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44 anni in pensione per errore e senza assegno

Caro Direttore: Sono oramai una ex poliziotta di 44 anni, madre di tre bambini ancora piccoli che a causa di un incidente stradale in itinere ha subito una distorsione scapolo omerale dx per il quale è stata riconosciuta la dipendenza da causa di servizio; in quel frangente pare abbia riportato un danno al plesso brachiale con conseguente perdita di prensilità alla mano dx e riduzione dell' abduzione della spalla. Un paio di anni fa a causa presumibilmente di un forte stato infiammatorio,era diventato progressivamente complesso il maneggio in sicurezza dell' arma in dotazione e quindi ho reputato mio dovere comunicare questo ai miei superiori per la mia incolumità e per quella dei miei colleghi . Sono stata quindi inviata a consulto medico presso la I^ commissione medico ospedaliera di La Spezia dove il consulente neurologo nominato dall' Amministrazione mi ha giudicata inabile in modo assoluto all' espletamento del mio servizio; a seguito di ciò si è giunti al decreto di inidoneità assoluta e permanente, prima della C.M.O., poi del Ministero dell' Interno. Mi è stato proposto di passare ad un' altra amministrazione dello stato ma, deve capire, io ho scelto la Polizia di Stato poiché è un istituzione nella quale credo. Ho lasciato allora un posto da dottore biologo presso un laboratorio analisi, con un livello stipendiale anche superiore rispetto a quello dello Stato ma non importava: credevo nella mia scelta e nella possibilità di fare del bene alla collettività. In funzione di ciò ho preso atto della diagnosi e mi sono ritirata... il fatto che poi non percepisca pensione se non 400 miseri euro al mese e che soprattutto non mi sia stata riconosciuta ancora una indennità per il danno subito, è un' altra storia; se effettivamente la diagnosi fosse stata corretta, me ne sarei stata buona buona da parte. In realtà però non è così........ Nell' anno nel quale ho interrotto l' attività (durante il quale avrei potuto usufruire anche di aspettativa anche senza stipendio, prima di essere allontanata), ho continuato la riabilitazione attraverso fisiochinesiterapia, nuoto e cure farmacologiche conseguentemente a ciò la situazione è notevolmente migliorata tanto che ho prodotto, a conferma di ciò, istanza di riammissione in servizio ed effettuato nuovi esami elettromiografici e nuove visite neurologiche anche dal medesimo specialista nominato anche dal Ministero: tutti gli esami sono conclusi con giudizio inequivocabile di ripresa della funzionalità. Non contenta mi sono sottoposta ad una seduta presso un poligono di tiro nazionale per verificare l' idoneità al maneggio delle armi in particolare dell' arma in dotazione della Polizia di Stato: l' istruttore di tiro federale mi ha giudicata perfettamente idonea. Ho inoltrato questa documentazione alla Commissione Medica di I^ istanza di La Spezia dove però non è stata minimamente presa in considerazione: infatti senza che venissi sottoposta da loro ad alcun test né di natura neurologica né ortopedica, sono stata convocata dal medico della Polizia di stato, il quale mi ha informato che la motivazione per la quale la commissione aveva deciso per la inidoneità assoluta non era a suo dire per inabilità fisica ( motivazione invece riportata nel decreto di quiescenza del ministero dell' Intero) ma, piuttosto per una incapacità a gestire in sicurezza l' arma in dotazione (in merito, preciso che il collega, ispettore capo della PS dell' ufficio armi della Questura di Lucca che mi sottopose al test al poligono di tiro per conto dell' Amministrazione, scrisse che tale incapacità dimostrata allora ed in fase infiammatoria acuta avrebbe potuto essere imputata anche a scarso esercizio....) e che per tale motivo non intendevano spostarsi di una virgola dalla diagnosi iniziale. Al medico della PS della commissione ho fatto notare che al momento del test con l' arma la mia situazione fisica-patologica era ben diversa da quella odierna come certificato dagli specialisti e dai test diagnostici e che tale inidoneità all' uso era solo momentanea dato il superamento del test al poligono: a tutta risposta lo stesso mi informava che non intendevano in alcun modo rivedere la loro posizione e che avrei comunque potuto rivolgermi alla II^ istanza per far valere le mie ragioni. Ora mi viene detto che la possibilità di vedere garantito il mio diritto a ri-acquisire il posto di lavoro, per altro previsto .dagli artt. 60 del DPR n. 335/1982 e 132 del DPR n. 3/1957, è estremamente ridotta e che se anche fossi giudicata fisicamente idonea, dovrei sottopormi nuovamente ad un ciclo di visite psicoattitudinali come se in Polizia non fossi mai stata, mentre chi è già in servizio o chi si dimette e poi avvalendosi delle leggi di cui sopra, viene riassunto non deve farlo. Ma io non sono vittima di un errore? E se è così ed i fatti lo testimoniano, perchè devo essere sottoposta a tutto questo? Grazie infinite per l' attenzione, spero tanto voglia leggere e darmi riscontro.

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