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le strane coincidenze delle truffe che conducono alla Ong.

Non ho la pretesa di sostituirmi ai giornalisti, lo dico subito, ma da quando mi sono imbattuto in Ottavio Tozzo e aver visto con quale leggerezza e naturalezza raccontasse delle balle, beh, allora ho cominciato a cercare informazioni sulla ONG che ha presieduto dal 2001 al 2010. Ho scritto della truffa dell'autocostruzione che è stata definita tale da persone ben più autorevoli di me. Raccogliendo questo materiale ho contribuito affinchè venisse presentata, l'8 ottobre scorso, una interrogazione parlamentare. Testo dell'interrogazione Atto n. 4-00961 Pubblicato il 8 ottobre 2013, nella seduta n. 119 Firmatari: BULGARELLI, PUGLIA, SIMEONI, GAETTI, BERTOROTTA, SCIBONA, BENCINI, MANGILI, MOLINARI, CIOFFI, GIARRUSSO, MUSSINI, FATTORI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, delle pari opportunità e politiche giovanili, degli esteri, degli affari regionali e delle autonomie locali. Premesso che: Alisei è un'organizzazione non governativa (Ong) in possesso dell'idoneità alla gestione di progetti di cooperazione nata nel 1998 dalla fusione di Nuova frontiera Milano e Cidis onlus(organizzazione non lucrativa di utilità sociale) di Perugia; nel 2002 Alisei Ong attiva un progetto di edilizia sociale, in modalità di autocostruzione assistita, denominato "Un tetto per tutti", con lo scopo di offrire una soluzione all'emergenza abitativa a giovani famiglie italiane e straniere con scarse risorse economiche; con il termine autocostruzione ci si riferisce ad un'iniziativa di edilizia in cui l'abitazione viene costruita attraverso il lavoro dei futuri proprietari, uomini e donne che non necessariamente hanno esperienza nel campo edile, che durante il tempo libero, dopo il lavoro, nei fine settimana e durante le ferie, si ritrovano in cantiere al fine di costruire la casa con le proprie mani, contrapponendo alla scarsa disponibilità di risorse economiche la propria capacità costruttiva e il proprio tempo libero; il termine "assistita" invece rimanda alla presenza di un'organizzazione permanente che ha il compito di sovrintendere al progetto e di assicurare la corretta attuazione del processo costruttivo; Alisei, forte di una esperienza in questo settore maturata durante un progetto finanziato da Echo (European community humanitarian office) a Sarayevo nel 2001, si propone agli enti pubblici quale soggetto gestore e attuatore del progetto; l'associazione si impegna formalmente con il Comune interessato al progetto a mettere a disposizione la propria struttura tecnica e le proprie esperienze e conoscenze nel settore al fine di offrire al programma una solida regia e direzione edilizia, nel pieno rispetto delle norme di sicurezza, ad assicurare il supporto tecnico per la direzione dei lavori, firmando protocolli d'intesa con il sindaco; Alisei, di propria iniziativa e senza alcuna gara pubblica, delega la conduzione del cantiere a società a responsabilità limitata che sono definite da essa stessa "filiazioni con personalità giuridica dell'Ong; tra il 2002 ed il 2007 vengono avviati 17 cantieri in 5 regioni d'Italia, per complessive 250 abitazioni circa, di cui ad oggi solo 4-5 sono state completate; all'avvio di ogni cantiere Alisei si farebbe corrispondere il 50 per cento del costo dell'intero progetto, cosa, a giudizio degli interroganti, singolare se non illecita; lo stato di avanzamento dei lavori, a quanto risulta agli interroganti, verrebbe artificiosamente gonfiato al fine di permettere all'organizzazione di farsi corrispondere dalla banca più del dovuto; tutte le società a responsabilità limitata, coinvolte nei progetti e che sono fallite nel 2010 sminuendo di fatto anche il progetto, avevano come rappresentante legale l'allora presidente di Alisei; non sono state promosse indagini o presi provvedimenti dalle autorità nei confronti dei responsabili, che potrebbero aver commesso atti che, a parere degli interroganti, appaiono come una truffa perpetrata nei confronti di circa 200 famiglie e che non può essere derubricata ad un semplice fallimento del progetto; considerando che, a quanto risulta agli interroganti, la stessa Alisei ha subito, nel corso degli anni: un fermo amministrativo di 400.000 euro da parte del Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri, il 5 ottobre 2006, per la mancata consegna di un progetto di ricostruzione in Sri Lanka a seguito dello tsunami che ha colpito la zona del sud-est asiatico il 26 dicembre 2004 ed il recupero del finanziamento già erogato da parte della cooperazione italiana allo sviluppo non è mai avvenuto; a seguito di un'indagine avviata dall'ufficio per la lotta anti frode (OLAF), culminata con una serie di ispezioni nei locali della sede di Milano e della successiva verifica contabile da parte di EUROPAID (Ufficio di cooperazione della comunità europea) nel luglio 2006, Alisei è stata condannata in via definitiva, con ordinanza dell'8 febbraio 2010, dal tribunale della Comunità europea (quinta sezione) al risarcimento di 4.750.000 euro relativo a somme indebitamente percepite nell'ambito di progetti finanziati dal Fondo europeo di sviluppo (FES); la revoca definitiva del contributo, da parte del Comitato direzionale per la cooperazione allo sviluppo, per il progetto di Alisei in Etiopia a favore dei bambini di Awasa e il recupero coattivo di 188.000 euro, quale prima rata già erogata, poiché l'iniziativa non risulta essere mai stata avviata, con delibera n. 85 del 8 maggio 2013; la revoca del contributo, del Comitato direzionale per la cooperazione allo sviluppo, per il progetto di Alisei in Bolivia di fornitura di energia idraulica rinnovabile attraverso micro centrali elettriche e il recupero coattivo di 280.000 euro, quale prima rata già erogata, perché a seguito di una missione di monitoraggio sono emerse gravi criticità, tra cui il mancato invio dei fondi in loco da parte della citata Ong, con delibera n. 86 dell'8 maggio 2013; il 10 ottobre 2012 il quotidiano "Corriere della Sera" dedica un'inchiesta ad un caso controverso che riguarda Alisei; si legge infatti: «Ravenna - 14 famiglie lasciate senza casa. Un buco con Banca etica di 400.000 euro (senza contare i precedenti 600.000 euro elargiti), fornitori non pagati e un cantiere arrivato quasi a metà che, nell'abbandono più totale, sta cadendo a pezzi. E stiamo parlando solo di un cantiere (nemmeno tra i più grossi) dei tanti che hanno subito una sorte analoga, dopo che l'Alisei Autocostruzioni Srl, prima di svanire nel nulla, ha dichiarato bancarotta nel 2010. La Ong e la coincidenza - Il tutto è accaduto e accade nel terzo settore, in cui una Ong, utilizzando il disperato bisogno della gente di avere una casa e delle falle del sistema, cambia a piacimento ragione sociale (da Srl a cooperativa) per poi dire tranquillamente in un'intervista telefonica che "Alisei ong non ha nessuna responsabilità né rapporti con Alisei Srl e non ha mai trattato questo argomento in Italia". Nessun indagato, nessun procedimento in corso, eppure una strana coincidenza balza agli occhi: il presidente di Alisei autocostruzioni Srl, Ottavio Tozzo, è stato presidente fino a tre anni fa dell'Alisei ong, organizzazione che opera in Italia e nel mondo intero e che ora nega di avere avuto a che fare con le autocostruzioni in Italia. Una storia intricata - Una macchia e una storia per il mondo delle organizzazioni non governative che corre di bocca in bocca tra le migliaia di volontari che ogni anno mettono a disposizione idee e lavoro in cerca di un mondo più solidale. Questa storia del cantiere di Filetto a Ravenna è una delle tante realtà che Alisei ha lasciato a metà. "Quello che stiamo tentando di cercare di capire è se tra l'Alisei Ong, con cui abbiamo trattato e Alisei Srl siano esistiti trasferimenti di denaro". A parlare non è un magistrato ma il presidente di Banca Etica Ugo Biggeri che insieme alla cooperativa "mani unite" (i futuri abitanti delle case) e al Comune di Ravenna, sono la parte lesa in questa intricata storia. Il sistema - Un sistema ben oliato quello usato da Ottavio Tozzo - bella presenza, belle idee e linguaggio forbito - per ottenere finanziamenti che finiranno ovunque tranne che nei cantieri. "Sono furibondo!" sono le prime parole che scandisce Fabrizio Matteucci, sindaco di Ravenna entrando con le telecamere nel suo ufficio. "Alisei doveva costruire ben tre nuclei di abitazioni; il primo lo ha finito, il secondo lo abbiamo dovuto finire noi con 200.000 euro della regione e il terzo, quello di Filetto, completamente abbandonato è davvero un disastro" dice il sindaco che si scalda aggiungendo di non escludere che il Comune di Ravenna si costituisca parte civile in un eventuale causa contro l'Alisei. Stessa sorte è toccata a molti altri cantieri disseminati tra nord e sud: in Lombardia i cantieri sono ben cinque e a finanziarli, e finirli dopo che l'Alisei si è data alla fuga, è toccato all'Aler. L'autocostruzione è uno dei sistemi più nobili per dare una casa a prezzi economici a quelli che non se la possono permettere. I finanziatori di Alisei vanno dalle Nazioni Unite alla Comunità europea, da imprese private a quelle pubbliche. Un fiume di soldi difficile da quantificare, specie quando le società continuano a cambiare o a fallire. La matassa - Stefano Bentini e Matteo Mattioli - due dei 14 autocostruttori rimasti senza casa - non si sono rassegnati e da più di tre mesi vivono all'interno di quelle che dovevano essere le loro abitazioni. Senza luce, finestre, pavimenti continuano a tenere duro e nel frattempo mettersi in rete tra tutti coloro che in giro per l'Italia sono stati ingannati dalla Alisei Srl di Ottavio Tozzo per iniziare una causa che permetterebbe alla Guardia di finanza di districare questa vera e propria matassa di società che in qualche punto portano dritto alla Alisei ong con sede a Milano»; nell'intervista del "Corriere" Alisei respinge le accuse e esclude ogni coinvolgimento, mentre diversa è la testimonianza del presidente di banca Etica che ritiene di aver sempre trattato con l'Ong per il finanziamento dei progetti; risulta gli interroganti che Alisei Ong ha avviato due ulteriori progetti di autocostruzione a Villaricca e a Piedimonte Matese in Campania; considerato inoltre che la legge 26 febbraio 1987, n. 49, recante "Nuova disciplina della cooperazione dell'Italia con i Paesi in via di sviluppo", prevede la possibilità di destinare risorse a progetti presentati da imprese italiane destinati a realizzare interventi nei Paesi in via di sviluppo finalizzati a combattere le diseguaglianze, l'esclusione sociale e la povertà, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto; se non ritengano, nell'ambito delle proprie competenze, verificare l'esistenza di progetti in corso d'attuazione promossi da Alisei Ong in Campania, il reale coinvolgimento e grado di responsabilità della Alisei nel fallimentare progetto di autocostruzione e quali misure intendano adottare al fine di arginare un fenomeno che rischia di screditare l'operato del mondo delle organizzazioni non governative; se il Ministro degli affari esteri non ritenga che siano venuti meno i criteri relativi al riconoscimento dell'idoneità di Alisei Ong alla gestione dei progetti di cooperazione così come stabilito dalla legge n. 49 del 1987.

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