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A proposito della vigliaccata sulle pensioni

Gentile Direttore, A proposito della vigliaccata (l’ultima della serie) della manovra governativa sulle pensioni di anzianità mi assilla una domanda a cui non sono in grado di rispondere. Se tutti dobbiamo fare sacrifici, il modo più equo non sarebbe imporre un balzello sulla base della dichiarazione dei redditi? Magari, poiché il 10% dei sudditi detiene il 45% della ricchezza nazionale, circoscrive l’imposizione fiscale a questi fortunati. La risposta che sorge spontanea alla mia domanda è l’ottusità. I ministri non sono soggetti al test per la valutazione del quoziente di intelligenza, tuttavia escludo che si tratti di una compagine in cui l’ottusità regna sovrana. Una delle categorie più colpite è quella dei pensionati del settore privato che per una vita lavorativa hanno subito il prelievo forzato di un terzo dello stipendio con la promessa di una pensione la cui consistenza sembra ora franare sotto i piedi. Sì, perché l’iniquità della manovra non si ferma ai prossimi tre anni, ma si ripercuote per tutta la vita secondo la legge dell’interesse composto. Per fare un esempio illuminante, il suddito pensionato con assegno mensile netto di 2000 euro, considerando un tasso di adeguamento al costo della vita costante, pari al 3%, in dieci anni subirà una perdita che si aggira sui 23.000 euro. E se aggiungiamo la batosta del precedente governo Monti, la perdita totale del nostro suddito ammonterà a 44.000 euro. L’impressione è che il regime intenda fare man bassa delle pensioni, leggasi pensioni medio basse, perché le pensioni d’oro sono intoccabili. Fulgido esempio di democrazia. Con viva cordialità. Vito

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