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Eutanasia. Siamo veramente padroni della nostra vita?

Caro Direttore: Quando il Dio della vita e della morte ci consegnò le chiavi della conoscenza del bene e del male si premurò poi di mandare suo figlio tra di noi per illuminarci e per guidarci sulla retta via. "Ama il prossimo tuo come te stesso", le parole di immenso amore che ci ha portato non lasciano dubbi, nessuno deve soffrire per causa nostra. Una legge del nostro stato invece condanna alla sofferenza continuata ed ingiustificata persone che nel pieno delle proprie facoltà mentali vorrebbero una morte senza dolore che li libererebbe dal male che li tormenta. Alcuni si impiccano, altri si danno fuoco, si tagliano le vene, si buttano dalla finestra, si tolgono la vita lo stesso con la sola differenza che soffrono molto di più. La tragedia più grande è quando non si possono muovere e sono in balìa degli altri, costretti magari ad un accanimento terapeutico inutile e penoso contro la loro volontà. Come penso che l'aborto sia omicidio penso anche che l'eutanasia sia un diritto di ogni essere umano e che nessun giudice possa dirti se devi vivere o morire o se devi soffrire all'infinito. Anche sul recente blocco del metodo Stamina ci sarebbe molto da dire, di sicuro si è tolta l'ultima speranza a malati che al contrario, vogliono vivere ancora. Tornando alla "dolce morte", quando non ci sono più speranze di salvezza è il maggiore diritto umano quello di poter scegliere una dipartita dolce e veloce in alternativa ad una terribile e lenta agonia e badate bene, questo può riguardare ognuno di noi anche se oggi il problema ci sembra lontano e limitato a pochi sfortunati.

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