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DALL'ASSURDA FISCALITA' DELL'INPS AL PANE A PREZZO D'ORO

Poveri noi! Le accurate verifiche poste in atto dalla celebrata "basilica" della previdenza nazionale in merito alle prestazioni erogate, nell’arco di più anni, a favore di un pensionato, controlli terminati con l’accertamento e la conseguente richiesta di rimborso di un centesimo d’euro, sono una clamorosa contraddizione in termini. E’ difatti bastevole pensare ai miliardi di contributi evasi di cui l’INPS, com’è noto, rimane vittima, spesso irrimediabilmente, per opera di veri e propri eserciti di "briganti" grandi e piccoli. Si potrà obiettare che, nel caso del centesimo, tutto è stato fatto dalla procedura, dai programmi informatici, compresa finanche l’imbustamento della raccomandata spedita all’assistito reprobo. E, però, appare davvero poco credibile che neppure l’ombra di un collaboratore o addetto di genere umano si sia accorta dell’assurdo rendiconto finale. Da queste parti, in regolari esercizi commerciali, si trova pane di buona qualità a euro 2,40 il chilogrammo. Tuttavia, personalmente, almeno riguardo a tale alimento essenziale, sono solito fare uno strappo, trattandomi alla grande mediante il consumo di pane DOP di Altamura, precisamente ciabattine, il cui prezzo da un negozio all’altro oscilla da tre euro a tre euro e venti centesimi, sempre per chilogrammo. Così a Lecce. Invece, in un’altra località italiana, capoluogo di provincia della Lombardia dove abita un mio figlio, un chilo di pane, normali filoncini, costa, nei panifici, la bellezza di 6,90 euro il chilo. Perché? Come mai? A mio avviso, non possono esistere spiegazioni che reggano. Non mi resta, purtroppo, che riprendere l’esclamazione iniziale e adattarla in "Povero figlio mio!": rispetto alle quotazioni di Lecce, per il solo pane, gli tocca sostenere un maggiore onere mensile di oltre cento euro. 21 ottobre 2013 Rocco Boccadamo Lecce

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