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IL "MATTARELLUM" E' UNA PORCATA

A sinistra molti sarebbero tentati di abolire la vigente legge elettorale per tornare a quella precedente. Peccato che quella precedente si chiami "Mattarellum" e sia una porcata ancora peggiore, se possibile, dell'attuale "Porcellum". Se si vuol fare una cosa fatta bene, bisogna abolirle entrambe, ritornando allo status quo ante, cioè alla legge elettorale in vigore durante la tanto ingiustamente vituperata "Prima Repubblica" e archiviando così definitivamente le pessime e rovinose leggi confezionate in epoca successiva. Il vecchio e onesto proporzionale è l'unico sistema che evita lo schieramento coatto in guelfi e ghibellini che ha contribuito in questi ultimi vent'anni a disgregare l'Italia, riducendola come oggi la vediamo. Il "Mattarellum", la prima legge elettorale entrata in vigore nell'epoca "post tangentopoli", prevedeva l'elezione di tre quarti dei parlamentari attraverso un meccanismo di tipo maggioritario uninominale. Esso diede luogo a una proliferazione abnorme, mai vista in precedenza, di partiti di ogni sorta, compresi quelli dei pescatori, dei cacciatori, dei pensionati, delle casalinghe, dei "verdi" che stanno di qua e dei "verdi" che stanno di là, degli autonomisti e degli indipendentisti, nonché dei vari partiti civetta creati ad arte per stornare voti all'una o all'altra coalizione e di quant'altro ancora. Con il precedente modello proporzionale i partiti che avevano accesso al Parlamento erano invece al massimo una decina. L'accorpamento di tutti i partiti in due partiti soli, sull'esempio del modello inglese o statunitense, sarebbe d'altra parte un rimedio di gran lunga peggiore del male, poiché impedirebbe ai movimenti di opinione di potersi sottoporre al giudizio degli elettori, qualora ravvisassero priorità diverse da quelle proposte dai direttivi dei due partiti "unici", la cui linea politica potrebbe essere tranquillamente stabilita dall'alto, ossia dalle segreterie e dai gruppi di potere, e risultare del tutto impermeabile alle istanze presentate dal basso, cioè dalla società civile, la cui capacità di esprimersi politicamente verrebbe così drasticamente ridotta. Non è un caso che dove vige il maggioritario secco, come appunto negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, la partecipazione al voto elettorale è drasticamente (e patologicamente) ridotta e i petrolieri (o altri provvisti di pecunia) hanno sempre molta voce in capitolo. Alcuni illustri politologi statunitensi denunciano peraltro i gravi limiti di tale sistema, che, pur consentendo la governabilità, riduce ai minimi termini la rappresentanza: esso garantirebbe solo una "democrazia minima", ridotta all'osso. Con una bussola che segna solo due direzioni, Nord e Sud, il marinaio-elettore potrà esprimere in modo assai grossolano la direzione che vorrebbe prendere, essendo la sua rosa dei venti monca e priva dei riferimenti necessari. E' possibile che qualcuno voglia indicare il Nord-Est o il Sud-Ovest, piuttosto che semplicemente il Nord e il Sud. Con una possibilità di scelta così ridotta, il discorso politico è destinato a essere necessariamente più rudimentale. Un pittore che avesse a disposizione solo due colori non potrebbe esprimersi allo stesso modo che se avesse a disposizione una ben più ricca tavolozza. Un sistema di tipo maggioritario uninominale, anche non necessariamente di tipo bipolare, presenta inoltre un difetto a mio parere non del tutto trascurabile, che è quello di cancellare voti per moltiplicarne altri. Mi riferisco al fatto che nel singolo collegio elettorale risulta eletto chi ottiene più voti e i voti espressi per i candidati non eletti vengono di fatto annullati (questo in un sistema di tipo maggioritario "secco": in realtà con la precedente legge elettorale, il "Mattarellum", si procedeva a un parziale recupero proporzionale di questi voti). Nel singolo collegio elettorale vigeva un meccanismo del tipo "lascia o raddoppia", secondo cui, come direbbero gli inglesi, "the winner takes it all", ovvero il vincitore si prende tutto, come nel gioco del poker, e non lascia niente agli altri: quasi la metà dei voti può essere così cancellata. Con un meccanismo di questo tipo in Lombardia con il 55% circa dei voti espressi nel 2001 il Centrodestra vinse nel 100% dei collegi, ottenendo 180 parlamentari su 180. Una cosa analoga avvenne in Sicilia e l'esatto opposto, con tutti i parlamentari assegnati al Centrosinistra, si verificò in Emilia-Romagna. Questo meccanismo elettorale, a fronte di questi aspetti, che non mi sembra si debbano considerare dei pregi, non è di per sé certamente sufficiente a garantire la governabilità, come dimostrato dai fatti: il primo governo Prodi non durò per l'intera legislatura e dovette cedere il testimone al governo D'Alema. L'unico vero collante era, ed è tuttora, il sincero attaccamento alle poltrone ministeriali e parlamentari, che impediva, e tuttora impedisce, che i governi si sciolgano ad ogni pie' sospinto. Credo che se invece fosse previsto l'automatico ricorso alle urne in caso di scioglimento del governo, quest'ultimo avrebbe formidabili probabilità di durare per tutti e cinque gli anni di legislatura: questa clausola non ha però nulla a che vedere con il tipo di sistema elettorale utilizzato, essendo perfettamente compatibile con qualunque sistema, dal maggioritario secco al proporzionale puro. La clausola andrebbe inscindibilmente associata a rigorose norme "antiribaltone" e pure "antiribaltino", finora inesistenti, che impediscano che il governo voluto dagli elettori cambi connotati strada facendo. Concordo sul fatto che l'attuale legge elettorale, il "Porcellum", vada rottamata. A mio avviso, tuttavia, il suo difetto non sta nell'impianto proporzionale, che anzi garantirebbe che tutti i cittadini siano rappresentati in ugual misura, senza le deformazioni artificiali proprie del maggioritario. Il difetto sta invece nello spropositato premio di maggioranza, che vanifica di fatto l'impianto proporzionale, facendo sì che una maggioranza relativa diventi grazie ad esso una maggioranza del 55%, ovvero una maggioranza assoluta in termini di seggi parlamentari, e ciò a prescindere dalla sua entità, cioè dal suo valore assoluto. Se cioè si verificasse il caso, pur ipotetico e improbabile, di una maggioranza relativa che avesse conseguito il 5% dei voti, o anche l'1%, essa diventerebbe ipso facto maggioranza assoluta con 340 deputati sul totale di 630 alla Camera. Non è infatti prevista nel "Porcellum" una soglia al di sotto della quale il premio non venga assegnato. Altra pecca madornale è rappresentata dalla clamorosa mancanza delle preferenze, che stride palesemente con il modello proporzionale, cui dovrebbe essere estraneo qualsiasi tipo di blindatura (nel maggioritario uninominale la blindatura è invece intrinseca al sistema, dal momento che il candidato è unico e l'elettore non può permettersi scelte diverse). Se per le elezioni politiche si adottasse un modello analogo a quello già in uso per l'elezione dei Governi regionali o del Parlamento europeo, si risolverebbe il problema delle preferenze, avendo oltretutto il vantaggio di un sistema unico su tutti e tre i livelli. Meglio comunque rimediare all'incompiutezza dell’attuale legge che tornare a un sistema elettorale gestito dalle oligarchie e non dai cittadini quale è il maggioritario uninominale, con o senza la farsa delle elezioni primarie. Il maggioritario è un "dejà vu": è infatti il più vecchio e usato sistema elettorale che l'Italia abbia avuto, essendo stato in vigore per più di settant'anni dal 1848 (regno di Sardegna e poi d'Italia) fino al 1919. Nei Paesi anglosassoni è entrato in uso ancora prima e pare che l'idea da cui è nato sia stata ispirata dalle regole inerenti le scommesse sulle corse dei cavalli. E' un sistema che intende l'esercizio democratico del voto come un "testa o croce". Credo sia stata buona cosa metterlo in soffitta. Con i più cordiali saluti.

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