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DAI "BANCHIERI MERCENARI", AL CASO FONDIARIA - SIA, LIGRESTI, PELUSO E MINISTRO CANCELLIERI

Senza alcun cappello o ombra lunga da veggente, ma soltanto in veste di comune osservatore di strada, ai primi di maggio 2011, ossia in tempi non sospetti rispetto ai fatti di cronaca attuale, ebbi a scrivere le seguenti note: Banchieri o mercenari? Dal "Corriere della Sera" del 3 maggio: il banchiere Peluso alla Fondiaria - Sai, come direttore generale. Una notizia apparentemente minuta, inosservata da parte dei più, ma che, in realtà, è sintomatica, l’ultima punta d’iceberg su taluni andazzi e malvezzi in vigore nel nostro Paese. Qualche dettaglio sul personaggio agli onori della cronaca richiamata. Quarantatre anni, romano, laurea alla Bocconi, curriculum d’incarichi estremamente dinamico: 1992/1994 Arthur Andersen, 1994/1998 Mediobanca, 1998/2002 Credit Suisse, 2002/2005 Mediocredito Centrale, 2005/2007 Capitalia, 2007/2011 Unicredit Group, maggio/2011 Fondiaria – Sai. Non v’è dubbio, ciascuno è libero di giocarsi i propri numeri e di saltare qua e là come un canguro, di spogliarsi completamente dell’abito tradizionale che si chiama "spirito e attaccamento aziendale", di buttare alle ortiche il credo e il rispetto nei confronti di valori oggettivi, che esulino e prescindano dallo stretto personale tornaconto. C’erano una volta i "banchieri illuminati" che operavano e crescevano in un’azienda per l’intera vita, c’erano, più in generale, i "capitani e manager d’impresa", altrettanto legati a una ragione sociale e alla gente che vi lavorava. E’ vero, da sempre, c’erano, e ci sono, anche i cosiddetti mercenari, ossia quelli che "pensano soltanto o soprattutto ai vantaggi economici". Con l’avvento del terzo millennio, le prime due categorie anzidette sono sparite, si sono sciolte alla stregua di neve al sole; la terza, al contrario, sembra essere letteralmente esplosa, in tutti i campi. Mercenari, dunque, i soldati, provenienti da altre nazioni, che, per il soldo, combattono a fianco di dittatori. Mercenari, i parlamentari che passano da un partito all’altro, dietro la promessa di ambite poltrone e mercenari, perché no, i banchieri che traslocano senza pensarci su. Il fatto è, nel caso di questi ultimi, che lo spostarsi presuppone due importanti aspetti e vantaggi: incamerare dall’azienda che si lascia la liquidazione o indennità di fine rapporto e trovarsi, da un giorno all’altro, con una busta paga più ricca, anzi sontuosa. E però, va ricordato, vige la libertà individuale, rispettabile anche quando attiene ad azioni e comportamenti non ritenuti condivisibili. Si è letto, limitandosi ai tempi recenti, delle faraoniche liquidazioni intascate dai banchieri Profumo e Geronzi, decine di milioni pro capite; si conoscono, ormai a menadito, gli elevatissimi emolumenti ordinari – sempre nell’ordine di milioni – riconosciuti non solo ad una folta schiera di super manager, ma finanche ad un’ancor più numeroso esercito di semplici manager. Come minimo, al fondo della classifica, svariate centinaia di migliaia d’euro. Orbene, perché uno Stato come il nostro, ottava potenza mondiale, ma, nello stesso tempo, ahinoi, al quarto posto sul pianeta per entità di debito pubblico, deve essere così miope e iniquo da tassare vere e proprie fortune con l’aliquota del 43%, la stessa che si applica ai redditi superiori a 75.000 euro? Ci vorrebbe davvero poco per ovviare a ciò, sarebbe sufficiente rettificare drasticamente, al più presto, le attuali aliquote Irpef e i correlati scaglioni di reddito: ad esempio, per avere imposte effettivamente progressive, oltre 200.000 euro, far pagare non il 43%, bensì il 50%, oltre 500.000 euro il 55% e oltre 1.000.000 d’euro il 60%. 5 maggio 2011 Rocco Boccadamo, rocco_b@alice.it Ignoravo completamente, allora, che il Peluso fosse figlio del Ministro Cancellieri, né potevo immaginare che, nel giro di poco più d’un biennio, il predetto manager avrebbe ulteriormente cambiato casacca. Invece, oggi, è troppo facile e scontato che, alle prebende dei già citati "banchieri mercenari" Profumo e Geronzi, si debba aggiungere la faraonica e scandalosa buonuscita - chi parla di 3,5 milioni d’euro, chi di 5 milioni – incamerata dal medesimo Peluso nel far le valigie da Fondiaria – Sai a Telecom. A prescindere da eventuali colpe o responsabilità addebitabili al Guardasigilli in carica - al riguardo, ci saranno le opportune e si spera obiettive valutazioni per opera dei pertinenti organismi - da parte mia, in questa sede, mi limito a confermare le considerazioni in tema di costume e soprattutto di prelievo fiscale esposte fra le righe del maggio 2011. 4 novembre 2013 Rocco Boccadamo Lecce

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