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"per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare?”

Caro Direttore, Le scrivo per chiederle una cosa, anzi non solo una. A dire la verità non so bene da dove iniziare, ma inizio lo stesso. Sono una ragazza di 23 anni, a Dicembre dell’anno scorso ho conseguito la laurea triennale in Economia, poi ho deciso di fermarmi. Ho voluto fermarmi perché non sentivo che quella era la mia strada, non ero entusiasta di quel viaggio. Come camminare in una città e non sentirsi parte di quella città, come attraversare il mondo sempre a testa bassa e non accorgersi di quello che si ha intorno, come guardare un film senza vederlo. Allora mi sono detta: “ora mi fermo e provo a capire dove devo andare”, perché a volte è necessario fermarsi, a volte non ha senso continuare ad andare avanti senza capire dove si sta andando. Qualsiasi viaggio, prima o poi, prevede una sosta. Non mi sono detta solo questo, ho aggiunto: “mi fermo e lavoro”. Fermarsi è stato semplice, non richiedeva chissà quali difficoltà. Bastava smettere di fare quello che si stava facendo. La seconda parte, invece, se non difficile, direi quasi impossibile. Allora il compito di capire “ da che parte bisogna andare”, è diventato sempre più arduo. Perché come si fa a capire cosa si vuole, se non si ha mai l’opportunità di provarci? Di sperimentare? Di toccare con mano? Perché la vita, la vita vera, non la capisci all’università. L’università è come un telescopio, uno strumento di analisi, ma c’è sempre quella lente a separare. C’è sempre quella barriera di confine tra due mondi: protetto (universitario) e sconfinato (reale). E quando esci fuori, quando vai dall’altra parte della lente, ti ritrovi catapultato nel mondo reale. Solo che il mondo reale, non sempre ti accoglie come vorresti, come ti immaginavi, spesso non ti accoglie proprio. Direttore, ora sono ritornata a guardare il mondo da quel telescopio , questa volta però da un posto diverso. Non più quello dell’economia, dove non riuscivo a trovare niente di curioso, stimolante. Questa volta, ho scelto di proseguire seguendo una nuova strada, il cartello indica: comunicazione professionale e multimediale. Ho letto quel cartello, e questa volta, mi sono detta: “forse, se vado qui non mi perdo”. Ho seguito questa indicazione, perché, la verità è che mi piacerebbe fare la giornalista. Mi piacerebbe scrivere. Direttore, una delle cose che volevo proprio chiederle è: faccio bene a scegliere questo percorso, se la destinazione finale è quella del giornalismo? Sono tanti i dubbi, sono tanti i punti di domanda, ma dove si trovano le risposte? Direttore, non so dirle se sono brava a scrivere, non riesco a dirle se ho un talento per la scrittura. Mi piacerebbe molto affermarlo. L’unica cosa che mi sento di dirle, anche se sembrerà banale, è che mi piace. Oggi diciamo e mettiamo sempre “mi piace” su facebook, sarebbe bello se ci fosse un nuovo tasto: “ ci provo”, “ ci tento”, “lo voglio”. Un tasto che una volto premuto, non abbia i suoi effetti solo sul social network, ma anche nella vita. Nella vita di tutti i giorni, da quando ci alziamo la mattina e poi ritorniamo a stenderci la sera. Oggi per noi giovani è così difficile, ma le difficoltà ci sono sempre state, anche per i giovani di ieri, ma forse il modo per superarle ieri, non è lo stesso per superarle oggi. Direttore, cosa è necessario oggi per vedere un domani? La prego, non mi dica anche Lei : “ Le faremo sapere…” ( che poi, in quei casi, quello che c’è da sapere è sempre la stessa cosa), con ironia e fiducia, Sara Notaroberto (penna che vola). Ps: mentre le scrivevo, mi è venuta in mente quella famosa scena del film “ La Malafemmina”, quando Totò e Peppino si trovano in Piazza Duomo, fermano il vigile e dicono: “noi vogliamo sapere, per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare?”. Mi sento un po’ come loro, non so se Lei assomigli al vigile.

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