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Selvaggia: la madre non ha il monopolio educativo del figli

Caro Belpietro, leggo l'articolo della Lucarelli di Libero sul film di Zalone e vivendo in prima persona il "dramma" (soprattutto per i bambini) mi chiedo se tutti i convincimenti sui bambini della Lucarelli siano da rappresentare come lo sono stati: un dogma. "ai bambini si dice" "ai bambini non si dice" "ai bambini bisogna raccontare" o "non bisogna fare vedere", sono uno dei modi di leggere il mondo: quello della madre che molte volte ha fatto prevalere l'egoismo e il proprio interesse sull'interesse dei bambini essendo il motore della separazione, salvo poi rappresentare ai figli un mondo inesistente, falso e tanto lontano ralla vita reale e dai sentimenti veri da creare negli stessi bambini dissonanze incredibili quando si renderanno conto che le rappresentazioni (della madre) sono solo farsa nel tentativo di proteggere un bambino da una situazione molte volte generata da lei stessa. Io che non ho visto il film di Zalone perché sono stato ridotto dalla mia ex moglie proprio come il protagonista che Zalone interpreta sono convinto che nelle separazioni la versione femminile della madre sia molto (troppo) rappresentata (tanto ai figli quanto alla collettività) e molte volte sia non sbagliata ma diversa da quella del padre che però perde la possibilità di rappresentarla ai figli che crescono ascoltando solo "la versione della mamma". Con tutto ciò io penso che rappresentare ipocritamente il mondo ai bambini non li tranquillizzi e non faccia loro sembrare loro bello quello che non lo è. Li mette solo a disagio essendo perfettamente in grado di comprendere quanto loro è capitato nella separazione. Sono molto più preoccupato che ai minori si faccia passare per naturale un film sull'omosessualità (che naturale non è nonostante quanto ci continuano a ripetere) piuttosto che un film che mette in evidenza problemi e sentimenti di una quotidianità quasi impossibile (per il genitore che non vede i bambini) e che i bambini (di genitori separati) perfettamente conoscono sulla loro pelle, magari facendoci una risata sopra (l'autoironia anche nelle tragedie aiuta). Parlarne però non fa male. Grazie Lucarelli (anche se non sono d'accordo con Te) e grazie Zalone. Rocco

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