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ECONOMIA E DEMOGRAFIA: UNA GESTIONE DA CEREBROLESI

Stiamo facendo i conti senza l'oste. I nostri economisti applicano a vanvera ricette astratte, a prescindere dall'oggetto a cui si applicano, nella fattispecie la società italiana, composta prevalentemente di anziani, badanti e rifugiati politici da mantenere a decine di migliaia. L'oste è dunque rappresentato dall'età anagrafica degli Italiani: il pensionato non contribuisce al p.i.l. come chi pensionato non è. A sentire i nostri politici, sembra che l'economia possa prescindere totalmente dalla demografia. Io penso l'esatto opposto. L'Italia è sempre più un Paese di pensionati che, in assenza di alcun cambiamento teso a contrastare l'invecchiamento della popolazione (quale un aumento della natalità, che attualmente è a livelli da incubo), potrebbero ritrovarsi in un futuro non lontano a percepire una pensione miserabile o magari perderla del tutto. Infatti, prima o poi, non ci sarà più chi riuscirà a pagargliela. Tengo a sottolineare che questo della pensione è solo un banale esempio, dal momento che la denatalità si porta appresso numerosi altri e più importanti problemi. Non ci tengo a fare l'allarmista o il pessimista a oltranza, ma, come ribadisco, mi sembra che l'analisi dei politici nostrani si concentri su alcuni aspetti trascurandone totalmente altri. Nella categoria "altri" sono compresi i fattori demografici. La situazione italiana a questo riguardo è pressoché disperata. Mancano i giovani a causa di una denatalità che non ha pari in nessun Paese del mondo. Ma tutto tace. I politici tacciono rigorosamente. Per loro il problema non esiste. Si tratta di una gestione da cerebrolesi, che darà i suoi frutti conseguenti. Quando cominceremo a metterlo a fuoco e a proporre un qualche rimedio, anche limitato, ossia anche al semplice scopo di far ripartire l'economia? Con i più cordiali saluti.

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