporre l’Italia e l’Europa al rischio di far entrare entro i propri confini territoriali migliaia e migliaia di disperati, illusi di trovare da noi il Paese di Bengodi. Purtroppo l’accoglienza va commisurata con le possibilità concrete di accogliere: è quindi giusto e doveroso aprire le nostre porte a coloro i quali, come nazione, siamo in grado di garantire un lavoro. In caso contrario sarebbe come invitare a cena a casa propria degli amici, farli sedere a tavola e presentare i piatti vuoti: non si tratterebbe senz’altro di accoglienza ma di viscida ipocrisia, offensiva per l’ospite e vergognosa per l’ospitante. Emanuele Pozzolo Consigliere Comunale di Vercelli Cell. 349.5616251

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