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Lettera a un Ministro

"Uno su mille ce la fa" Cantava nel 1985 Gianni Morandi, oggi quella canzone potrebbe fare da sottofondo ai migliaia di studenti italiani che ogni anno scelgono di iscriversi ad una facoltà a numero chiuso. Da tale premessa, Pregiatissimo Ministro, può ben capire il motivo per cui ho deciso di scriverLe, non tanto per contestare questo metodo di selezione, quanto per renderLe noto cosa ho provato io, diplomata italiana del 2013, da quando ho finito l'esame fino ad oggi. Non penso di sorprenderLa dicendoLe che dubbi e incertezze hanno dimorato nella mia mente durante gli ultimi mesi senza darmi tregua. Noi neo diplomati abbiamo di fronte il mare infinito delle possibilità, come direbbe Nietzsche, ma forse in questo caso non siamo proprio dei Superuomini , bensì solo ragazzi che per la prima volta intravedono da lontano uno scorcio di futuro. La visione è tutt'altro che nitida, anzi ci appare sfocata, siamo facile preda dell'indecisione e in balia di correnti diverse; il dovere filiale, la nostra vera inclinazione, il timore di non essere all'altezza, la paura di fallire, la voglia di farcela. Talvolta buffamente succede che, quando sei ancora un alunno della scuola superiore, aspetti con impazienza l'ultimo giorno degli esami di stato, il giorno in cui si diventa maturi, ma ben presto realizzi che l'euforia del traguardo raggiunto dura giusto il tempo di un applauso da parte del proprio pubblico il quale, insaziabile, vuole sapere quale sarà il tuo prossimo ostacolo da superare, con quali mezzi lo supererai e soprattutto non vuole essere deluso, altrimenti al posto degli applausi, si leveranno per te solo acuti fischi. E tu, Prode Cavaliere, che strada prenderai questa volta? Hai già le idee chiare o lascerai che il vento del caso ti adagi sulla giusta sponda? Non preoccuparti, perché qualunque sia la tua decisione c'è prima un drago da sconfiggere che a molti prima di te ha bruciato le armi, è il test d'ammissione. Medicina o Architettura, Biologia o Chimica, Farmacia o Veterinaria, e tante altre, per tutti i gusti e tutte a numero chiuso. La scelta fondamentale che riguarda la tua vita futura deve essere presa in fretta, oltretutto, non c'è tempo per esitare perché ci sono le scadenze e i pagamenti, giusto, i pagamenti, perché i test di ammissione non sono gratuiti quindi, se non sei sicuro di riuscire alla prima scelta, devi per forza iscriverti a più di un test; inoltre, se vuoi una preparazione che ti dia maggiore possibilità di riuscire nell'ardua impresa ci sono i corsi ,sempre a pagamento, dell' "alpha-test" che, come recita il famoso spot, apre il numero chiuso. Non vuoi frequentare i corsi? Nessun problema, per te ci sono vari libri con esercizi che puoi svolgere tranquillamente in riva al mare. In sintesi, caro diplomato, prima di accendere un mutuo che ti garantisca il mantenimento agli studi universitari, accendine uno per accedere all'università. In alternativa ci sono le prestigiose università private, non perché non siano a numero chiuso, ma perché, mentre il test nazionale comprende quesiti di logica, cultura generale, più materie diverse a seconda del tipo di orientamento della facoltà prescelta, in una università privata, fatta eccezione per alcuni casi, esiste il ragionamento logico, la cultura generale, la valutazione del percorso di studi precedente, un pizzico di impegno accompagnato da un velo sottile di fortuna e il gioco è fatto! Perchè non rendere il gioco più facile ed economico anche agli altri, a chi sceglie l'università statale? Gli indirizzi di scuola secondaria superiore sono molteplici e ogni anno ne viene creato uno nuovo; ad esempio, chi sceglie a 14 anni di frequentare l' Istituto Tecnico Commerciale non potrà, a 19 anni, scegliere di iscriversi alla facoltà di medicina o, se vorrà farlo, dovrà darsi da fare per studiare subito dopo l'esame di maturità le materie specifiche contenute nel test, che non ha studiato durante i cinque anni di scuola superiore, contando però di avere una marcia in meno rispetto a chi ha maturato durante il suo percorso di studi maggiore famigliarità con tali materie. Si potrebbe tentare di rendere la prova di ammissione più equa sottoponendo ai ragazzi solo quesiti di logica che pur non essendo una materia scolastica è comune a tutti gli indirizzi, sottesa in tutte le attività e intrinseca nell'ingegno individuale di ognuno di noi. Questi test, inoltre, hanno anche tempi per le procedure molto lunghi; solo a fine settembre, vale a dire a una settimana dall'inizio delle lezioni, si può conoscere l'esito; se è positivo, congratulazioni cavaliere, ci sei riuscito! Adesso, se sei fuori sede, trova l'alloggio e sbrigati perché i corsi non aspettano te per iniziare; se non ti è andata bene come speravi, bravo cavaliere, ci hai provato, adesso cosa farai, cosa è rimasto per te a numero aperto; eccolo, il barlume di speranza, il rifugio di tutti gli aspiranti medici/architetti//veterinari la facoltà di Giurisprudenza. Ci sono anche i cavalieri intrepidi, quelli che non si arrendono alla prima sconfitta, si iscrivono ad una facoltà "a caso", e riprovano ad entrare nella facoltà dei loro sogni l'anno successivo o l'anno dopo ancora, più preparati, con più esperienza rispetto a chi prova per la prima volta facendo diminuire le possibilità di accedere ai neo diplomati e la storia si ripete di anno in anno, assumendo le sembianze del leggendario serpente che si mangia la coda. I motivi che hanno portato il Governo Italiano a varare un tale metodo di selezione sono validi e sostenuti dall'evidente mancanza di posti a disposizione nelle Università, inoltre c'è anche da ammettere che in paesi come la Germania vengono utilizzati metodi molto più selettivi che più di draghi hanno le sembianze di mostri a tre teste, ma sarebbe ora di abolire questi metodi proprio perché solo "uno su mille ce la fa" ad arrivare alla stanza della principessa dormiente. Se è vero che all'inizio c'è un drago non è sconfiggendolo ed entrando nel suo castello che possiamo baciare la nostra principessa; una volta entrati nel palazzo infatti, ci sono varie prove da superare e accorrono in aiuto del cavaliere le sue doti di abile guerriero quali l'ingegno, l'impegno, la caparbietà e il sogno della dolce principessa che lo aspetta, che gli danno la forza necessaria per andare avanti, ma non tutti riescono nell'impresa, quanti gettano le armi, buttano via l'elmo e cambiano castello cercando nuove prove. Sono proprio le facoltà a numero chiuso a contare il maggior numero di coloro che abbandonano, quindi a cosa serve l'ardua selezione se poi il cammino da intraprendere è la vera prova da superare? Apriamo le porte dei nostri atenei prima che a farlo siano gli atenei di alcuni paesi europei limitrofi che offrono asilo a quelli studenti che in patria non sono riusciti a far avverare il proprio sogno; non a tutti, badate bene, solo a chi economicamente può sostenere tale spesa e psicologicamente è pronto a cimentarsi nell'impresa universitaria in una lingua straniera. La mia umile proposta non è eliminare del tutto il test d'ammissione, ma moderarlo, magari eliminando le nozioni specifiche e mantenendo i quesiti di logica e cultura generale, provando in tal modo a porre le varie facoltà delle università italiane su un piano accessibile a tutti, un po' come funziona per le facoltà di ingegneria che, fatta eccezione per i politecnici, propongono un test valutativo che non esclude la possibilità di immatricolazione, ma assegna a chi ne ha bisogno dei crediti formativi da colmare, ciò rallenta un po' la carriera universitaria, ma sicuramente rende lo studente più consapevole del lavoro che c'è da fare. Chi vuole può farcela, in qualunque ambito, ma la determinazione nel realizzare i propri sogni non si calcola in 100 minuti, in un'aula super affollata di fronte a quesiti, a volte, irrisolvibili in un minuto e mezzo. Le posso fare esempi di alcuni cavalieri che ce l'hanno fatta ad arrivare alla principessa, ma almeno per questa volta non voglio parlarLe dei pluri citati geni americani che senza laurea hanno costruito imperi informatici come Steve Jobs o Mark Zuckerberg, preferisco giocare in casa parlandoLe di un napoletano DOC famoso in tutto il mondo, il sig. Luciano De Crescenzo, un uomo dal multiforme ingegno( un po' come l' epico Odisseo di cui scrive nei suoi romanzi) perché non solo è uno scrittore di bestsellers, ma anche attore, regista, conduttore televisivo e ingegnere. Il suo sogno universitario in principio era un laurea lettere e filosofia, ma il caso lo portò a immatricolarsi alla facoltà di ingegneria, per questo mi piace definirlo un uomo ingegnoso che, pur seguendo un corso di studi a impronta scientifica, ha conservato le sue passioni letterarie e artistiche senza rinunciare ai propri sogni. Molti dei suoi lettori ignorano il suo passato da ingegnere all'IBM, così come molti ignorano che la giornalista fiorentina Oriana Fallaci prima di diventare la scrittrice di "Insciallah" o di intervistare tutti gli uomini più potenti della Terra, era una studentessa di medicina, valido esempio di chi ha capito durante il corso di studi che la propria strada non fosse in mezzo alle corsie di ospedali, ma davanti a una macchina da scrivere, esempio di chi, senza una laurea, è diventato leggenda. Basta avere un sogno e tutti i ragazzi ne hanno uno, il Dottor Umberto Veronesi ad esempio, ragazzo negli anni Trenta del Novecento, comprese di voler studiare a 16 anni, dopo aver lasciato la scuola, preparandosi da autodidatta per sostenere la maturità classica, il resto della sua ascesa professionale è ben noto a tutti. Sono passati tanti anni da allora e lo stile di vita dei ragazzi è cambiato, in meglio o in peggio, dipende dai punti di vista, d'altronde ognuno è figlio del suo tempo, ma come diceva Shakespeare nel 1600: Tutti noi "Siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni". L'esempio di questi uomini illustri e la loro personale esperienza di vita mi induce a pensare che il sogno sia davvero la luce che rischiara le tenebre dell'incertezza, solo sognando chi vorremmo diventare, acquisiamo un'identità di cui nessuno potrà mai privarci; non un test, non una bocciatura, non un esame impossibile, non un licenziamento; colui che trova il coraggio di rialzarsi dopo ogni caduta è il cavaliere che bacerà la principessa e regnerà sovrano sull'impero che ha costruito delusione dopo delusione, gioia dopo gioia. Voglia perdonare la mia invadenza e curiosità se mi permetto di chiederLe cosa sognava, Lei, quando non era ancora il Ministro Carrozza, ma solo Maria Chiara? Spero davvero che abbia baciato la sua principessa e che, forte della sua esperienza nel castello degli ostacoli, non lasci vagare nell'indifferenza e senza risposta questa mia lettera sincera, rispondendo alle questioni da me sollevate e correggendo qualche mia considerazione errata, così che io possa comprendere al meglio la scelta del numero chiuso e prendere una saggia decisione per il mio avvenire. Con Stima, Uno dei mille cavalieri impavidi.

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