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L'INEFFICENZA DEI DIRIGENTI DEL COMUNE DI PALERMO E DELLA SINDACATURA ORLANDO

EGR DIRETTORE SI SEGNALA QUANTO SEGUE: Se il funzionario pubblico autorizza il disservizio La piscina comunale resta chiusa perché un dipendente si assenta per un lutto. E nessuno batte ciglio. Guai a discutere quando c’è di mezzo un morto. E infatti pur di non discutere, è passata quasi sotto traccia una notizia che, in altri ambiti, avrebbe suscitato cori di indignazione e magari qualche provvedimento disciplinare. Domenica scorsa la piscina comunale di Palermo, cioè una struttura pubblica finanziata con fondi pubblici da sempre parcheggio di nullafacenti Gesip, è rimasta chiusa a causa del lutto che ha colpito uno dei dipendenti. Chiusura autorizzata, con tanto di cartello, da un’apposita dirigente comunale. Ora, innanzitutto sarebbe interessante andare a vagliare l’effettiva differenza che passa tra una dirigente e una passacarte, cioè tra una professionista che deve mettere in campo esperienza, padronanza del diritto, capacità decisionale, e una impiegatucola che prende atto di qualcosa solo per inchinarsi al far nulla e godere di un inopinato scarico della responsabilità. A che serve una funzionaria che non sa correre ai ripari, che non trova soluzioni? Rispondo io, da cittadino: a niente. E spero che il Comune dia la sua versione. Non esiste contratto di lavoro al mondo che preveda la chiusura di una struttura pubblica per motivi strettamente privati, se non in casi di eccezionale gravità. E non importa che in fondo si tratti solo di una piscina, perché è la mentalità quella dalla quale occorre marcare la distanza. Oggi è la piscina, domani sarà un qualunque ufficio comunale. Ciò che è di tutti è di nessuno, perché così vanno le cose nei posti più incivili del mondo. Tra i quali, rassegniamoci, c’è Palermo.

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