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proroga del blocco della rivalutazione delle pensioni

Stimatissimo Direttore, da qualche tempo mi ripeto e mi dispiace occupare parte del suo preziosissimo tempo. Il tema che mi logora è la proroga del blocco delle pensioni, anche perché non vedo ne sia dato il giusto risalto. Probabilmente perché riguarda una categoria – quella dei pensionati del settore privato ex quadri direttivi/medio-piccoli dirigenti – di stacanovisti, abituati ad affrontare e gestire i problemi, piuttosto che a polemizzare e protestare. Lavoratori che sono e sono stati attori importanti del progresso socio/economico di questo paese, prevalentemente pragmatici, di buon senso ed equilibrati, d’ideali liberali e autenticamente democratici. E’ l’unica categoria, che, oltre alla vessazione fiscale alle aliquote più alte, a non godere delle esenzioni delle fasce più basse, a sopportare, come tutti, l’erosione del potere d’acquisto per la galoppante inflazione reale (aumenti delle tariffe dei servizi pubblici, alimenti ….), si vedono espropriata/derubata di quanto ha accumulato, la sola alla quale con arroganza diminuisce progressivamente lo stipendio (ossia la pensione), almeno per tutta la durata del blocco della rivalutazione. Sarebbe stato preferibile sopportare un aggravio delle tasse, quanto meno ci avrebbe sorretto la speranza di non vedere ridotto l’emolumento, prima o poi sperabilmente destinato a riemergere nel suo flusso lordo. A NESSUNO, PER LEGGE, VIENE RIDOTTO LO STIPENDIO, tanto più, quando lo stesso fosse il risultato di sacrificati accantonamenti. Senza contare che gli altri emolumenti, in misura sia pure del tutto insufficiente, godono di un’indicizzazione all’inflazione ISTAT. VORREI SOLO SPERARE DI DARE PER SCONTATO - per quanto già sentito – un provvedimento che, all’ultimo momento, non sia stato varato. Ringrazio dell’attenzione e porgo cordiali saluti. Renzo Cadamuro

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