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Bossi-Fini: spesso chi la critica non sa di che parla

Caro direttore, la Bossi-Fini non punisce i soccorritori dei profughi a rischio naufragio nel Mediterraneo, ma c’è qualcuno che, o per ignoranza o per malafede, continua a credere il contrario. Il Parlamento Europeo ha approvato mercoledì 23 ottobre una risoluzione bipartisan sui flussi di migranti nel Mediterraneo dopo la tragedia di Lampedusa in cui si chiede tra l’altro di «modificare o rivedere eventuali normative che infliggono sanzioni a chi presta assistenza in mare», un implicito riferimento alla legge Bossi-Fini. Tant’è che la maggior parte dei media ha titolato: 'Parlamento Europeo, «rivedere o modificare leggi che puniscono chi soccorre i migranti». Bruxelles attacca implicitamente la Bossi-Fini'. Si è, infatti, diffusa l'erronea convinzione che coloro i quali, da civili, prestano soccorso ai migranti in difficoltà, per ciò solo verrebbero sottoposti ad indagini quali favoreggiatori dell'immigrazione clandestina, reato previsto e punito dall’art. 12 del decreto legislativo n. 286/98. In realtà, nessuna Procura ha mai ipotizzato di sottoporre ad indagini chi ha prestato, da civile, soccorsi ai migranti. Né mai nessuno è stato processato per queste ragioni. Il testo del comma 2 del citato art. 12, al riguardo, non si presta ad alcuna interpretazione di segno diverso : "Fermo restando quanto previsto dall'art. 54 del codice penale, non costituiscono reato le attività di soccorso e assistenza umanitaria prestate in Italia nei confronti degli stranieri in condizioni di bisogno comunque presenti nel territorio dello Stato". Evidentemente, sulla Bossi – Fini, c’è troppa gente che parla e scrive, senza sapere bene di che cosa parla e di che cosa scrive. Con viva cordialità. Montelparo (Fermo), 23 ottobre 2013 Giovanni Marziali

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